| |  | | | SOTTOSCRIZIONE STRAORDINARIA PER IL MANIFESTO |  | | | Siamo indignati, costruiamo l'alternativa
Noi siamo indignati. Siamo indignati contro i governi europei, che stretti tra la crisi e le politiche liberiste e monetariste imposte dalla Bce e dall'Fmi, accettano di essere esautorati delle funzioni democratiche per diventare semplici amministratori dei tagli della spesa sociale, delle privatizzazioni, della precarizzazione del mondo del lavoro e della costruzione di opere faraoniche, incuranti dell'ambiente e delle popolazioni. Siamo indignati perché le classi dirigenti continuano a proporci l'austerity per le popolazioni, mentre le rendite e i privilegi della finanza, dei grandi possidenti e della politica rimangono intonse, quando non crescono. Siamo indignati in particolare contro il governo italiano, che ha deciso di rispondere alla crisi con una manovra i cui contenuti cambiano di ora in ora ma i cui pilastri restano sempre gli stessi: taglio ai servizi, privatizzazioni, attacco ai diritti dei lavoratori. Siamo indignati perché il governo ha deciso di abolire per decreto il diritto del lavoro, permettendo alle aziende di derogare ed eludere contratti e leggi, compreso l'art.18 dello Statuto dei lavoratrici e dei lavoratori, proseguendo sulla strada della cancellazione della libertà e della democrazia nei luoghi di lavoro. Siamo indignati perché in questo modo si elimina la democrazia nei luoghi del lavoro e si estende a tutti i lavoratori il ricatto della precarietà, e della clandestinità per i migranti, con cui negli ultimi due decenni si sono livellate verso il basso i diritti e le condizioni di vita di migliaia di giovani, esclusi dal sistema di welfare e da ogni orizzonte di emancipazione. Siamo indignati perché poco più di 2 mesi fa abbiamo votato, insieme alla maggioranza assoluta del popolo italiano, per la ripubblicizzazione dell'acqua e per le energie rinnovabili, e ora vediamo il nostro governo riproporre esattamente le vecchie ricette basate sulla svendita dei beni e su un modello di sviluppo energivoro. Siamo indignati perché si potrebbe fare altro; perché vorremmo uscire dalla crisi attraverso un grande processo di innovazione, attraverso la costruzione di un nuovo modello di sviluppo che colga la sfida della riconversione ecologica dell'economia e di uno sviluppo sociale partecipato, basato sulla centralità dei saperi e dell'innovazione. Invece il nostro governo continua a impoverire la scuola pubblica, l'università e la ricerca, ignorando i milioni di studenti, dottorandi, precari, ricercatori che si sono mobilitati negli scorsi mesi e preferendo ascoltare la voce delle rendite baronali e dei profitti aziendali. Siamo indignati perché i governi europei inseguono il dogma del pareggio di bilancio, cercando di far quadrare i conti della finanza, appesi come sono ai giudizi delle agenzie di rating o dei mercati di borsa, invece di fare i conti con le esigenze e i bisogni dei loro cittadini. Siamo indignati perché in questo modo non abbiamo più una reale sovranità democratica, che è affidata alle stesse élite finanziarie transnazionali che prima hanno generato la crisi, poi hanno chiesto di essere salvate dagli stati e ora vorrebbero far pagare il conto a noi, giustificando con lo stato di necessità dichiarato della crisi la privatizzazione della vita delle persone e della natura. Siamo indignati perché vediamo il serio rischio che a una vera alternativa al governo di Berlusconi e della Lega, si tenti di sostituire un'alternanza, fatta delle stesse politiche con maggioranze diverse, perché tutto cambi senza che in realtà nulla cambi. E allora sappiamo che siamo indignati, ma indignarsi non basta. Il cambiamento non arriverà da sé. Ce l'hanno insegnato le vicende degli scorsi mesi: le grande battaglie per i saperi, le lotte dei lavoratori in difesa del contratto nazionale, i diritti e i beni comuni in Italia, le rivolte del Mediterraneo, ora la crescita di un sentimento di ribellione contro le manovre finanziarie insostenibili e tutto ciò che ci viene propinato in nome della crisi. Noi non ci limitiamo a indignarci, ma intendiamo darci da fare. Abbiamo in mente un mondo migliore del loro, e siamo pronti a mobilitarci per realizzarlo. Per il 15 ottobre in tanti stanno promuovendo appelli, discussioni pubbliche, verso la giornata internazionale United for global change. Noi crediamo sia necessario aprire una discussione pubblica nel paese, tra tutti coloro che si stanno prodigando sulla mobilitazione internazionale del 15, ma anche e soprattutto con tutti coloro che pagano sulla loro pelle quanto sta accadendo. Vorremmo, iniziando dalla giornata di sciopero generale del 6 settembre, cominciare una consultazione ampia e trasversale, che raggiunga realtà sociali e di lotta, forze politiche e sindacali, movimenti e singole persone, per far sì che quella giornata sia una grande mobilitazione di tutti per l'alternativa, condivisa e partecipata. Consultazione che vorremmo far proseguire con un'assemblea pubblica a Roma, sabato 24 settembre alle ore 10. Un'occasione importante per qualificare il profilo politico della manifestazione del 15 ottobre, ma anche per far incontrare le tante questioni sociali che nella crisi vivono la loro drammatizzazione. Connettere i fili della resistenza alla crisi, per immaginare e costruire un'alternativa politica e di sistema nell'assemblea del 24, con la manifestazione del 15 ottobre, pensando a queste scadenze come a un passaggio e non a un punto d'arrivo, con passione e spirito d'innovazione. Costruire tutti insieme una grande mobilitazione a Roma contro le politiche di austerity, significa immaginare e proporre per il nostro paese e per l'Europa un nuovo modello di sviluppo basato sulla democrazia reale, la giustizia sociale e la sostenibilità ambientale. Ugo Mattei, Guido Viale, Giulio Marcon, Luciano Gallino, Alessandro Ferretti, Gianni Ferrara, Francesco Garibaldo, Tiziano Rinaldini, Bruno Papignani, Andrea Amendola, Giorgio Molin, Michele De Palma, Laura Spezia, Loris Campetti, Angelo Mastrandrea, don Andrea Gallo, Nicola Mancini, Francesco Raparelli, Luca Cafagna, Mario Pianta, Isabella Pinto, Augusto Illuminati, Gianni Rinaldini, Luca Casarini, Stefano Bleggi, Monica Tiengo, Sergio Zulian, Alessandro Metz, Luca Tornatore, Giuseppe Caccia, Tommaso Cacciari, Michele Valentini, Marco Baravalle, Vilma Mazza, Nicola Grigion, Luca Bertolino, Gianni Boetto, Enrico Zulian, Sebastian Kohlsheen, Olol Jackson, Francesco Pavin, Marco Palma, Cinzia Bottene, Antonio Musella, Pietro Rinaldi, Andrea Morniroli, Egidio Giordano, Eleonora de Majo, Francesco Caruso, Gianmarco de Pieri, Manila Ricci, Daniele Codeluppi, Roberto Musacchio, Patrizia Sentinelli, Roberto Cipriano, Andrea Alzetta, Giovanna Cavallo, Ada Talarico, Massimo Torelli, Claudio Riccio, Luca Spadon, Mariano Di Palma, Francesco Sinopoli, Giuseppe De Marzo, Emiliano Viccaro, Daniele De Meo, Matteo Iade. Per aderire a questo appello scrivere a: 15ott2011@gmail.com
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Incontro "Restituire dignità e senso al lavoro" BOLOGNA- Venerdì 17 giugno, ore 10-14 presso Porta Galliera- piazza xx settembre- sede di Legambiente a cura del gruppo di riflessione " Lavoro, Bene Comune" della Officina delle idee di Rete@Sinistra.
Segue>> Clicca qui e leggi il documento |
| | |  rete@sinistra Associazione per la Sinistra di Imola IL LAVORO: DUE GIORNATE PROGRAMMATICHE Sabato 19 e Domenica 20
Febbraio 2011 - IMOLA Hotel Donatello - Centro congressi via Rossini 25 IMOLA vai al programma dell'iniziativa | 
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| | | APPELLO acqua pubblica, tre referendum e tutti a Roma Forum italiano movimenti per l'acqua Se il governo di Silvio Berlusconi pensava, con l'approvazione dell'articolo 15 del decreto Ronchi, di chiudere i giochi sulla privatizzazione dell'acqua, consegnando questo bene comune agli appetiti dei mercati e delle grandi multinazionali, si è sbagliato di grosso... vai all'appello www.acquabenecomune.org |
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L'appuntamento di Firenze 21-22 NOVEMBRE Casa del Popolo di San Bartolo a Cintoia, Via di San Bartolo a Cintoia, 95 |
...vai al sito  |

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|  | LA VERITÀ SU GENOVA di Giuliano Pisapia il manifesto 18.06.2010
Lentamente, ma inesorabilmente, sta emergendo, anche a livello giudiziario, la verità su quelle giornate di «macelleria cilena» nelle quali sono stati massacrati, nel luglio 2001, non solo corpi, ma anche anime, speranze e utopie. Giornate che non si possono, e non si debbono dimenticare, finché, su quanto accaduto in quelle giornate buie per la nostra democrazia, non sarà fatta verità e giustizia...
