COMUNICATI



Sinistra. appello per manifestazione 11 ottobre.

•rossodisera.info•
Un lungo appello alle forze politiche in cui si chiede di mobilitarsi affinché l'11 ottobre la Sinistra scenda in piazza contro il governo Berlusconi è quello firmato da decine di personalità della sinistra, fuori e dentro i partiti, tra cui spiccano i nomi di Pietro Ingrao, Fausto Bertinotti, Nichi Vendola, il regista Mario Monicelli, esponenti della Sinistra Democratica (come Leoni e Grandi), della maggioranza di Rifondazione come Ramon Mantovani ma anche della componente vendoliana che ha seguito il suo leader nell'adesione.
L'appello, inizialmente proposto dal Movimento per la Sinistra (che raccoglie associazioni tra cui l'ARS di Tortorella, Uniti a Sinistra di Folena e Socialismo XXI) e dal laboratorio fiorentino ''per la sinistra unita e plurale'' di Paul Ginsborg, ha mietuto firme nel mese di agosto ed è oggi comparso su "Liberazione". Salari, disarmo, scuola e sanità pubbliche, vertenze territoriali (Ponte di Messina, TAV, Vicenza), difesa della contrattazione collettiva, laicità, democrazia, giustizia uguale per tutti, libertà e pluralismo nella comunicazione, no al nucleare sono i punti forti di una vera e propria piattaforma avanzata all'attenzione dei partiti della Sinistra. Un documento, insomma, per una "opposizione efficace" a partire dalle piazze, anche perché - si spiega - "l'attuale minoranza parlamentare non è certo in grado di svolgere questo compito da sola".

"Abbiamo promosso questo appello in sordina e tra mille difficoltà - spiega Piero Di Siena - ma con tenacia abbiamo tenuto il punto, finché è emerso un massiccio movimento verso l'adesione". L'appello è rivolto "a tutte le forze politiche, sociali e culturali della sinistra e chiedendo a ognuna di esse di concorrere a un’iniziativa che non sia di una parte sola" ed ha già raccolto il placet del segretario del PRC Ferrero. "L'11 ottobre - conclude Di Siena - sarà l'occasione per far sentire al paese che un'opposizione esiste ed è solo temporaneamente fuori dalle aule parlamentari ma anche per ricominciare un percorso di dialogo a sinistra".



Un'altra Italia Un'altra Politica.
Le politiche aggressive del Governo di centrodestra, sostenute in primo luogo da Confindustria, disegnano il quadro di un'Italia ripiegata su se stessa e che guarda con paura al futuro, un Paese dove pochi comandano, in cui il lavoro viene continuamente umiliato e mortificato, nel quale l'emergenza è evocata costantemente per giustificare la restaurazione di una società classista razzista e sessista. Che vede nei poveri, nei marginali e nei differenti, i suoi principali nemici. Che nega, specie nei migranti, il riconoscimento di diritti di cittadinanza con leggi come la Bossi Fini che non solo generano clandestinità e lavoro nero, ma calpestano fondamentali valori di umanità. Questa è la risposta delle destre alla crisi profonda, di cui quella finanziaria è solo un aspetto, che attraversa il processo di globalizzazione e le teorie liberiste che l’hanno sostenuto. Una risposta che, naturalmente, ignora il fatto che solo un deciso mutamento del modello economico oggi operante può risolvere problemi drammatici, dei quali il più grave è la crisi ecologica planetaria. Spetta alla sinistra contrapporre un’altra idea di società e un coerente programma in difesa della democrazia e delle condizioni di vita delle persone. E’ una risposta che non può tardare ed è l’unico modo per superare le conseguenze della sconfitta elettorale e politica.?Ci proponiamo perciò di contribuire alla costruzione di un’opposizione che sappia parlare al Paese a partire dai seguenti obiettivi :
riprendere un'azione per la pace e il disarmo di fronte a tutti i rischi di guerra, oggi particolarmente acuti nello scacchiere del Caucaso. La scommessa è ridare prospettiva a un ruolo dell’Europa quale principale protagonista di una politica che metta la parola fine all'unilateralismo dell'amministrazione Bush, al suo programma di scudo spaziale e di estensione delle basi militari nel mondo, all'occupazione in Iraq e Afghanistan (dove la presenza di truppe italiane non ha ormai alcuna giustificazione), ma anche alla sindrome da grande potenza che sta impossessandosi della Russia di Putin;
imporre su larga scala un'azione di difesa di retribuzioni e pensioni falcidiate dal caro vita, il quale causa un malessere che la destra tenta di trasformare in egoismo sociale, guerra tra poveri, in un protezionismo economico del tutto insensibile al permanere di gravi squilibri tra il Nord e il Sud del mondo. Di fronte alla piaga degli “omicidi bianchi” è necessario intensificare i controlli e imporre l’applicazione delle sanzioni alle imprese. Si tratta inoltre di valorizzare tutte le forme di lavoro: lottando contro precariato e lavoro nero, anche attraverso la determinazione di un nuovo quadro legislativo; sostenendo il reddito dei disoccupati e dei giovani inoccupati; ottenendo il riconoscimento di forme di lavoro informale e di economia solidale; respingere l'attacco alla scuola pubblica, all'Università e alla ricerca, al servizio sanitario nazionale, ai diritti dei lavoratori e alla contrattazione collettiva. E’ una vera e propria demolizione attuata attraverso un'azione di tagli indiscriminati e di licenziamenti, l'introduzione di processi di privatizzazione, e un'offensiva ideologica improntata a un ritorno al passato di chiaro stampo reazionario (maestro unico, ecc.). L'obiettivo della destra al governo è colpire al cuore le istituzioni del welfare che garantiscono l’esercizio dei diritti di cittadinanza.