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Un Referendum contro il "pareggio" di Alberto Lucarelli Assessore ai beni comuni, democrazia partecipativa Napoli da "il Fatto Quotidiano" del 10 Maggio 2012 segue>> |
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Resoconto assemblea 28 aprile 2012 Siamo partite, siamo partiti, siamo in movimento… Lo scorso sabato in un’assemblea di 1400 persone abbiamo dato avvio al percorso del Soggetto Politico Nuovo, decidendo di darci un nome: ALBA - soggetto politico nuovo – con Alba che sta per Alleanza Lavoro Benicomuni Ambiente. I dettagli sul nome li trovate qui: http://www.soggettopoliticonuovo.it/scegliamo-il-nome/ La giornata è stata ricca di interventi, di espressioni e di passioni, di voci eterogenee che hanno espresso la voglia di costruire uno strumento diverso per riappropriarci della politica, con una ‘mite’ fermezza nell’entrare ora, subito (‘non c’è più tempo’) nei conflitti sociali, economici, culturali che stanno dilaniando il nostro paese, la nostra Europa, il nostro mondo. Interventi che sono segue>> |
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UN NUOVO SOGGETTO POLITICO Tertium datur ARTICOLO - Marco Revelli
Urgenza. Non riesco a trovare un altro termine per sintetizzare il sentimento che ha spinto i proponenti del documento Per un nuovo soggetto politico a uscire allo scoperto ora: la sensazione della necessità, impellente, di un gesto, di una parola, di una proposta che aiutino a spezzare il rapido processo di logoramento prodotto dall'intreccio perverso tra crisi economica e crisi politica. A rompere la situazione di stallo, come di chi, in provvisorio equilibrio, sa che può in ogni momento riprendere a precipitare. I fatti di questi giorni sono, da questo punto di vista, esemplari... segue>> |
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Manifesto per un soggetto politico nuovo per un'altra politica nelle forme e nelle passioni Non c’è più tempo Oggi in Italia meno del 4% degli elettori si dichiarano soddisfatti dei partiti politici come si sono configurati nel loro paese. Questo profondo disincanto non è solo italiano. In tutto il mondo della democrazia rappresentativa i partiti politici sono guardati con crescente sfiducia, disprezzo, perfino rabbia. Al cuore della nostra democrazia si è aperto un buco nero, una sfera separata... segue>>
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 SUMMIT DEI POPOLI A RIO+20 PER LA GIUSTIZIA AMBIENTALE E SOCIALE clicca sull'immagine a fianco per il testo completo |
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Venerdì 9 dicembre - FirenzeTeatro Puccini via delle Cascine, 41 ore 10.00 LA VIA D'USCITA L'Europa e l'Italia, crisi economica e democrazia clicca sull'immagine per leggere il programma |  |
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| PERCHE’ QUESTO SEMINARIO Le lotte contro la privatizzazione dell’acqua hanno aperto un processo più ampio di riconquista dei beni comuni: il territorio, l’ambiente, la terra, i beni comuni sociali, culturali, ecc. E già molto hanno seminato, come abbiamo visto nello splendido risultato dei referendum del 12-13 giugno. Di qui si è aperta una riflessione sul governo democratico dei beni comuni e sulla necessità di nuove forme di partecipazione dal basso. Abbiamo cominciato a comprendere che la questione dei beni comuni può essere il centro di un programma complessivo che ridefinisce i modelli economici e le relazioni sociali secondo criteri di autosostenibilità, di superamento della crescita quantitativa, capace di garantire la conservazione delle risorse non rinnovabili ed evitare lo sfruttamento delle persone... Segue>> leggi il programma in pdf
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Anch'io in piazza con gli indignati di Luigi De Magistris il manifesto 15 settembre 2011
«Indignatevi!» del partigiano francese Stéphane Hessel, ma anche «Indignarsi non basta» del nostro Pietro Ingrao. Contestare un modello di sviluppo ingiusto e fallimentare, senza delegare a governi, Bce, Fmi, banche l'impegno per la realizzazione di un modello sociale fondato sulla giustizia, l'uguaglianza e la sostenibilità ambientale. Perché l'obiettivo degli esseri umani è conseguire quella felicità che non è solo dimensione privata e individuale, ma condizione pubblica e collettiva. È per questo che aderisco alla manifestazione del 15 ottobre... Segue>> |
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URAGANO IN ARRIVO di Guido Viale manifesto 12.07.2011
Tanto tuonò che piovve. Messa a confronto con la potenza della finanza internazionale, la situazione dell'Italia si rivela ormai ben poco differente da quella della Grecia. Non importa che i cosiddetti «fondamentali» dell'economia siano differenti. La finanza internazionale ha ormai la forza e gli strumenti, se lo volesse, per mettere alle corde persino la Germania. È da mesi che gli economisti lo sanno (o lo temono). Ma non lo dicono, per scaramanzia. Al massimo lo accennano: ma solo per chiedere più lacrime (le loro: di coccodrillo) e più sangue (quello di chi non ne ha quasi più)...
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LE SBERLE DELL'ECONOMIA Guido Viale il manifesto 16.06.2011
Il vento che ci ha portato all'esito delle elezioni amministrative e dei referendum continuerà a soffiare; bisogna cominciare a fare i conti con i problemi che ci troveremo di fronte a breve. A cominciare dai problemi economici. C'è ancora qualcuno che crede che la Grecia possa ripagare il suo debito (in gran parte nelle mani di banche francesi, tedesche e inglesi e ora anche della Bce) o anche solo rinegoziarlo a tassi accettabili mentre le politiche che le impone l'Unione Europea annientano qualsiasi possibilità di ripresa? Segue>> |
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UNA VITTORIA CHE VIENE DA LONTANO di Stefano Rodotà da Repubblica 16 giugno 2011 Tutto è cominciato poco più di un anno fa, quando la raccolta delle sottoscrizioni per i referendum sull'acqua come bene comune s'impennò fino a raggiungere il picco di un milione e quattrocentomila firme, record nella storia referendaria... Segue>> |
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COMUNICATO STAMPA
Referendum stravinto: Acqua, da oggi si cambia Nonostante il boicottaggio sistematico da parte dei grandi mass media, nonostante i tentativi trasversali di trasformare la campagna referendaria nell'ennesimo scontro politicista tutto interno al Palazzo, le donne e gli uomini di questo Paese hanno risposto con una straordinaria partecipazione al voto e con un'inondazione di SI. SI, la gestione dell'acqua dev'essere sottratta al mercato; SI, sull'acqua non si possono fare profitti. Questo ha detto l'intero popolo italiano vincendo una grande battaglia di civiltà. E' stata una campagna straordinaria che ha attraversato ogni angolo del Paese con allegria e determinazione: e il popolo italiano ha risposto, dimostrando come un'intera società sia in movimento per la riappropriazione sociale dell'acqua e dei beni comuni e per riconquistare la democrazia. Da oggi niente sarà più come prima. Con questo straordinario voto, per la prima volta dopo due decenni, il popolo italiano ha sonoramente sconfitto le politiche liberiste e l'idea che l'intera vita delle persone debba essere assoggettata al mercato. Le donne e gli uomini di questo Paese hanno detto con meravigliosa chiarezza che un altro mondo è possibile, che la gestione dell'acqua dev'essere ripubblicizzata, che i beni comuni devono essere difesi, che un'altra democrazia è necessaria. Questo limpido voto dice anche quali dovranno essere i prossimi passi. L'abrogazione del famigerato decreto Ronchi richiede una nuova normativa. Dal 2007 è depositata in parlamento una legge d'iniziativa popolare, promossa dal Forum italiano dei movimenti per l'acqua con oltre 400.000 firme: dev'essere immediata portata alla discussione ampia e partecipativa delle istituzioni e della società. L'abrogazione dei profitti dall'acqua richiede l'immediata riduzione delle tariffe pagate dai cittadini, nonché la convocazione, ATO per ATO, di assemblee territoriali che definiscano tempi e modi della ripubblicizzazione del servizio idrico in ogni territorio. E' stata una straordinaria traversata per l'acqua e la democrazia. E' il tempo della festa. In tutte le piazze. Con tutte le donne e gli uomini che ci hanno creduto. Ora possiamo guardare al futuro con nuova fiducia. Roma, 13 giugno 2011 |
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L'ACQUA INONDA LA POLITICA di Guido Viale Il Manifesto 7/6/2011
Che cosa lega i risultati dei referendum - se riusciranno a scavalcare i cavalli di frisia della Corte Costituzionale e del quorum - al "vento che cambia" delle ultime elezioni amministrative (un vento sempre più simile a quello che riempie le piazze di Atene e della Spagna contro l'azzeramento di ogni aspettativa per le nuove - e le vecchie - generazioni, ma che ha un preciso riscontro nelle rivolte che stanno cambiando il panorama politico del Mediterraneo e del... Segue>>
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C'E' VITA SUL PIANETA ITALIA. INFATTI C'E' L'ACQUA
“C'è vita sul pianeta Italia” hanno affermato in molti dopo i risultati delle recenti elezioni amministrative. Pochi tra loro hanno fatto il collegamento più logico : c'è vita perché c'è l'acqua. E l'acqua c'è, trasparente e in movimento, da anni... Segue>> |
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Ora avanti per fare il quorum e vincere i referendum, di alfiero Grandi pubblicato il 1 giugno 2011 su Radio articolo 1 della Cgil
Mentre Angela Merkel ha deciso con chiarezza l’uscita, sia pure graduale, della Germania dal nucleare, in Italia il Governo ha tentato l’ennesima furbata da un lato abrogando le norme oggetto del referendum ma nello stesso tempo inserendone altre che vanno nella direzione opposta. Classica operazione gattopardesca. Per questo la Corte di Cassazione ha confermato il referendum sul nucleare. Quindi il 12/13 giugno si voterà regolarmente per i 4 referendum: acqua pubblica, nucleare, legittimo impedimento. Il Governo è rimasto vittima delle sue stesse macchinazioni... Segue>> |
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CITTÀ APERTE di Norma Rangeri il manifesto 31 maggio 2011
Un voto di liberazione. Una svolta. I magnifici risultati di Milano e Napoli rompono l'incantesimo di un ventennio, travolgono i vecchi equilibri, infrangono lo stile di un ceto politico. Esplosi subito dopo la chiusura dei seggi, con percentuali da capogiro, emozionanti nelle proporzioni (specialmente quelle di Napoli), i risultati non giungono inaspettati. Ancor prima che dal voto comunale, erano annunciati dalle straordinarie mobilitazioni sociali che hanno segnato gli ultimi due anni della vicenda nazionale. Nel momento peggiore del peggior berlusconismo, seppellito dagli scandali sessuali e dalla dolorosa crisi economica, dalla parossistica guerra contro la magistratura e dal vergognoso spettacolo parlamentare, si è preso la scena un paese umiliato ma non rassegnato... Segue>> |
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«Ora è la destra che non capisce i cambiamenti della società» di Tonino Bucci Liberazione 31-05-0-2011
Il giocattolo si è rotto. C’è chi parla di rischio balcanizzazione all’interno del Pdl, chi di rottura del blocco che aveva tenuto assieme le anime e gli interessi sociali della destra, berlusconismo da un lato, leghismo dall’altro. Una novità incomprensibile, in primis, alla stessa classe politica del centrodestra, orami disabituata da anni alla sconfitta. Cosa ha prodotto la fine di un ciclo? Come si riassesterà l’intero sistema politico italiano? Cosa cambia a sinistra? Lo abbiamo chiesto a Marco Revelli, storico e sociologo, docente presso l’Università degli studi Piemonte Orientale. Negli ultimi anni la destra ha avuto la convinzione d’essere in simbiosi con la società italiana, con le sue... Segue>> |
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La sfida omerica della Fiom a Marchionne di Luca Telese da Il Fatto 4/5/2011
Una mossa spiazzante, in una battaglia senza tregua: appassionante come un romanzo epico, dura come un combattimento gladiatorio, sofisticata come un saggio marziale di Sun Zu. Insomma: Marchionne e Landini continuano a studiarsi, sul ring di “Fabbrica Italia”, come due pugili che non mollano fino all’ultima ripresa.
L’ad della Fiat aveva avuto un colpo di genio: inventarsi un voto sul contratto anche nello stabilimento in cui la Cgil ha (da sola) la maggioranza assoluta. E scegliendo bene il terreno di gioco, visto che alla Bertone, dopo il fallimento della vecchia proprietà, gli operai (che nelle ultime commesse avevano lavorato per le serie a tiratura limitata della Bmw) erano costretti da sei anni a stare fuori dalla loro fabbrica. Insomma, la Fiom, che si presumeva costretta al “No”, sarebbe finita nell’angolo, costretta ad assumersi la responsabilità della chiusura. Invece, giunta alla quarta... Segue>> |
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REFERENDUM : LA PARTECIPAZIONE POPOLARE CONTRO IL GOVERNO E I POTERI FORTI Marco Bersani Attac Italia
L’approvazione al Senato dell’emendamento che sancisce la rinuncia temporanea al nucleare rende evidente la volontà di governo e poteri forti di aprire la guerra ai referendum del prossimo 12-13 giugno. Diversi interessi convergono in questa direzione e con una chiara strategia. Dal punto di vista del premier, tutto muove dal panico che una doppia sconfitta popolare –alle elezioni amministrative (Milano in primis) e ai referendum- faccia definitivamente crollare una maggioranza tenuta assieme solo dagli interessi di innumerevoli clan oliati con prebende e posti di potere per garantirne la fedeltà... Segue>> |
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di Alfiero Grandi pubblicato da Paneacqua.eu e Altroquotidiano.it
Prima di Fukushima evocare Chernobyl sembrava d'antan. Ora non più. Il fantasma del disastro di Chernobyl si è purtroppo materializzato in modo drammatico a Fukushima, in Giappone. Anche il ritornello scaramantico che ripeteva che l'incidente in Giappone non sarebbe arrivato alla gravità di Chernobyl ormai suona ridicolo. La scala degli incidenti è stata salita praticamente tutta da quello di Fukushima e ormai la sua gravità è vicinissima se non già come quella di Chernobyl. Già ora i danni sulla salute e sull'ambiente a Fukushima sono terribili e purtroppo in gran parte ancora ignoti. Anche perchè l’incidente nucleare alla centrale di Fukushima non è ancora stato risolto... Segue>> |
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DOPPIO STANDARD Uccidere Gheddafi l’unica speranza degli umanitari di M. Matteuzzi il manifesto del 20/03/2011
Qual è la differenza fra la Libia, lo Yemen e il Bahrein (e mettiamoci pure l’Egitto cone le centinaia di morti della sua rivolta)? Qual è il peso specifico dei morti ammazzati – «popolazione civile» – in Libia, Yemen, Bahrein ed Egitto? Cosa sono, e per chi valgono, i «valori universali» a cui il buon Obama – una vittima del suo paese, se vogliamo dargli un credito – si è richiamato quando ha dovuto, a malincuore, dare il suo appoggio alle protesta in Egitto e mollare il fedele Mubarak? In Libia si è arrivati dove si voleva arrivare fin dall’inizio. All’«interventismo... Segue>> |
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L'apocalisse è già qui di Guido Viale il manifesto 17 marzo 2011 Apocalisse significa rivelazione. Che cosa ci rivela l'apocalisse scatenata dal maremoto che ha colpito la costa nordorientale del Giappone? Non o non solo - come sostengono più o meno tutti i media ufficiali - che la sicurezza (totale) non è mai raggiungibile e che anche la tecnologia, l'infrastruttura e l'organizzazione di un paese moderno ed efficiente non bastano a contenere i danni provocati dall'infinita potenza di una natura che si risveglia. Il fatto è, invece, che tecnologia, infrastrutture e organizzazione a volte - e per lo più - moltiplicano quei danni, com'è successo in Giappone, dove la cattiva gestione di una, o molte, centrali nucleari si è andata ad aggiungere ai danni dello tsunami... Segue>> |
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Sciopero, atto primo di Guido Viale il manifesto 28 gennaio 2011 Il referendum di Mirafiori è stato un esempio importante di resistenza operaia a un diktat imposto in nome della globalizzazione. Lo sciopero di oggi indetto dalla Fiom sarà una prima, difficile, verifica di un confronto che investe ormai tutto il paese. L'elaborazione a cui il seminario di Uniticontrolacrisi ha dato inizio vuole essere sia un contributo alla definizione di una alternativa concreta alle imposizioni di una competitività globale e senza sbocco che sta portando il mondo verso il baratro, sia l'inizio di un collegamento operativo tra le principali componenti che hanno dato vita all'incontro: la Fiom, in rappresentanza del mondo del lavoro che resiste e Segue>> |
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Beni comuni e lavoro. Una lotta globale Giuseppe De Marzo 21 gennaio 2011 Dinanzi al disastro Italia, movimenti, comitati, reti, sindacati, studenti e associazioni hanno una necessità urgente, riuscire ad incidere nella realtà quotidiana di un paese alla deriva ed apparentemente senza prospettiva di cambio. Per farlo c'è bisogno di comprendere più a fondo la natura della crisi, le sue tendenze, i suoi legami con quella globale e come questa stia cambiando e cambierà le nostre condizioni materiali. Una crisi che crediamo sistemica, inedita e terminale, con ripercussioni
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Paolo Cacciari Aldo Carra (Il manifesto del 18 gennaio) è riuscito a sintetizzare in tre questioni i problemi che «la sinistra deve discutere per non restare abbarbicata dentro il vecchio modello di sviluppo», peraltro sempre più inceppato a causa delle sue contraddizioni interne: a) quali settori economici possono trainare la riconversione degli apparati produttivi; b) quali relazioni devono instaurarsi tra i diversi livelli di governo: locali, nazionali, globali; c) quali soggetti possono guidare la trasformazione sociale. Carra ci chiede di farlo senza cadere nel vecchio mito della «programmazione» e senza pensare di voler insegnare il mestiere ai padroni. Provo a dare delle risposte secche.