L'affondo è costituito da un'ipotesi di federalismo fiscale deprivato di ogni principio di mutua solidarietà; rispondere con forza all'attacco contro le politiche volte a contrastare la violenza degli uomini contro le donne, riconoscendo il valore politico della lotta a tutte le forme di dominio patriarcale, dell'autodeterminazione delle donne e della libertà femminile nello spazio pubblico e nelle scelte personali;
sostenere il valore della laicità dello stato e riconoscere diritto di cittadinanza alle richieste dei movimenti per la libera scelta sessuale e per quelle relative al proprio destino biologico; sostenere le vertenze territoriali (No Tav, No Dal Molin, ecc.) che intendono intervenire democraticamente su temi di grande valore per le comunità, a partire dalle decisioni collettive sui temi ambientali, sulla salute e sui beni comuni., prima fra tutti l’acqua. Quella che si sta affermando con la destra al governo è un’idea di comunità corporativa, egoista, rozza e cattiva, un’idea di società che rischia di trasformare le nostre città e le loro periferie nei luoghi dell’esclusione. Bisogna far crescere una capacità di cambiamento radicale delle politiche riguardanti la gestione dei rifiuti e il sistema energetico.
Con al centro la massima efficienza nell’uso delle risorse e l’uso delle fonti rinnovabili. Superando la logica dei megaimpianti distruttivi dei territori, del clima e delle risorse in via di esaurimento. E’ fondamentale sostenere una forte ripresa del movimento antinuclearista che respinga la velleitaria politica del governo in campo energetico. contrastare tutte le tentazioni autoritarie volte a negare o limitare fondamentali libertà democratiche e civili, a partire dalle scelte del governo dai temi della giustizia, della comunicazione e della libertà di stampa. O in tema di legge elettorale mettendo in questione diritti costituzionali di associazione e di rappresentanza. Si tratta anche di affermare una cultura della legalità contro le tendenze a garantire l’immunità dei forti con leggi ad personam e a criminalizzare i deboli.
Per queste ragioni e con questi obiettivi vogliamo costruire insieme un percorso che dia voce ad un'opposizione efficace, che superi la delusione provocata in tanti dal fallimento del Governo Prodi e dalla contemporanea sconfitta della sinistra, e raccolga risorse e proposte per questo paese in affanno.L'attuale minoranza parlamentare non è certo in grado di svolgere questo compito, e comunque non da sola, animata com'è da pulsioni consociative sul piano delle riforme istituzionali, e su alcuni aspetti delle politiche economiche e sociali (come tanti imbarazzati silenzi dimostrano, dal caso Alitalia all'attacco a cui è sottoposta la scuola, dalla militarizzazione della gestione dei rifiuti campani alle ordinanze di tante amministrazioni locali lesive degli stessi principi costituzionali). Bisogna invece sapere cogliere il carattere sistematico dell'offensiva condotta dalle destre, sia sul terreno democratico, che su quelli civile e sociale, per potere generare un'opposizione politica e sociale che abbia l’ambizione di sconfiggere il Governo Berlusconi. Quindi, proponiamo una mobilitazione a sinistra, per "fare insieme", al fine di suscitare un fronte largo di opposizione che, pur in presenza di diverse prospettive di movimenti partiti, associazioni, comitati e singoli, sappia contribuire a contrastare in modo efficace le politiche di questo governo.

Al tal fine proponiamo la convocazione per il 11 ottobre di un'iniziativa di massa, pubblica e unitaria, rivolgendoci a tutte le forze politiche, sociali e culturali della sinistra e chiedendo a ognuna di esse di concorrere a un’iniziativa che non sia di una parte sola. Il nostro intento è contribuire all’avvio di una nuova stagione politica segnata da mobilitazioni, anche territorialmente articolate, sulle singole questioni e sui temi specifici sollevati.


Prime Adesioni;

Anna Picciolini, Bianca Pomeranzi, Maurizio Acerbo, Andrea Alzetta, Fabio Amato, Andrea Agostini, Mario Agostinelli, Vittorio Agnoletto, Ciro Argentino, Giorgio Arlorio, Giuseppe Albanese, Stefano G. Azzarà , Andrea Bagni, Imma Barbarossa, Gianni Belloni, Alessandro Biasoli , Bianca Mara, Carlo Baldini, Maria Luisa Boccia, Gabriele Bollini, Elio Bonfanti , Carlo Borriello , Mara Bianca, Benedetta Buccellato, Alberto Burgio, Sergio Bellucci, Gabriele Bollini, Nerina Benuzzi, Maddalena Berrino, Fausto Bertinotti, Stefano Bianchi, Marina Bosco, Giacinto Botti, Augustin Breda, Antonio Bruno, Gloria Buffo, Oriella Busetto, Bianca Bracci Torsi, Paolo Cacciari, Maria Campese, Giovanna Capelli, Mauro Cannoni, Antonio Castronovi, Francesca Cavarocchi, Maria Grazia Campus, Sergio Caserta, Wilma Casavecchia, Cesare Chiazza, Elena Canali, Giuseppe Chiarate, Luciana Castellina, Guido Cappelloni, Bruno Ceccarelli, Stefano Ciccone ,Aurelio Crippa, Mario Cena, Luigi Cerini, Gianpiero Ciambotti, Paolo Ciofi, Anna Cotone, Eros Cruccolini, Claudio Cugusi, Rosa Maria Cutrufelli, Sandro Curzi, Flavio Cogo, Luisella De Filippi, Elettra Deiana, Nunzio D'Erme, Dante De Angelis, Loredana De Checchi, Paolo De Nardis , Piero Di Siena, Antonella Del Conte, Walter De Cesaris, Elena Del Grosso, Jose Luis Del Roio, Gemma De Rosa, Valeria Di Blasio, Pippo Di Marca , Mauro Di Marco, Dalma Domeneghini, Ferruccio Danini, Eugenio Donise, Erminia Emprin, Roberta Fantozzi , Pietro Folena, Riccardo Ferraro , Ciccio Ferrara, Eleonora Forenza, Loredana Fraleone, Mercedes Frias , Francesco Francescaglia, Davide Franceschini, Francesca Foti , Matteo Gaddi , Stefano Galieni, Don Gallo, Clara Gallini , Rocco Giacomino, Matteo Gerardo, Alfonso Gianni, Dino Greco, Fosco Giannini, Paul Ginsborg, Franco Giordano, Sergio Giovagnoli, Claudio Grassi, Cristina Grandi, Heidi Giuliani, Chiara Giunti, Alfiero Grandi, Giuseppe Gonnella, Celeste Grossi, Rita Guglielmetti, Celeste Grossi, Paolo Halacia, Margherita Hack, Giuseppe Joannas, Igor Kocijancic, Pietro Ingrao, Donata Ingrilli, Beniamino Lami , Antonio Lareno, Rita Lavaggi, Gigi Livio, Salvatore Lihygm, Mirko Lombardi, Roberto Latella, Umberto Lauren, Piero Leonesio, Carlo Leoni, Orazio Licandro, Lia Losa , Salvatore Lihard , Dora Maffezzoli, Ramon Mantovani, Gerardo Marletto, Graziella Mascia, Roberto Mastroianni, Corrado Mauceri, Filippo Miraglia, Sergio Mirimao, Citto Maselli , Giorgio Mele, Paolo Menichetti, Lidia Menapace, Siliano Mollitti, Sandro Morelli, Mario Monicelli, Valerio Monteventi , Gennaro Migliore , Gianni Minà , Giorgio Molin, Emilio Molinari, Andrea Morniroli, Andrea Montagni , Roberto Musacchio , Amalia Navoni, Fabrizio Nizi , Simone Oggionni, Andrea Occhipinti, Franco Ottaviano , Manuela Palermi, Mario Palermo , Gianni Palumbo, Simona Panzino, Luigi Pegolo, Elisabetta Piccolotti, Silvana Pisa, Francesco Piobbichi, Marina Pivetta, Giuseppe Prestipino, Giovanni Prezioso, Ciro Pesacane, Renata Puleo , Carla Ravaioli, Luigi Regolo, Fausto Razzi , Simona Ricotti, Tiziano Rinaldini , Giorgio Riolo , Anna Maria Riviello, Mino Ronzitti, Rossano Rossi, Giovanni Russo Spena , Francesco Saccomano, Mario Sai , Don Roberto Sardelli, Antonia Sani, Pino Sgobio , Ersilia Salvato, Pasquale Scimeca , Arturo Scotto , Luigi Servo, Anita Sonego, Claudia Sacconi, Raffaele Salinari, Paola Scarnati, Aldo Semeraro, Massimiliano Smeriglio, Consiglia Salvino, Niko Somma, Patrizia Sentinelli, Antonio Sgrò, Gabriella Stramaccioni, Maria Luisa Severi, A. Davide Squillanti, Bruno Steri, Gigi Sullo, Luigi Tamburino , Federico Tommasello, Patrizio Tonon, Massimo Torelli, Stefano Tassinari, Aldo Tortorella , Sergio Tosini, Luca Trevisan, Mauro Vannoni , Fulvio Vassallo Paleologo, Benedetto Vertecchi, Nichi Vendola, Jacopo Venier, Pasquale Voza, Sergio Zampini, Renato Zanoli, Maurizio Zipponi, Angelo Zola, Katia Zanotti.