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LAVORO E TERRITORIO RICONVERSIONE DALL'ALTO O DAL BASSO? Aldo Carra 18 gennaio 2011 Le vicende Fiat ripropongono con drammaticità l'esigenza di una riconversione produttiva. Ma come passare da un modello incentrato sull'auto - il cui sviluppo è avvenuto a scapito dell'ambiente e della giustizia sociale e si vorrebbe proseguisse a scapito di diritti individuali e collettivi - a un altro modello socialmente e ambientalmente sostenibile decentrato e plasmato sulle mille vocazioni produttive dei territori? E quale ruolo dovrebbero svolgere istituzioni centrali ed istituzioni locali perché questo possa avvenire? Finora le direttrici dello sviluppo produttivo sono state determinate solo dagli interessi delle imprese nazionali e multinazionali: le istituzioni nazionali e comunitarie sono state relegate a fornire la cornice liberista necessaria; alle comunità locali Segue>> |
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Sì ai diritti, No ai ricatti Un sindaco Fiom per Torino. Le opposizioni dovrebbero riconoscere nel sindacato un alleato contro il berlusconismo di Paolo Flores d’Arcais, Il Fatto Quotidiano, 16 gennaio 2011
Per vincere un referendum basta un voto oltre il 50 per cento. Ma quello di Mirafiori non era un referendum. Doveva essere un plebiscito. Un plebiscito ottenuto col ricatto, anzi con la rappresaglia preventiva di massa: se vince il No siete licenziati tutti, perché portiamo via la Fiat da Torino. I “sindacati di comodo” avevano perfino fissato l’asticella dell’umiliazione che avrebbe dovuto annientare la Fiom: un 80 per cento di Sì. Sappiamo come è andata. Il Sì ha ottenuto il 54%, ma solo grazie al voto dei quadri e impiegati (che hanno approvato i sacrifici di chi sta alla catena, non i propri!). Fra gli operai avrebbe prevalso di nove voti, e nei reparti dove il diktat si applicherà davvero, lastratura e montaggio, ha vinto nettamente il No... Segue>>
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COMUNICATO STAMPA Sì della Consulta, adesso la parola ai cittadini La Corte Costituzionale ha ammesso due quesiti referendari proposti dai movimenti per l'acqua. A primavera gli uomini e le donne di questo paese decideranno su un bene essenziale. La vittoria dei “sì” porterà ad invertire la rotta sulla gestione dei servizi idrici e più in generale su tutti i beni comuni. Attendiamo le motivazione della Consulta sulla mancata ammissione del terzo quesito, ma è già chiaro che questa decisione nulla toglie alla battaglia per la ripubblicizzazione dell'acqua e che rimane intatta la forte valenza politica dei referendum. Il Comitato Promotore oggi più che mai esige un immediato provvedimento di moratoria sulle scadenze del Decreto Ronchi e sull'abrogazione degli AATO, un necessario atto di democrazia perché a decidere sull'acqua siano davvero gli italiani. Il Comitato Promotore attiverà tutti i contatti istituzionali necessari per chiedere che la data del voto referendario coincida con quella delle elezioni amministrative della prossima primavera. Da oggi inizia l'ultima tappa, siamo sicuri che le migliori energie di questo paese non si tireranno indietro. Roma, 12 gennaio 2011 |
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L'irrealizzabile modello Marchionne
di Guido Viale il manifesto 09/01/2011
Ci sarà pur una ragione per cui la totalità dell'establishment italiano, dal Foglio della ex coppia Berlusconi-Veronica a Pietro Ichino - quel che resta della componente pensante di un partito ormai decerebrato) - converge nel chiamare «modernizzazione» il diktat di Marchionne («o così, o si chiude»). Che per gli operai di Mirafiori (età media, 48 anni; ridotte capacità lavorative - provocate dal lavoro alle linee - 1500 su 5200; molte donne) vuol dire: 18 turni; tre pause di dieci minuti per soddisfare - in coda - i bisogni fisiologici (a quell'età la prostata comincia a pesare; e nessuno lo sa meglio dell'establishment italiano, ormai alla grande sopra i 60); mensa anche a fine turno (otto ore di lavoro senza mangiare); 120 ore di straordinario obbligatorio, divieto di ammalarsi in prossimità delle feste, più - è un altro discorso, ma non meno importante - divieto di sciopero per chi non accetta e «rappresentanti» degli operai scelti tra, e da, chi è d'accordo con il... Segue>> |
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Commentando Viale e Asor Rosa: l’ideologia dello sviluppo è un avversario potente quanto lo sono «i poteri forti dell'economia, della speculazione e dello sfruttamento». di Enzo Scandurra il manifesto, 20 novembre 2010
Nell'articolo pubblicato su il manifesto del 17 novembre (Il neoambientalismo italiano) Alberto Asor Rosa riprende una riflessione di Guido Viale ( il manifesto del 7 novembre) in merito ai modi del cambiamento (nella produzione, nel modello di sviluppo) - che per Viale non possono che partire "dal basso" - svolgendo alcune considerazioni in ordine agli ostacoli che a tale cambiamento si oppongono. Oggi assistiamo a una crescente diffusione mediatica delle nuove tecnologie non inquinanti come: solare, eolico, fotovoltaico, che va nella direzione di una sorta di vero e proprio nuovo business. L'impressione è che lo sviluppo - questo malsviluppo - rimane una variabile indipendente da realizzare semmai non più attraverso l'uso dei fossili, ma delle energie alternative... Segue>> |
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UNA CONVENZIONE PER L'UNITÀ: PARTENDO DA TEANO di Paolo Cacciari e Chiara Giunti il manifesto 19 novembre 2010
Sarà un caso, ma il giorno dopo l'accorato e ragionevole appello di Valentino Parlato sulla necessità di far convergere - in caso di elezioni - le forze alla sinistra del Pd in un'unica direzione, le risposte sono state due: Alfonso Gianni e Paolo Ferrero hanno ribadito i loro buoni motivi per votare, rispettivamente, Sel e la FdS. Noi crediamo che sia davvero difficile ricomporre i cocci quando questi si siano eccessivamente frammentati. Meglio forse rimpastarli, possibilmente corroborando la mescola con nuovi ingredienti e ridisegnando un nuovo contenitore più capiente. La finalità dell'appello è giusta, ma perché possa realizzarsi non va riservato agli spezzoni scismatici dei comunisti. Le Fabbriche non devono essere solo di Nichi. Il Partito Sociale non deve essere solo quello di Rifondazione. La Federazione o è di tutta la sinistra o è solo... Segue>> |
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Il neoambientalismo italiano di Alberto Asor Rosa il manifesto 17 novembre 2010
In un suo recente articolo (il manifesto, 7 novembre) Guido Viale ci invita a «cambiare dal basso». Provo a mettermi il più direttamente possibile sulla sua lunghezza d'onda. Da più di quattro anni dirigo, coordino, assisto (la varietà delle prestazioni dipende dai gusti e dalle circostanze) una singolare organizzazione, che si è denominata: Rete dei Comitati per la difesa del territorio (da due anni divenuta anche Associazione, regolarmente «registrata» come tale). Sulla singolarità di tale organizzazione conviene soffermarsi un momento, perché ne deriva tutto il resto del ragionamento. La Rete nasce dalla scelta spontanea e volontaria di un certo numero di Comitati di base, legati a loro volta all'identità di alcune battaglie locali (locali, ma non necessariamente di limitate dimensioni: basti pensare a casi come il sottoattraversamento Tav di Firenze...
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| Una proposta politica ragionevole e coerente per uscire dalla crisi dell'economia, della democrazia e dell'ambiente. di Guido Viale Il manifesto 7 novembre 2010 Per chi guarda alla crisi in corso dal punto di vista di un mondo diverso alcune questioni già ampiamente dibattute in altre sedi possono essere date per scontate. Innanzitutto, se c'è o ci sarà una "ripresa" dalla crisi - il che è ancora da vedere - non sarà granché; dei tre principali indicatori con cui si misura l'andamento economico (Pil, profitti e occupazione), la ripresa potrà riguardare il Pil di alcuni paesi, i profitti di una parte, e una parte soltanto, delle imprese; ma sicuramente non riguarderà l'occupazione e i redditi da lavoro. Meno che mai possiamo pensare di andare incontro a una nuova fase di espansione economica, come quella dei cosiddetti "Trenta gloriosi" (1945-1975); per lo meno nella parte del mondo che ci riguarda. Investimenti e profitti sono ormai irreversibilmente disgiunti da occupazione e migliori condizioni di lavoro. Il pianeta Terra è sull'orlo di un baratro dovuto all'eccessivo consumo di ambiente, sia dal lato del prelievo delle risorse che da quello dell'emissione di scarti, residui e rifiuti. Crisi economica e crisi ambientale sono indissolubilmente legate. Per questo, per garantire reddito e condizioni di vita e di lavoro dignitose a tutti è necessario un profondo cambiamento sia dei nostri modelli... Segue>> |
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Il futuro del lavoro Giorgio Ruffolo Un vasto programma di riorientamento dei consumi «dovrebbe costituire la ragion d'essere di una sinistra che insegue oggi vanamente la "concretezza" della sua agenda irrisoria». La Repubblica, 4 novembre 2010
A metà del Ventesimo secolo il capitalismo occidentale sembrò vicino alla definitiva soluzione della questione sociale. Lo sviluppo economico non seguiva più il modello "marxiano" dello sfruttamento del lavoro; i salari potevano salire nella stessa misura dell'aumento della produttività senza intaccare i profitti, integrandosi nel meccanismo dello sviluppo e integrando i lavoratori nella struttura sociale. Questa combinazione virtuosa dipendeva da una condizione fondamentale: che i lavoratori disponessero di una loro organizzazione, il sindacato, tanto forte da sostenere i loro rapporti di forza con le imprese capitalistiche. Segue>>
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RICONVERSIONE Una proposta alla Fiom di Guido Viale
La riconversione ecologica del sistema produttivo e del modello di consumo dominanti è un'utopia, come sostiene Asor Rosa sul manifesto del 14.10? Sì, è un'utopia concreta, nel senso che aveva dato a questo termine Alex Langer: un progetto radicalmente alternativo allo stato di cose esistente, ma praticabile. Lo è perché prima o poi - più prima che poi, pochi decenni o pochi anni - il pianeta Terra entrerà in uno stato di sofferenza irreversibile e continuare con l'attuale regime produttivo sarà impossibile. Per la prima volta la questione ambientale si combina in modo incontestabile con quelle dell'occupazione; e con essa del reddito, dei consumi e dell'equità sociale. La vicenda della Fiat di Pomigliano e Termini Imerese rende tutto ciò evidente. Il prodotto auto è inquinante, sia nell'utilizzo (contribuisce ad almeno il 14% delle emissioni climalteranti), sia nella produzione (dall'estrazione, trasporto e lavorazione di materie prime e risorse energetiche alla produzione e al montaggio di componenti: un impatto almeno equivalente), sia nell'infrastrutturazione (strade, viadotti, gallerie, svincoli, parcheggi, ma soprattutto assetti urbani impraticabili senza automobile: insieme si arriva vicino al 50% delle emissioni). La capacità produttiva del settore è e resterà sovradimensionata: in Occidente e in Giappone la cosa è palese; nei paesi emergenti lo diventerà presto: i loro programmi di sviluppo del comparto e di motorizzazione della popolazione sono impraticabili. Infine, in questa industria la concorrenza è spietata: impegna non solo le imprese, ma anche gli Stati e i sindacati e, attraverso questi, i lavoratori; chiamati a schierarsi come soldati in difesa della propria impresa, in una guerra contro altre imprese, altri Stati, altri lavoratori. In questa competizione i contendenti... Segue>> |
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Vendola, i cantieri e le carriole Rete@sinistra Non c'è bisogno di argomentare più di tanto il disastro della situazione politica italiana: il centrodestra attraversa una crisi che si sarebbe tentati di definire morale se i personaggi non fossero aldilà della categoria stessa dell'etica. È in crisi casomai la loro serena immoralità, così "moderna". La privatizzazione della politica e dello stato. Il ritorno diffuso al vincolo di fedeltà personale al signore. E nelle fabbriche l'imprenditore "illuminato" ripropone il lavoro servile, privo di diritti e di cittadinanza. Possibilmente privo anche di salario. La democrazia non c'entra con il lavoro, il sindacato moderno è l'ufficio personale esternalizzato dell'azienda, il conflitto è con gli altri produttori sul mercato, non nella fabbrica - grande famiglia nella quale qualcuno comanda e qualcun altro obbedisce. Sempre la figura servo-padrone. Armoniosa. Se questo scenario comincia a mostrare qualche segno di crisi, se il capo fatica a tenere insieme le sue alleanze politiche e il suo blocco sociale, il rischio è che si produca non solo la crisi della destra ma dell'intera democrazia italiana. Anche perché l'opposizione balbetta e non riesce a rappresentare seriamente un altro orizzonte. Forse non percepisce nemmeno l'emergenza culturale, sociale e politica. Pensa a piccole grandi manovre politiciste, interne a uno schema ormai separato dalla realtà; vede lo scandalo delle intercettazioni ma non la precarizzazione, i lavoratori imbavagliati, robotizzati e ridotti a (sotto) merce; pensa che l'unica razionalità sia quella economica capitalistica e riduce la natura a mera risorsa produttiva a disposizione del pil. E si tratta di una tendenza globale (finanziarizzazione, delocalizzazione, militarizzzazione...). Ma c'è una società che resta fuori, non rappresentata da queste rappresentazioni, tentata da un'estraneità sempre più radicale. Da noi è l'Italia che si è incontrata nei movimenti di questi ultimi dieci anni, che ha costruito spesso un tessuto locale di relazioni a difesa del territorio e della democrazia. La società che si è mobilitata nella campagna per l'acqua bene comune. Ci sono ragazze e ragazzi che hanno in mente altro e non celebrano la loro identità nella caccia all'immigrato, nell'essere pubblico televisivo o nella competizione produttiva con la Serbia. Casomai se ne vanno. E se ne vanno in tante e tanti. Per questo c'è bisogno di una scossa radicale, di un mutamento di scenario e di grammatica. Allora la recente candidatura di Nichi Vendola alla guida del centrosinistra può rappresentare l'apertura di un processo interessante, in grado di aprire spazi di partecipazione, mobilitare energie nuove, soggettività altrimenti rassegnate, passioni ed emozioni delle quali la sinistra non può fare a meno. Quest'ultima, ingessata com'è, identificata con gruppi dirigenti tristi e burocratici protagonisti del disastro di questi anni, muore. Nichi Vendola appare in grado di ridare cittadinanza a parole della sinistra che sembravano consumate, non più pronunciabili, perdute. Certo occorre che il processo che si apre rappresenti una uscita dal degrado della democrazia italiana, non un'altra sua manifestazione - per quanto alternativa del berlusconismo, interna alla stessa grammatica. Il rischio è che tra fascinazione del leader e mobilitazione delle masse non si strutturi nulla; nessun corpo intermedio, nessuna rete politica capace di dare vita dal basso a un nuovo soggetto in grado di mediare fra istituzioni e società. Il rischio insomma è di restare dentro un modello di democrazia plebiscitaria che lascia priva di auto-organizzazione politica la società stessa. Semplicemente rappresentata dal carisma del capo. È importante allora che questa candidatura, con le energie che accende (simbolicamente rappresentate delle "fabbriche" nate in Puglia) rappresenti l'inizio di un terremoto che non si fermi alla mobilitazione delle emozioni, ma aiuti a spazzare via le macerie di questa sinistra che non ha saputo uscire dal novecento, né difenderne le conquiste più significative. Un terremoto che ridefinisca il quadro politico, e aiuti a costruire una rete di cooperative politiche, tessuto costituente di una sinistra all'altezza . Il rischio è che semplicemente sopravvivano (magari in nome dell'autonomia del movimento informale che sostiene Vendola) le strutture