I Vostri Commenti [0]



Un Progetto che riunisca.

Da: www.ilmanifesto.it/

•Rossana Rossanda•
Siamo a uno dei punti più bassi della nostra storia: Alberto Asor Rosa ha ragione. Siamo a una crisi intellettuale e morale degli italiani - metà dei quali hanno votato per la terza volta una banda di affaristi ex fascisti e separatisti e l'altra metà si è divisa. Occorre dunque, scrive Asor, un soggetto politico nuovo, pulito e con un'idea di nazione che guardi a sinistra e non insegua fisime comuniste. Nel documento del Crs, Mario Tronti diceva qualcosa di analogo precisando che deve essere una grande forza popolare.
Non che mi piaccia essere una fisima, ma pazienza. Però, allo stato delle cose, non vedo dove questa forza politica sia. Veltroni direbbe: ma come, quella forza sono io, e il Pd. Abbiamo il 34 per cento dei voti, non siamo una combriccola di affaristi, abbiamo un'ipotesi riformista e una moderna icona morale in Robert Kennedy, abbiamo chiuso con ogni tipo di comunismo. Già, solo che l'opposizione a Berlusconi il Partito democratico non la sta facendo. Solo che raramente si è veduto un partito di sinistra così monocratico e poco popolare, se per democratico e popolare si intende un minimo di democrazia partecipata. Solo che, per dirla tutta, che cosa sia il Pd non si è capito ancora: gli avevano dato vita la Margherita e i Ds, ma della Margherita mancano ormai Prodi e Parisi, e Rosi Bindi sembra tenere più per coerenza che per persuasione. Neanche i Ds sembrano un blocco: D'Alema giura per il Partito democratico ma la sua fondazione ha accenti alquanto diversi da quelli di Veltroni. Chi può giurare che al primo congresso questa chimera diventi un animale affidabile?
Fuori del Pd le cose non vanno meglio. La frettolosa coalizione della sinistra Arcobaleno è stata addirittura espulsa dal Parlamento, il suo proprio elettorato avendole giurato vendetta per essersi fatta trascinare nell'avventura di governo.
La Sinistra democratica di Mussi ha perduto qualche foglia invece che guadagnarne. I Verdi lo stesso. Rifondazione si è spaccata in due tronconi che neppure si parlano: la maggioranza di Ferrero punta tutto sul conflitto sociale dal basso, la minoranza di Niki Vendola su una raccolta di aree radicali fra le quali quella comunista potrebbe essere una cultura fra le altre, dell'ambientalismo che è più vasto dei Verdi, del femminismo, dei movimenti. Non vedo perciò, allo stato dei fatti, un soggetto in grado di fare fronte alla slavina di destra. Vedo una quantità di orfani che vorrebbero questo soggetto ma sui quali da diversi anni passano grandinate che li disperdono vieppiù. Ma qual è la causa delle grandinate?
Sta soltanto nella risolutezza e la sfacciataggine di Berlusconi? Non credo. La banda che ci governa ripete esattamente forme, metodi e misure di tutti gli esecutivi europei dagli anni '80: la potente spinta alla disuguaglianza, all' arricchimento di pochi, all'impoverimento dei più, cioè l'ondata neoliberista che ha seguito i «trent'anni gloriosi».
È una ripresa della linea che era già stata sconfitta in Europa e negli Usa dopo gli anni '20. Ma ora, osserva Asor, essa è già arrivata a un punto morto. Vero, ma non per la forza della sinistra. È nei guai con se stessa. Dal liberismo si oscilla al protezionismo, dal mercato unico alle guerre commerciali simili a quelle del XIXmo secolo - ecco dove stiamo ritornando. Gli Stati uniti hanno l'egemonia militare ma non più economica; questa gli è contestata dalla Cina e dall'India in poderosa crescita. E l'arroganza di Bush ha infilato la sua supremazia militare nella trappola del Medio oriente, mentre l'Europa è insabbiata in una moneta relativamente forte, in un'economia debolissima e in un'iniziativa politica pari a zero.