formalizzate e le pratiche dei piccoli partiti della sinistra attuale, con i soliti congressi alle porte, con la solita competizione fra ceti dirigenti comunque incapaci di ripensare la sinistra oggi. Per noi accendere le passioni e l'entusiasmo deve voler dire creare gli spazi per un'altra modalità del fare politica, articolata in altri soggetti - non solo comitati elettorali o staff che curano l'immagine del leader. Nel vuoto fra istituzioni, leader e base non potrebbero che crescere le antiche forme di selezione alla rovescia di gruppi dirigenti, di elaborazione riservata di programmi e obiettivi, di formulazione spartitoria delle liste. Una rappresentanza tutta ridotta alla figura del capo carismatico. Rappresentanza, peraltro, che non dovrebbe solo essere misurata in termini di quantità di conquiste realizzate, come si trattasse di regalare al popolo una percentuale accettabile di obiettivi conseguiti. Si tratta soprattutto, invece, di aprire spazi per l'autorappresentazione della società, per la costruzione di reti e di democrazia intensa, ravvicinata, partecipata. Capace di trasformare il mondo intorno. Le riforme che abbiamo in mente non scendono dall'alto verso il basso: verso una cittadinanza atomizzata, grata ma passiva. Spingono all'auto-organizzazione, alla gestione attiva, alla condivisione. Come per l'acqua, né privata né statale. Come per l'incontro di Teano, né sabaudo né leghista. Allora ben venga il terremoto Nichi, se apre un cantiere per lavorare come con le carriole de L'Aquila. Se fa spazio a relazioni nuove e costruisce protagonismo politico - non solo nuovi affidamenti. Se è così anche noi di rete@sinistra possiamo dare una mano con una carriola. Per valorizzare l'elaborazione che abbiamo sviluppato sulla crisi della democrazia e sulle pratiche della politica, sui beni comuni come asse centrale di un diverso modello economico-sociale. Per stimolare il processo costituente di un soggetto politico nuovo della sinistra. Che può nascere solo se dà voce al desiderio di partecipazione diffusa e non si limita a chiedere supporter; se il candidato leader produce paradossalmente un ribaltamento della figura del leader, per essere strumento di una politica in cui singoli, associazioni, gruppi, 'fabbriche' ecc. contano davvero nella individuazione di programmi e persone. Non si tratta di aderire a priori alla proposta di Vendola, ma di aprire una discussione autentica. Noi siamo pronti a confrontarci. Chiediamo a Vendola di fare altrettanto.
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AMBIENTE Perché il mondo si sente così male di Guido Viale il manifesto 11-08-2010 Lo scorso dicembre, al Cop15 di Copenhagen, tutti i governi del mondo si erano trovati d'accordo nel riconoscere la gravità della minaccia climatica che incombe sul pianeta e la necessità di adottare misure drastiche e urgenti per farvi fronte. Ma quanto a trovare un accordo che ripartisse tra i diversi paesi l'onere delle misure da adottare, o anche solo decidere misure unilaterali che indicassero agli altri la strada da seguire, il fallimento è stato totale. Perché?...
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Oggi vince MADRE TERRA! [di Roberto Zanini] Da Il Manifesto del 5 agosto: IN ITALIA
"Quel passaggio a Montecitorio che la sinistra non volle vedere" "Se questa è green economy allora ci piace, ma noi preferiamo chiamarla buen vivir. E speriamo che non finisca come l'altra volta". Giuseppe De Marzo è il portavoce di A Sud, l'associazione che nel 2007 provò a far passare in Italia il progetto Yasunì. Usa il motto reso famoso dalla costituzione della Bolivia di Evo Morales per dire che quella dell'Ecuador è una bella sfida, ma deve essere raccolta. E' passata infatti anche dall'Italia la campagna internazionale per convincere i governi dell'ovest ricco a finanziare l'operazione Yasunì. Complice A Sud, nel luglio del 2007 vennero raccolte le firme di molti deputati che impegnava l'Italia ad aiutare lo sforzo di far restare nel sottosuolo il petrolio dell'Amazzonia. Al governo c'era Prodi e i numeri erano risicati. Le firme raccolte furono 54, ma al momento di trasformarle in un atto legislativo tutti si tirarono indietro e il documento rimase lettera morta. "Un'occasione persa - ricorda oggi con amarezza De Marzo - da parte dell'Italia e della sinistra in particolare. Ancora una volta la politica decise quali erano le priorità: ciò che riguarda la nostra vita come l'aria che respiriamo e l'acqua che beviamo, contro i tatticismi per sostenere un governo traballante". Ma A Sud non demorde: "Quanto è accaduto in Ecuador - dice De Marzo - è la dimostrazione di come i movimenti, in un quadro costituzionale nuovo, possano trovare punti di incontro con i governi, momenti di relazione". Relazioni che contano ancora di più oggi, in un momento in cui in Italia il governo è sull'orlo del baratro e la sinistra si divide su problemi tecnici e candidature alla leadership: "Proprio di queste cose vorremmo parlare con Bersani, con Vendola, con Di Pietro. Senza fare polemiche, ma di questo cosa ne pensano?". [ r. za. ] |
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Pomigliano: un accordo indegno. Siamo con la Fiom, per i diritti del lavoratori Di fronte all’accordo di Pomigliano prima di tutto è necessario difendere senza incertezze il valore del contratto nazionale di lavoro, dei diritti indisponibili che credevamo garantiti dalla Costituzione, prima ancora che dallo Statuto dei lavoratori. E quindi sostenere la FIOM, senza se e senza ma. Quei diritti sono la base della convivenza civile e del tessuto di civiltà che caratterizza le democrazie costituzionali. Sono un elemento di ecologia della società, la possibilità di una partecipazione consapevole ed equilibrata di tutte e tutti alla cosa comune. Senza diritti, il lavoro torna ad essere privo di dignità, condanna "naturale" a un destino di asservimento, a una cittadinanza subalterna. E' una buona notizia che a Melfi la FIOM abbia stravinto le elezioni per le rsu: segno che le lavoratrici e i lavoratori capiscono chiaramente qual è la posta in gioco, se non sono ricattati nella loro stessa esistenza. E sanno da che parte stare. Questo però non basta. Noi non crediamo che non ci sia alternativa. Se pensassimo questo, in questo crocevia drammatico per l’umanità e non solo per il nostro Paese, non saremmo ancora qui a tentare di rimettere in rete le forze che non ci stanno, che credono necessario, prima ancora che possibile, costruire un altro mondo. L’alternativa è la conversione ecologica del sistema produttivo. Conversione ecologica necessaria: ce l’impone il surriscaldamento del pianeta, solo uno dei tanti effetti di questo modello di crescita e di sviluppo economico. Ce lo conferma l’impotenza dei distruttori a riparare gli effetti della loro opera di distruzione (la BP di fronte alla marea nera nel Golfo del Messico). Ma soprattutto la chiedono e la cercano gli uomini e le donne che affrontano le crisi con una ricchezza di intelligenza e di competenza che eccede, e non da oggi, la capacità di sfruttamento da parte del capitale globale. Questi uomini e queste donne sono i migliori alleati dei lavoratori e delle lavoratrici di Pomigliano d’Arco. | |
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LA LEGGE DEL PIÙ FORTE di Marco Revelli il manifesto 16-06-2010
Se fossimo in una condizione di normalità, il dilemma che si trova di fronte oggi la Fiom a Pomigliano sarebbe risolto in partenza. Essa non può sottoscrivere l'accordo proposto da Marchionne per il semplice fatto che vi si chiede la liquidazione di diritti indisponibili. Diritti che nessun sindacato potrebbe «negoziare», per il semplice fatto che non gli appartengono. Diritti che nessuno, neppure i titolari diretti, può alienare, perché costitutivi di una civiltà giuridica che trascende le parti sociali e gli individui. Alcuni di quei diritti - come il fondamentale «diritto di sciopero» - sono sanciti costituzionalmente. Altri - come il pagamento dei primi tre giorni di malattia - sono garantiti dalla legislazione ordinaria. Altri infine - come la difesa del proprio tempo di vita da una gestione del tempo di lavoro drammaticamente soffocante e totalitaria -, fanno parte di un livello contrattuale nazionale impegnativo per tutti i contraenti. L'accettazione di un accordo aziendale che ne sacrificasse anche solo parzialmente l'operatività, significherebbe una dichiarazione di messa in mora e di inefficacia di quei tre livelli basilari del nostro assetto gius-lavoristico. Una grave lesione al modello giuridico, politico e sociale della modernità industriale. Ma non ci troviamo in una condizione di normalità. La «dura legge» che Marchionne ha evocato non è né la Norma Costituzionale né la Legge ordinaria. È la legge di