Questo è il quadro cui siamo davanti. Crediamo davvero che si potrà batterlo con i conflitti sociali dal basso o con l'adunata dei renitenti al veltronismo? Non lo penso. Se vogliamo non solo battere Berlusconi ma dirci dove l'Italia può andare, su quali basi si può ricostruirne una fisionomia intellettuale e morale bisognerà pur passare dalle proteste divise e poco comunicanti a un progetto capace di credibilità, persuasione e mobilitazione. Per questo non serve il Partito democratico, che del liberismo condivide gli orizzonti, né bastano le due anime di Rifondazione: la vastità dell'impegno implica una raccolta di forze che vada molto oltre la sinistra Arcobaleno e la natura dell'impresa implica una dimensione del conflitto che non si risolve dal basso. Del resto, qual è il basso della globalizzazione? E qui torna la mia fissazione: se siamo, come credo, una tessera di una tendenza mondiale, prima di tutto ad essa dobbiamo dare un nome e di essa definire la mappa. Il nome è il capitalismo dall'ultimo quarto del Novecento agli inizi del Duemila. La mappa è quella dell'intero pianeta. Finiamo di balbettare che tutto è cambiato e perciò niente si può dire, e cominciamo a precisare che cosa questo capitalismo è diventato. Non ci sono più vittorie puramente locali contro di esso. Come i dipendenti di una fabbrica non possono battersi da soli contro la delocalizzazione dell'azienda così un paese europeo non può battersi da solo contro la recessione, quali che siano le pensate protezioniste di Tremonti. Ma quando alla crisi delle classi dirigenti si somma il caos della sinistra il rischio è di essere trascinati via tutti. Può questo rischio trasformarsi in occasione? Questa è a mio avviso la domanda vera. Credo che sì, per l'ampiezza dei soggetti coinvolti e per la profondità non solo materiale e pecuniaria del disastro ma appunto intellettuale e morale - non è per caso che all'apatia culturale dell'Occidente ormai non si oppongano che nazionalismi o fondamentalismi.
Ma nel medio termine temo che non si possa dare una parola d'ordine rivoluzionaria, almeno nel senso che abbiamo dato a questa parola fino a poco tempo fa: l'esito del '68 dimostra quanto eravamo già arretrati e quel che è seguito all'89 impedisce anche ai più ostinati di sognare una riedizione dei socialismi reali. Ma la sofferenza sociale e l'ampiezza delle ineguaglianze sono diventate così forti da rendere fragile la stessa tenuta e coesione di ogni singolo paese. Non è con le riforme istituzionali che si può aggiustare la baracca. Potrebbe essere aggiustata, per difficile che sia, con una inversione di tendenza: un intervento che restituisca il primato alla politica piuttosto che ai meccanismi dell'economia, che dia luogo a linee di sviluppo, incluso uno «sviluppo di decrescita», che ridistribuisca la ricchezza a sfavore delle zone forti e a favore di quelle deboli, che decida il taglio dei privilegi sociali, il rilancio su un piano mondiale dei mercati interni (l'impossibilità di procedere del Wto parla chiaro).
Non sarà un'operazione indolore, ma può non essere impossibile. Chi non si ritroverebbe in questo progetto? Soltanto i boss delle stock option d'oro. Non sarà la rivoluzione, ma oggi come oggi sarebbe certamente una rivoluzione culturale.



I Vostri Commenti [0]



Riunione del comitato esecutivo dell'associazione
rossoverde svoltasi il 3/5/2008

•Rocco Giacomino• Si e' svolta Sabato 3 Maggio a Roma la riunione del Comitato Esecutivo dell' Associazione ROSSOVERDE durante la quale si e' valutata la dura sconfitta elettorale che ha determinato l'affermazione delle destre e la cancellazione della rappresentanza istituzionale della sinistra.Il confronto proseguira' in una successiva riunione da convocarsi nei prossimi giorni.L'analisi del voto ha evidenziato le molteplici ragioni della sconfitta. Il mancato avvio di un vero percorso Costituente della sinistra ha reso la Sinistra-Arcobaleno,anziche' un progetto politico, un mero cartello elettorale tra partiti privo di capacita' attrattiva e per questo esposto, ancorpiu', al richiamo del cosiddetto voto utile.Questo ritardo ha trasformato una grave sconfitta in una disfatta. Ha pesato inoltre la delusione per come la sinistra e' stata al governo.Ma una sconfitta cosi cocente rinvia a ragioni piu' profonde,innanzitutto all'egemonia esercitata sulla societa' da questa modernizzazione capitalista che ha frammentato il mondo

del lavoro facendogli perdere coscienza di se',sino a travolgerne la sua rappresentanza politica.Da qui occorrera' ripartire,non certo rinchiudendosi ciascuno nelle proprie fragili trincee organizzative o promuovendo aggregazioni identitarie che dividono anziche' unire la sinistra.L'Associazione Rossoverde proseguira' il suo impegno con quelle forze,aree politiche ed associative,singoli piu' impegnati nella costruzione di una sinistra nuova e rossoverde, autonoma,unitaria,popolare e di trasformazione.Nelle prossime settimane saranno meglio definite le condizioni politiche, gli interlocutori ed i soggetti interessati a questa comune prospettiva.



I Vostri Commenti [0]



Bisogno di Sinistra

Da "aprileonline.info"

•Giovanni Berlinguer• Di fronte al manifestarsi di un mezzo terremoto del sistema politico italiano, la questione era e resta quella di mettere in campo una nuova sinistra che, per riferimenti ideali, per visioni e per culture critiche, per capacità di aggregare forze sociali ed intellettuali, a cominciare dal lavoro, si dimostri capace di una risposta a quel senso di perdita che si è vissuto nell'ultimo decennio.
Ventiquattro mesi. Tanto è passato dalla fine dell'ultima tornata elettorale, quando il Paese si ritrovò materialmente spaccato in due, con risultati al di sotto delle aspettative e delle speranze che avevano animato il centrosinistra nella fase di opposizione al governo Berlusconi. Quel risultato avveniva dopo la stagione straordinaria dell'impegno pacifista, dello scontro sull'articolo 18, delle grandi manifestazioni della Cgil, e dopo il referendum a difesa della Costituzione, che malgrado le divisioni della sinistra conquistò una consistente maggioranza nelle urne. L'Unione, stretta nei margini della risicata vittoria su Berlusconi, non è riuscita a conquistarsi una propria soggettività politica.
Tra il prima e il dopo di quella stagione politica, si consolidano nel centrosinistra nuovi progetti e formazioni politiche. Da una parte inizia il suo percorso la Sinistra Arcobaleno, dall'altra nasce il Partito Democratico, con l'idea di mutare la vicenda italiana collocando al centro dello schieramento politico i Ds e la Margherita. Un progetto di fusione a freddo, si disse, stretto in logiche di ceto politico, che sarebbe stato destinato al naufragio in assenza della svolta radicale impressa a tutto il processo da Walter Veltroni. La crisi del governo dell'Unione guidato da Romano Prodi si deve a esponenti centristi (Mastella e Dini in testa) e non certo alle forze della sinistra.
Ma il nodo è politico e sta nell'impossibilità di tenere insieme il governare con una coalizione che registrava difficilissimi equilibri e la costruzione di una nuova soggettività politica, quella del Pd, proiettata in un nuovo schema politico-istituzionale. Ed è incredibile, quasi paradossale, come a poche settimane dalla sconfitta parlamentare, l'opera di governo di Prodi sia stata rapidissimamente accantonata, quasi evaporata, nonostante i suoi successi in campo economico e in politica estera, le sue qualità personali e la scelta di un rigore, umano e politico, propri del cattolicesimo democratico. Anche questo è il segno della conclusione di una fase e dell'apertura di un nuovo scenario che ha in primo piano, a destra come a sinistra, la costruzione di nuovi soggetti politici.
Di fronte alla crisi della politica, che è essenzialmente crisi dei partiti, della loro lontananza dai cittadini e dalle loro esigenze, di fronte alle convulsioni degli schieramenti e al panorama delle liste appena presentate, la sinistra ha di fronte a sé la prova delle prove. Per la Sinistra Arcobaleno la sfida è grande: si tratta di avviare, nel pieno del confronto elettorale, una grande riflessione sui caratteri della trasformazione morale e intellettuale di cui l'Italia ha bisogno. Non basterà questo mese per ricostruire la sua analisi critica, riuscendo a valorizzare nuovi approcci che derivano dall'apporto di molte culture, a partire da quelle che hanno origine nel lavoro, nell'ambientalismo e nella differenza di genere. Ma deve vivere a pieno la forza e la consapevolezza che da questo intreccio può maturare una visione moderna dello sviluppo, e non solo della distribuzione delle risorse. Per quanti si sono raccolti sotto il simbolo dell'Arcobaleno, il compito prioritario é quello di ragionare in fretta e bene, ovvero capire e incidere sull'Italia, ricostruendo le proprie opzioni politiche e valoriali, mettendo a frutto le esperienze, specie quelle più avanzate, che animano tanti spezzoni della società civile, e quelle di governo, a cominciare dai molti risultati positivi registrati nelle amministrazioni locali e nelle Regioni. Questo passaggio, che è insieme politico ed elettorale, può ricostruire un punto di vista originale e proporre una visione più avanzata dell'Italia, esprimendo il meglio della politica "utile" che affonda sulle testimonianze personali, su una radicalità sociale e ideale, con un'ambizione critica capace di leggere il presente (e il futuro) dell'Italia e del mondo.