mercato, nella sua dimensione ferina del «primum vivere». Dell'«arrendersi o perire». Della darwiniana «lotta per la sopravvivenza», applicata alle imprese, agli uomini e ai territori. A Pomigliano è la verità della «globalizzazione» a materializzarsi nella forma più estrema del «prendere o lasciare», che travolge ogni principio giuridico, ogni regolazione nazionale e ogni accordo sancito. Per questo diciamo che a Pomigliano quello che muore non è solo un modo di fare sindacato, ma è la nostra stessa modernità industriale, fatta di conflitto, negoziazione, regole e normative, a rischiare di dissolversi. E quello che si profila è un nuovo «stato di natura», in cui a contare è ormai solo la legge del più forte, momento per momento, occasione per occasione. Un mondo che non è solo post-socialista e post-novecentesco, ma che vede travolgere le stesse basi del più antico «stato liberale»: quello del costituzionalismo, dell'impero della Legge, dello Stato di diritto. Potrà apparire un caso, ma che nel medesimo tempo si allineino nel cielo del nostro paese - come in un'infausta congiunzione astrale - l'attacco di Berlusconi alla Costituzione, la legge-bavaglio dell'editoria e il «lodo Marchionne» (sbandierato da fior di ministri come «nuovo modello» di relazioni industriali), suona come un pessimo auspicio. E che a trainarci oltre quel confine sia uno come l'A.D. della Fiat, che non è un «fascista», che non veste l'orbace ma un maglioncino casual ed è stato a lungo un esempio di liberal progressista, non ci rassicura affatto. Anzi, ci spaventa di più. Forse a Pomigliano, oggi, non c'è davvero altra alternativa che piegarsi al ricatto. Forse al voto gli operai presi dalla disperazione direbbero davvero sì a un accordo che li consegna a condizioni di lavoro servile, pur di mantenere un esile residuo di sopravvivenza produttiva. Forse, quello che incombe sulla Fiom è davvero un «dilemma mortale». Ma se almeno uno - uno! - tra i sindacati mantenesse pulite le proprie mani, e rifiutasse di sottoscrivere il pactum subiectionis che cancella tutti gli altri patti e ogni altra ragione, forse una testimonianza rimarrebbe, per tempi migliori, di un brandello di dignità e dunque di speranza. |
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Rifiuti e differenziata, i perché del disastro di Guido Viale il manifesto 30-09-2010
«Se teniamo al 40 per cento la soglia da raggiungere per la differenziata, la termovalorizzazione non la faremo mai... Quindi se è vostra intenzione, maggioranza e opposizione, dovete abbassare la quota della differenziata». Così, secondo Repubblica del 23 settembre, l'intercettazione di una telefonata tra il ras dei rifiuti dell'Abruzzo Rodolfo Di Zio e l'Assessore regionale all'ambiente, entrambi arrestati ed entrambi in combutta tanto con maggioranza che con l'opposizione della Regione, nonché con la società lombarda Ecodeco Segue>> |
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PER L'ACQUA E LA DEMOCRAZIA di Marco Bersani *, Corrado Oddi ** il manifesto 20-06-2010 In soli 50 giorni un milione di donne e uomini hanno firmato i tre referendum per la ripubblicizzazione dell'acqua. Un risultato straordinario, ottenuto da una grande coalizione sociale promossa dal Forum italiano dei movimenti per l'acqua e dal capillare e reticolare impegno di migliaia di comitati sorti in tutto il Paese. Senza padrini politici, senza grandi finanziatori, nel più completo silenzio dei più «importanti» mass media. Qualcosa sta succedendo in questo paese... Segue>> |
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Né sabaudi, né leghisti, l'Italia siamo noi. Tutti a Teano di Paolo Cacciari il manifesto 18-5-2010 Tonino Perna (il manifesto 13 maggio) ha lanciato un appello che suona praticamente così: quest'Italia è riuscita davvero male, proviamo a ricominciare da capo, a riscrivere un'altra storia. Ripartiamo dal basso, dai mille comuni impegnati nelle buone pratiche di solidarietà e accoglienza, dai mille presidi di resistenza al saccheggio del territorio e dei beni comuni, dalle mille lotte per la difesa dei diritti e la dignità del lavoro, dalle mille esperienze di economie socio-solidali, dalle mille voci dell'informazione autonoma, dai mille comitati e gruppi di cittadinanza che sono attivi nella realtà di base del paese... Segue>>
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«Uccidi un turco e riposati» Da Exodus 1947 a Exodus 2010 La strategia suicida del governo israeliano ricorda quella di Ernest Bevin di URI AVNERI il manifesto 10-11-2009 In alto mare, in acque extra-territoriali, la nave fu fermata dalla marina. Il commando la prese d'assalto. Centinaia di persone in coperta resistettero mentre i soldati usavano la forza. Alcuni dei passeggeri furono uccisi, altri feriti. La nave fu riportata in porto e i passeggeri fatti scendere con violenza. Il mondo li vide camminare lungo la banchina, uomini e donne, giovani e anziani, tutti sfiniti, uno dietro l'altro, ciascuno Segue>> |
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Per una nuova narrazione di società di Nino Lisi economista il manifesto 28-05-2010 «Malgrado il fatto che un'elevata percentuale della popolazione non abbia accesso alle condizioni di base della vita, l'umanità ha già oltrepassato i limiti della capacità rigenerativa della Terra». Con questa frase, che suona come una sentenza senza appello, il sociologo venezuelano Edgar Lander ci avverte che il nostro sistema (inteso nella sua accezione più ampia e comprensiva) è giunto al capolinea. E un economista italiano, Cesare Frassineti, incalza: «La domanda (sfruttamento... Segue>> |
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DOCUMENTO POLITICO Redatto in occasione della VII ASSEMBLEA CONGRESSUALE Dell’ASSOCIAZIONE PER IL RINNOVAMENTO DELLA SINISTRA La crisi economica globale è stata tamponata, ma non risolta. L’Europa si trova sull’orlo di una situazione ingovernabile. L’effetto che la crisi provoca tra i gruppi dominanti e i ceti privilegiati, ma anche tra vasti strati popolari, è quello di una diffusa paura. In assenza di una forte e credibile proposta alternativa da parte delle sinistre europee, la paura può spingere e in effetti... Segue>> |
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Rete@sinistra Assemblea di Firenze 24 aprile 2010 Noi, le donne e gli uomini presenti in questa assemblea di Firenze, ci impegniamo ad essere parte attiva del processo costituente di un soggetto politico assolutamente nuovo della sinistra, come confederazione politica a rete, una costellazione di nodi territoriali autonomi che già operano o intendono mettersi ora al lavoro nel paese per “politicizzare la società civile e civilizzare la dimensione politica”.
Degrado della cultura politica italiana
Noi, insieme a tante e tanti, abbiamo vissuto e viviamo tutto il degrado della cultura politica italiana. Devastazione sociale ed economica che ha distrutto relazioni, paesaggio, natura; risultato di uno sfruttamento pervasivo e onnipresente dell'ambiente, del lavoro, del corpo dell'uomo e della donna, delle loro stesse menti. Crescita di solitudini impaurite e competitive... Segue>> |
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UNA RETE @ SINISTRA PER UN NUOVO INIZIO Intervento di Rocco Giacomino sul Forum di Firenze del 21-22 novembre 2009 A Firenze, dove ci siamo dati appuntamento lo scorso 21-22 Novembre, una trentina di realtà territoriali da Nord a Sud hanno prodotto un evento. Pur nella consapevolezza della sproporzione tra le sfide che ci siamo posti e le nostre ancora gracili gambe un nuovo cammino è iniziato. Dopo due giornate di discussione intensa ed appassionata, merce rara di questi tempi a sinistra, si è avviato un percorso costituente aperto ed inclusivo per una Rete nazionale a sinistra che richiederà ora l'impegno di tante e tanti che non erano nella sala della Casa del Popolo di San Bartolo a Cintoia. Il metodo del libero confronto in piccoli gruppi ai tavoli ha realizzato una vera messa in comune di esperienze e conoscenze, valorizzando i saperi di ciascuno e la partecipazione. Una sorta di Carta delle regole e dei principi, adottata al termine dei lavori, insieme al Documento comune che ha convocato l'incontro, costituiscono... Segue>> |
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Tre fandonie globali di Riccardo Petrella il manifesto 13-11-2009 Le beffa di chi, dopo aver prodotto la crisi economica, propone le ricette per risolverla La prima grande indecenza perpetrata dai gruppi sociali dominanti, in particolare dei paesi occidentali, é rappresentata dal fatto che l'impoverimento crescente durante gli ultimi trent'anni di circa tre miliardi di esseri umani non è mai stato considerato un indicatore evidente di «crisi economica mondiale». E' bastata...