Altro che voto utile. La competizione nello schieramento di centrosinistra sta tra chi sa leggere meglio i processi, tra chi li rappresenta con maggiore efficacia, tra chi vive la politica in modo trasparente e disinteressato, tra chi offre visioni del futuro dentro la quotidianità del presente, tra chi riesce a meglio contrastare gli elementi di sofferenza sociale prodotti dalla globalizzazione selvaggia. La spinta positiva che va messa in campo deve anche riuscire ad intercettare quelle sollecitazioni al protagonismo, alla creatività, alle libertà e alla partecipazione che legano le nuove generazioni alla storia e alle conquiste del movimento operaio.
La prossima campagna elettorale dovrebbe essere questo. Per la sinistra, unita e plurale, si tratta di mettersi in cammino lasciando i vecchi recinti, per costruire forme politiche nuove, non evanescenti né provvisorie, perché altrimenti si tradirebbero le tante attese suscitate, specie tra i giovani. La campagna elettorale e i passi concreti verso la costruzione di un nuovo soggetto politico possono intrecciarsi positivamente e costituire un passaggio irreversibile. L'impegno di Fausto Bertinotti, e di molti altri, donne e uomini, esprimono per storia, prestigio e competenza, un' idea forte di giustizia sociale, di ripristino della centralità del lavoro, di piena espressione dell'ambientalismo come pietra di paragone del mondo futuro. Abbiamo pochissimo tempo.
Questa campagna elettorale sarà breve e difficile. Ma abbiamo una carta politica forte, per l'oggi e per il domani del nostro paese: ri-costruire la sinistra italiana. Il voto può darle la forza necessaria. Sappiamo come e quanto sia stato e sarà faticoso questo processo, fatto di tante, troppe resistenze e riserve. Ora siamo in campo e sta da questa parte il vero voto utile. Un voto diventa utile quando è effettivamente diverso dagli altri voti possibili. E vale soprattutto se i cittadini, anche quelli con il cuore e la testa a sinistra, il giorno del voto incontreranno non un cartello elettorale, ma un progetto carico di senso e di futuro. Ciò vale per i partiti che fin qui la rappresentano, ma riguarda soprattutto la sinistra reale, diffusa, e una sinistra potenziale, che più cresce di senso il disegno generale, più si traduce in partecipazione, impegno, chance di vittoria. Una larga, aperta, accogliente sinistra arcobaleno, fatta di associazioni, giornali, movimenti.
Sappiamo bene che il progetto politico che vogliamo mettere in campo richiede tempo, lavoro, sacrifici. Il precipitare della crisi politica e la corsa al voto anticipato ha fatto entrare in gioco elementi di necessità. Ma abbiamo la possibilità di dare da subito segnali visibili, concreti, di un vero inizio. Di fronte al manifestarsi di un mezzo terremoto del sistema politico italiano, la questione era e resta quella di mettere in campo una nuova sinistra che, per riferimenti ideali, per visioni e per culture critiche, per capacità di aggregare forze sociali ed intellettuali, a cominciare dal lavoro, si dimostri capace di una risposta a quel senso di perdita che si è vissuto nell'ultimo decennio. Una nuova sinistra che sappia misurarsi con la costruzione di nuove radici sociali nelle tante precarietà e particolarità della società italiana, dando significato ad una varietà di bisogni che la crisi e il declino dell'Italia non hanno cancellato, e anzi ne hanno reso più evidenti ed acute le disparità.
Diventa perciò essenziale, anche nel periodo elettorale, la questione di una riforma profonda della politica stessa, insieme a una analisi più approfondita dei destini nazionali. Con la consapevolezza che costruire una nuova sinistra rappresenta la risposta ad un bisogno forte di una parte larga della popolazione, dopo che al centro si sono auto-collocate le culture e le classi dirigenti che pure hanno avuto una storia e una cultura legate al movimento operaio. Mantengo peraltro ferma la convinzione che tutte queste forze sono e saranno comunque essenziali per un'eventuale, futura azione di governo e di cambiamento, nel Paese, nel Parlamento come negli enti locali e nelle Regioni. La realtà stessa della crisi politica italiana e le vicende dell'economia internazionale possono far emergere contraddizioni e aprire un confronto e un dialogo che non dobbiamo pregiudizialmente dare per impossibile e precluso. Nulla è scontato, e sono molti i fattori che possono rendere utile e positiva la funzione di rappresentanza di una sinistra che ad aprile cerca, con il voto degli elettori, di costruire il suo domani.



I Vostri Commenti [0]



Un programma per un Paese “migliore e più giusto”.

Un programma come quello di Zapatero, campione del socialismo europeo, e “più innovativo di quello del Pd”. La Sinistra arcobaleno presenta la sintesi delle sue proposte, quattro cartelle in cui sono condensate le circa trenta pagine di ricette per un Paese nuovo, ma anche “migliore e più giusto”. Ecco, nel dettaglio, i 14 punti del programma:

SICUREZZA SUL LAVORO - Fissare per legge la durata massima del lavoro giornaliero in 8 ore e in 2 ore la durata massima degli straordinari; approvare subito i decreti attuativi del Testo Unico sulla Sicurezza sul lavoro per più controlli e certezza; severità delle pene per le imprese che trasgrediscono le norme.
LOTTA A PRECARIETÀ - Superare la legge 30 e affermare il contratto a tempo pieno e indeterminato come forma ordinaria del rapporto di lavoro; rafforzare la tutela dell’articolo 18 contro i licenziamenti ingiustificati; cancellare dall’ordinamento le forme di lavoro co.co.co, co.co.pro e le false partite IVA.
SALARI, FISCO, REDISTRIBUZIONE REDDITO - Fissare per legge il salario orario minimo per garantire una retribuzione mensile netta di almeno 1.000 euro. Meccanismo di recupero automatico annuale dell’inflazione reale; portare le detrazioni fiscali per i lavoratori dipendenti a 1,200 euro; introdurre un reddito sociale per i giovani in cerca di occupazione e per i disoccupati di lungo periodo, costituito da erogazioni monetarie e da un pacchetto di beni e servizi. Diminuire il prelievo fiscale per i redditi più bassi dal 23 al 20% e aumentare la tassazione sulle rendite finanziarie al 20%, redistribuire il reddito ai lavoratori attuando immediatamente la finanziaria 2008 che destina loro tutto l’extragettito.
LAICITÀ - Uguaglianza sostanziale dei diritti delle persone omosessuali; riconoscimento pubblico delle unioni civili; ognuna e ognuno ha il diritto di decidere del proprio corpo e della propria vita, propone una legge sul testamento biologico.
LIBERTÀ DONNE - La legge 194 va applicata estendendo in tutto il Paese la rete dei consultori e introducendo in via definitiva la pillola RU486; nuova legge sulla fecondazione assistita per eliminare i divieti della legge 40; no a discriminazioni basate su orientamento sessuale e identità di genere.
PACE E DISARMO - Attuare in pieno l’art.11 della Costituzione. L’Italia non deve più partecipare a missioni al di fuori del comando politico e militare dell’Onu. Tagliare le spese per gli armamenti, avviare la riconversione dell’industria bellica applicando la legge 185. Al bando per legge le armi nucleari dall’Italia. No alla nuova base Usa a Vicenza, sì a una Conferenza nazionale sulle servitù militari per ridiscutere le basi della guerra preventiva sul territorio italiano. Nuova legge sulla cooperazione allo sviluppo.
PATTO PER IL CLIMA - No al nucleare, superare entro il 2020 il 20% dell’energia prodotta da fonti rinnovabili e ridurre del 20% le emissioni; un grande investimento pubblico in pannelli solari su tutti i tetti delle case e degli edifici pubblici. L’acqua deve essere bene pubblico. Ripubblicizzazione dei servizi idrici, legge quadro sul governo del suolo e inasprimento delle pene contro i reati ambientali e le ecomafie.

‘GRANDI OPERE’ - Per la Sinistra sono: messa in sicurezza del territorio dal rischio sismico e idrogeologico; investimenti per migliorare i servizi di trasporto per i pendolari e la mobilità nelle città con nuove metropolitane, linee tramviarie e mezzi a energia pulita. Nei prossimi 5 anni 1000 treni per i pendolari. No a Ponte sullo Stretto, Mose, TAV; sì a interventi su nodi ferroviari urbani, infrastrutture ferroviarie al Sud, potenziare i valichi alpini. Investimenti sul trasporto merci su rotaia e sulle autostrade del mare. Ridurre la produzione di rifiuti, forti investimenti nella raccolta differenziata, misure concrete per il riciclaggio, impiego delle tecnologie più avanzate.
SALUTE - Adeguare il fondo sanitario nazionale al livello europeo, superare ticket e liste d’attesa, inserire le cure odontoiatriche nei livelli essenziali del Ssn. Legge sulla non autosufficienza, finanziando un fondo nazionale per almeno 1,5 miliardi di euro, aumento del fondo nazionale per le politiche sociali e indicazione di livelli essenziali delle prestazioni per eliminare la divaricazione fra regioni ricche e povere. Un piano di asili come cardine della rete di servizi per i bambini.
CASA - No agli sfratti se non da casa a casa. Piano nazionale per l’edilizia sociale per 1,5 miliardi di euro. Fondo per la ricontrattazione dei mutui di chi ha acquistato la prima casa e rischia di perdere l’alloggio; eliminare l’Ici sulla prima casa non di lusso per i redditi medio-bassi.
IMMIGRATI - Abolire la legge Bossi-Fini, approvare una nuova normativa che introduca l’ingresso per ricerca di lavoro, meccanismi di regolarizzazione permanente, il diritto di voto alle amministrative, la chiusura dei CPT, una legge sulla cittadinanza sulla base del principio dello jus soli.
ISTRUZIONE, FORMAZIONE, UNIVERSITÀ, RICERCA - Laicità della scuola pubblica, scuole private libere ma senza oneri per lo Stato. Generalizzare la scuola dell’infanzia, estendere il tempo pieno e prolungato, innalzare l’obbligo scolastico da fare nella scuola e da portare progressivamente a 18 anni; valorizzare il ruolo dell’insegnante. Aumentare l’investimento pubblico in alta formazione e ricerca, per raggiungere la media dei paesi Ocse; rinnovare il sistema università e ricerca con il reclutamento di 3000 giovani ricercatori l’anno fino al 2013; estendere il diritto allo studio elevando a 20.000 euro il limite di reddito per aver diritto alla borsa di studio.
COSTI POLITICA - Ridurre il numero di parlamentari e consiglieri regionali. La retribuzione dei parlamentari non deve essere superiore a quella media dei loro colleghi nei Paesi europei. Sottrarre per legge ai partiti le nomine, nella Sanità come negli altri settori pubblici.
INFORMAZIONE - Abrogare la ‘legge Gasparrì, approvare una vera legge di sistema che imponga tetti antitrust e impedisca posizioni dominanti nelle comunicazioni e nell’industria culturali. È assolutamente indispensabile approvare una vera legge sul conflitto di interessi.



I Vostri Commenti [0]



Appello agli amministratori locali della Sinistra Arcobaleno.

Appello agli amministratori della Sinistra Arcobaleno per la stabilizzazione dei precari della pubblica amministrazione italiana.
La Finanziaria 2008 prevede all'articolo 90 lettera b) la possibilità, anche per l'anno in corso, di stabilizzare i lavoratori precari degli enti locali, delle università e degli altri enti pubblici.
Esattamente come lo scorso anno, dunque, abbiamo tutti un'occasione unica: quella di sanare la condizione lavorativa e pensionistica di migliaia e migliaia di lavoratori che hanno svolto funzioni essenziali per la pubblica amministrazione italiana, a vario titolo, e si trovano alle prese con la drammatica incertezza del loro futuro.
Noi sappiamo, per quello che dichiarano i vertici del Pdl e ampi settori del Pd, che è altissimo il rischio che il prossimo governo cancelli dalla manovra finanziaria che verrà tutta la partita normativa di favore relativa alle stabilizzazioni dei lavoratori precari pubblici. Ed è per questo che chiediamo ai compagni della Sinistra Arcobaleno che rivestono cariche pubbliche, spesso con compiti di governo, negli enti locali uno sforzo straordinario perché si sani questa profonda ferita sociale con l'assunzione di tutti questi lavoratori.