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Come la liberazione divenne riconquista di Luciana Castellina il manifesto 10-11-2009 Per sgomberare il campo da possibili equivoci voglio ricordare che io, assieme ad altri, dal Pci fui, nel '69, radiata anche perché ritenevo che il sistema sovietico fosse ormai irriformabile e non più difendibile. Molti di coloro che nei paesi dell'est si battevano per libertà e democrazia sono stati del resto interlocutori diretti (e a lungo esclusivi) della rivista cui demmo vita, il manifesto. Vent'anni dopo, nell''89, era ancora più chiaro che, se il comunismo poteva avere ancora un futuro (come noi pensavamo), non era certo in continuità con l'esperienza sovietica... Segue>> |
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DOPO LE PRIMARIE di Alberto Asor Rosa Segue>> |
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Polo Industriale di Portovesme: storia di un disastro annunciato. di Vittorio Macrì
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| Morti in Afghanistan LA DICHIARAZIONE DI ERSILIA SALVATO Presidente dell'Associazione Rossoverde Le parole non siano alibi. Diciamo con semplicità il dolore e l'angoscia, la nostra vicinanza ai familiari delle vittime, la nostra solidarietà al popolo afgano ancora una volta così duramente colpito. Diciamo con determinazione il nostro no a questa guerra che ci vede tra i protagonisti. Ripetiamo con chiarezza parole e contenuti di pace; leggiamo ad alta voce l'articolo 11 della nostra Costituzione. Chiediamo con fermezza all'opposizione di compiere tutti i passi affinché il Parlamento discuta del ritiro dei nostri soldati. Ersilia Salvato |
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| "No alla legge bavaglio" La lotta contro la legge che pone il bavaglio alla stampa e limita gravemente la possibilità di indagare sulla corruzione e sul crimine organizzato deve essere ulteriormente rafforzata in vista del voto al Senato...
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MADRE TERRA Uomo e natura, due nomi della dignità di Eduardo Galeano
il manifesto 18-04-2010 Purtroppo, non potrò essere con voi. Un imprevisto bastone fra le ruote mi impedisce di viaggiare. Ma in qualche modo voglio seguire il vostro incontro, l'incontro dei miei fratelli, dato che non ho altra scelta che fare il poco che posso e non il molto che voglio. E per stare senza starci, almeno vi mando queste parole...
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EMERGENZA DEMOCRATICA di Alberto Asor Rosa il manifesto 13-03-2010
Avevo intenzione di scrivere un articolo tutto diverso: compassato e compito, serio, riflessivo, ragionevole e persino giudizioso (cercherò di tornare a queste tonalità nelle conclusioni, a questo punto inevitabilmente troppo rapide). Ma sono ancora sotto l'impressione davvero straordinaria della visione completa della conferenza stampa di Silvio Berlusconi sugli «errori» di cui il popolo delle libertà sarebbe stato vittima (vittima non casuale, beninteso) a Roma e in Lombardia... Segue>> |
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PROPOSTE PER IL CLIMA di Riccardo Petrella il manifesto 03-01-2010 È inutile che i dirigenti politici, economici e scientifici cerchino di arrampicarsi sui vetri: Copenhagen si è risolto in un vergognoso iper-mediatizzato megavertice mondiale. La Cop 15 è stata preceduta da anni di annunci clamorosi sulla gravità e sull'accelerazione dei processi di ris-caldamento dell'atmosfera, di grandi programmi di sensibilizzazione... Segue>> |
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RIPRODUZIONE di Carla Ravaioli aprileonline 28-10-2009 Ricordo di Claudio Napoleoni Engels ne "L'origine della famiglia" distingueva tra "la produzione delle merci e la produzione degli uomini", che pure vedeva stret-tamente contigue. In più di un secolo e mezzo di vistosissima trasformazione del mondo, anche i parametri di lettura e di analisi della realtà sociale sono andati diversi-ficandosi, specializ-zandosi, separandosi... Segue>> |
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La democrazia inceppata di Riccardo Terzi aprileonline 28-10-2009
Da tempo è aperto in tutta Europa il tema della crisi della sinistra, e l'ultima tornata elettorale conferma che non si tratta di una oscillazione contingente, ma di un processo più profondo di erosione del consenso e di declino. La mia ipotesi è che il destino della sinistra sia un aspetto solo parziale di un più ampio sommovimento politico, il quale chiama in causa le forme dell'intera vita democratica... Segue>> |
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DI CHI SONO I VELENI SEPOLTI IN CALABRIA di Guglielmo Ragozzino il manifesto 25-10-2009 Segue>> |
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La libertà è indivisibile di Paolo Ciofi Liberazione 15-09-2009 Segue>>
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LA FINE DI UN CICLO di Rossana Rossanda il manifesto 04-09-2009 Segue>> |
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LA LEZIONE TEDESCA di Luciana Castellina il manifesto del 1/9/2009
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Questo razzismo figlio della sinistra di Filippo Miraglia Responsabile Immigrazione ARCI Segue>> |
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L’umanità calpestata di Gad Lerner la Repubblica 22 agosto 2009
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La banda delle quattro ruote di Carla Ravaioli il manifesto 25-08-09
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Chi ha più filo…. di Fulvia Bandoli dall'ultimo numero di Critica Marxista Segue>>
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Sinistra e libertà esisti ancora? di Massimiliano Smeriglio l'altro 07-09 Segue>> |
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Un appello contro il razzismo
L’introduzione del reato di immigrazione clandestina, il prolungamento della detenzione amministrativa e l’ulteriore limitazione della possibilità per i migranti di accedere a servizi fondamentali accentuano in maniera drammatica la curvatura proibizionista e repressiva delle politiche migratorie del nostro Paese. Ad essere travolti sono i principi fondamentali di eguaglianza e di solidarietà che costituiscono il cuore della nostra carta costituzionale. Punendo la condizione di irregolarità in quanto tale – e senza prevedere vie praticabili di uscita da tale situazione – si crea nel sentire collettivo l’immagine del migrante come nemico nei cui confronti tutto è lecito e possibile, anche la delega della sicurezza pubblica ai privati, organizzati in ronde e organizzazioni consimili. Così si apre la strada – come molti fatti di questi giorni dimostrano – a una società razzista, dominata dall’intolleranza e dall’odio. Il nostro Paese ha già vissuto la vergogna delle leggi razziali: non possiamo e non dobbiamo dimenticarlo. È lo stesso sistema democratico nato dalla Resistenza contro il fascismo e scritto nella Costituzione ad essere in pericolo A fronte di ciò è necessaria una reazione forte e consapevole che coinvolga le coscienze individuali e collettive, i cittadini e le organizzazioni democratiche nella loro pluralità e differenza. Occorre dare visibilità a chi crede nella giustizia, nella uguaglianza, nella pari dignità di tutti. Occorre impedire che il razzismo dilaghi alimentando, per di più, il senso di insicurezza e di paura. Occorre che i migranti, venuti in Italia per costruire il loro futuro e quello dei loro figli trovino nel nostro Paese valori di giustizia, di accoglienza e di solidarietà. Per questo ci auguriamo che la manifestazione nazionale antirazzista, promossa per il 17 ottobre a Roma da un larghissimo schieramento di forze sociali e politiche, sia animata da una grande, plurale e unitaria partecipazione. Fermare il razzismo, modificare la disciplina dell’immigrazione, assicurare la possibilità di soggiorno e il godimento dei diritti sociali, civili e politici alle lavoratrici e ai lavoratori stranieri rappresentano una priorità per salvare la nostra democrazia. Simonetta Agnello Hornby, Stefano Benni, Giorgio Bocca, Andrea Camilleri, Luigi Ciotti, Cristina Comencini, Erri De Luca, Carlo Feltrinelli, Inge Feltrinelli, Luigi Ferrajoli, Dario Fo, Marco Tullio Giordana, Margherita Hack, Gad Lerner, Fiorella Mannoia, Guido Neppi Modona, Moni Ovadia, Livio Pepino, Franca Rame, Stefano Rodotà, Igiaba Scego, Antonio Tabucchi
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