Riteniamo che il dettato costituzionale secondo il quale alla pubblica amministrazione si accede mediante concorso debba essere sempre il pilastro fondamentale del diritto del lavoro pubblico. Ma sappiamo anche che il blocco storico dei concorsi e l'immissione nell'ordinamento giuridico di una legislazione leggera e privatistica ha provocato la formazione di sacche ampie di precariato nella pubblica amministrazione, sacche di ingiustizia sociale che devono essere svuotate soltanto con la stabilizzazione. L'ultima, probabilmente, di una stagione all'orizzonte.
Questo invito è aperto al contributo di chiunque, organizzazioni e singoli, voglia aderirvi.
Chiediamo che il nostro candidato presidente Fausto Bertinotti si faccia portatore da subito di questo appello.
Zona deprecarizzata
www.zonadeprecarizzata.it
Uniti a Sinistra
www.unitiasinistra.it



I Vostri Commenti [0]



Appello femminista contro la moratoria sull’aborto proposta da "il foglio".

Da "Il Paese Delle Donne".

Il testo che segue è stato scritto in risposta all’attacco portato da Giuliano Ferrara e da altri all’autodeterminazione delle donne, un episodio che ci ha sdegnato più che mai anche per la sua pretestuosità. Vi invitiamo ad aderire per affermare che non è più possibile accettare discorsi sulla nostra pelle fatti per fini politici e interessi di parte. Ci piacerebbe anche che questa fosse un’occasione per approfondire il dibattito fra noi su questi temi, restando consapevoli che la Legge 194 del 1978 non deve essere messa in discussione.
Dead women walking
Il patriarcato da bar è il modo più semplice che ha il simbolico patriarcale e maschilista di fare presa e di riprodursi all’interno del discorso comune, della chiacchiera riportata e non ragionata, dello stereotipo senza argomentazione e logicità. Tutto questo si ritrova nell’ultima idea di Giuliano Ferrara, quella di prendere adesioni per una grande moratoria sull’aborto. Ma nell’intento di aprire nuovamente questo discorso stantio c’è anche la malafede di coloro che fanno di ogni discorso un’arma politica contro l’avversario per cui, con il PD debole sulla bioetica e di fronte ad una bella figura internazionale del governo ottenuta con il voto all’ONU sulla moratoria per la pena di morte, Ferrara e altri hanno deciso di strumentalizzare l’aborto per aumentare i malumori nel governo e sperare in un cedimento sui nodi scoperti.
Siamo davvero stufe che i nostri corpi e le nostre vite vengano invase da discorsi opportunistici e di bottega. Ci appelliamo a Giuliano Ferrara perché rivolga la sua crociata altrove: mai pensato di diventare animalista? La questione della libera scelta della maternità non deve più essere argomento su cui imbastire lotte per poltrone e potere politico.
Utilizzare la moratoria sulla pena di morte per fare un parallelo con l’aborto è arrampicarsi sugli specchi. Infatti non c’è nesso logico tra una decisione che per legge uno Stato prende per togliere la vita di qualcuno che è nato ed ha diritti anche se ha commesso qualche grave delitto, e la decisione di una donna di far nascere, amare e crescere un figlio o di non poterlo fare per motivi che riguardano le sue singole e personalissime decisioni di vita e di coscienza. Già lo Stato italiano si è arrogato diritti di decisione per parte delle donne, ponendo limiti alla libera maternità attraverso le limitazioni imposte dalla 194 e con il diritto all’obiezione di coscienza, e decidendo per noi su quando e come avere dei figli o non averne. Si è raggiunto il paradosso della Legge 40 del 2004 con la quale lo Stato ha preso chiara posizione su come bisogna che noi donne abbassiamo la testa alle decisioni degli altri, a decisioni ideologiche e di principio, perché non possiamo scegliere liberamente di avere dei figli neanche in caso di problemi di sterilità.
Il femminismo italiano, come ha ricordato Adriana Cavarero intervistata da Il Foglio, ha già ribadito che sul corpo e sulla sessualità, sulle decisioni di vita delle donne non si deve legiferare, pertanto nessun appello ad un “diritto universale” a favore di ipotetici nascituri può permettersi di andare a contrastare con il diritto di autodeterminazione (autonomia) e di libera scelta che è tra l’altro anche uno dei fondamenti della bioetica, e che spetta a ogni donna.

Il che deve coinvolgere le donne e gli uomini in ogni parte del mondo, per una decisione matura rispetto alla nascita di un figlio che è un progetto di vita, un impegno fondamentale perché questo nuovo nato abbia possibilità di una vita felice e sviluppare tutte le sue potenzialità. E non funziona neppure l’argomentazione che vuole le donne vittime di una selezione delle nascite in paesi considerati meno civili di quelli europei, questa tragica piaga infatti non si vince con un’ipotetica imposizione statale alla nascita ma con il miglioramento delle situazioni economiche delle donne e con i diritti politici effettivi dati alle donne. Solo così e con una cultura dell’autodeterminazione le donne di questi paesi saranno libere di scegliere quanti figli avere, e solo se non saranno costrette a mandare le loro bambine a prostituirsi o a venderle come spose bambine, allora la nascita delle loro figlie sarà una gioia e non un dolore mortale.
Noi donne, di nuovo trattate pubblicamente come contenitore da maneggiare in talk show abbiamo ora il compito di gridare forte non solo il nostro NO a queste strumentalizzazioni. Dobbiamo pubblicamente rifiutare il ruolo di “dead women walking” che vogliono appiopparci, perché in questo gioco mediatico siamo noi le sottoposte a pena di morte simbolica.
In questa società nella quale il diritto alla vita è sempre più messo in pericolo, e non certo per le scelte della popolazione femminile ma semmai per la cultura scellerata maschilista che ci considera proprietà del marito, del fidanzato, del padrone, dello Stato, noi donne dobbiamo rivendicare la nostra responsabile autodeterminazione.
Ci chiediamo infine come mai lo pseudo-neo-tomista Giuliano Ferrara non abbia invocato gli universalissimi principi della vita e della difesa degli innocenti quando volenterosamente il suo governo appoggiava – quella sì - la silenziosissima strage di innocenti in Afghanistan e Iraq. C’è da chiedersi infatti come mai il realismo politico di certi maschi rimanga tale per quanto riguarda la guerra – ultima e preziosissima ratio della politica di cui solo loro colgono l’essenza – e si trasformi in un melenso idealismo che difende i feti quando si tratta del corpo femminile. Ferrara – e molti uomini con lui - è realista e cinico quando si tratta delle bombe in Iraq, diventa idealista e mistico quando si tratta del corpo delle donne.
Che dire infatti di quei bambini carbonizzati dalle bombe al fosforo bianco lanciate sull’Iraq dagli aerei americani: innocenti forse non lo erano più per il fatto di essere venuti al mondo dalla parte sbagliata? Perché ci fu il silenzio, allora, su quella vera e propria strage di innocenti - vivi e coscienti - avallata dall’occidente? Quello è sì uno dei tanti crimini contro l’umanità passati sotto silenzio per il quale le madri gemono e continueranno, inascoltate, a gemere.

Monia Andreani, Olivia Guaraldo, Francesca Palazzi Arduini, Emma Schiavon
Per adesioni: andremonia@genie.it



I Vostri Commenti [0]



Roma – cinema farnese 10/02/2008

Assemblea Nazionale delle Associazioni e dei Movimenti per la Sinistra-Arcobaleno.
intervento di Rocco Giacomino.
(portavoce ass. rossoverde-se)

Siamo davvero ad un passaggio storico. Ciò richiede a ciascuno di noi assunzione di responsabilità e parole semplici e chiare,come spesso sono le questioni politiche decisive. Il 14 Aprile potrebbe non esserci più una sinistra: sia quella in crisi e conosciuta del ‘900 fondata sui grandi partiti di massa e sulla forza trasformatrice del movimento operaio,ma anche quella sinistra nuova, all’altezza delle sfide del mondo contemporaneo, per la quale tante e tanti di noi da alcuni anni si stanno impegnando.
La sinistra rischia la marginalizzazione, la residualità e financo la scomparsa come forza autonoma ed incidente nella società e nelle istituzioni. È dunque in gioco l’autonomia ideale, politica ed organizzativa della sinistra nel nostro paese. Ovviamente questo esito non è scontato, ma il rischio incombe. Occorre averne lucida consapevolezza per scongiurarlo.
È evidente che se dalle urne emergesse una bipartitizzazione del voto,ossia un consenso plebiscitario alle due forze maggiori, PD e PDL, ed un risultato modesto per la SINISTRA e le altre formazioni,saremmo di fronte ad una rivoluzione del sistema politico in forza della quale nulla più sarà come prima.
Giungerebbe a maturazione il processo di americanizzazione del nostro paese sia nelle relazioni sociali che nella sfera della politica, negando autonoma rappresentanza e ruolo al mondo del lavoro e ad ogni altra istanza di cambiamento. Si tratta di un processo iniziato da tempo e perseguito dai poteri forti e dalla borghesia influente quale approdo dell’egemonia esercitata da questa modernizzazione capitalista neoliberista. Contro questo pericolo occorre battersi evidenziandolo al paese durante il confronto elettorale.
Dovremmo sviluppare una campagna elettorale “binaria” ossia da un lato sottolineare perché è utile una sinistra all’Italia e quale è la sua idea di società e dall’altro attivare e far vivere nei territori quel processo costituente di un nuovo soggetto politico della sinistra che troppi ritardi e resistenze ha subito. E non penso tanto all’impazienza di quelle associazioni della sinistra,come noi di Rossoverde, che sin dall’estate del 2006 posero il tema del percorso costituente,ma soprattutto ai fatti politici ed alle spinte giunti dal popolo di sinistra in questa direzione nel corso dell’ultimo anno e rimasti inascoltati.
Ora occorre fare presto e bene con una campagna elettorale costituente che veda fortemente impegnato il Movimento politico per la Sinistra-Arcobaleno a cui diamo vita oggi.

Non potremo limitarci a chiedere il voto per fare opposizione,ciò accentuerebbe la tendenza, già in atto,e che diventerà sempre più martellante al cosiddetto voto utile ai due maggiori partiti. Andrebbe invece posto l’accento sulla nostra idea di società in particolare su due grandi questioni,ovviamente insieme alle altre:il Lavoro e l’Ambiente,quali elementi fondativi di una sinistra nuova.
La riemersione dall’invisibilità del lavoro,la sua dignità,il suo valore e con esso la condizione di vita di milioni di lavoratrici e lavoratori,la loro insicurezza, precarietà e perdita di potere d’acquisto devono essere una priorità. La sinistra per essere tale non può limitarsi ad una indistinta rappresentanza del cittadino-consumatore.
La sinistra o rinnova il suo radicamento sociale nel lavoro o semplicemente non è,a partire da quegli operai del nord che in questi anni non si sono riconosciuti nella sinistra politica ed hanno votato a destra. L’altro tema è la crisi ecologica planetaria che in forme inedite e devastanti mette a rischio la sopravvivenza stessa della specie umana. Oramai il modello economico fondato sui combustibili fossili è al capolinea. Innanzitutto perchè il pianeta non regge più il tasso d’inquinamento che produce drammatici mutamenti del clima,ma soprattutto perché tra pochi anni vi sarà il picco del petrolio,nel 2010 per alcuni istituti di ricerca,e dunque sarà in via di esaurimento. Stiamo entrando in una fase di transizione energetica che cambierà profondamente le nostre società ed in cui la sinistra dovrà rideclinare le sue ragioni per un percorso di liberazione delle persone e per contrastare nuove forme di alienazione e sfruttamento.
La sinistra del XXI secolo non può che essere ecologista,lo sfruttamento della natura è l’altra faccia di quello del lavoro,entrambi piegati a merce per la valorizzazione del capitale.Care compagne,cari compagni ci attende una difficile campagna elettorale, solo rendendo drammaticamente chiara la posta in gioco potremo conquistare una prospettiva di cambiamento per il paese ed un futuro per una sinistra nuova,popolare e di trasformazione.



I Vostri Commenti [0]



Autodenunciamoci tutte per aver deciso.

Unione Donne in Italia - Napoli
L'Unione Donne in Italia si è data appuntamento giovedì a Napoli per protestare contro il clima
di caccia alle streghe che si sta diffondendo nel nostro paese e che, lunedì, nel capoluogo campano, ha visto
un blitz della polizia nel reparto di IVG del II Policlinico per un presunto "feticidio".

La politica omissiva e reticente nella promozione dei diritti fondamentali e delle libertà delle donne in Italia riguarda non solo le concessioni dei governi centrali allo "Stato etico", ma anche e pesantemente le politiche locali. A Napoli, dove circa 100.000 donne del sud diedero vita a194parolexlalibertà, lo stato dei servizi voluti dalle donne è, relativamente alla situazione nazionale, assai più precario ed in parte relegato nella sfera di un volontariato "benefico", non di rado gestito "dall'iniziativa sociale della chiesa cattolica".
Il vuoto del servizio pubblico e la stentata gestione dei servizi relativi alla legge 194 costituiscono il clima di"normale" solitudine, in Campania e a Napoli, nel quale le donne vengono brutalmente usate come oggetto e simbolo della riconferma di un ordine gerarchico che le vuole mute esecutrici.
Lo scontro che vediamo è quello che si è inevitabilmente aperto tra noi donne, ormai certe di diritti e facoltà inalienabili, e chi questi stessi vuole negare e mettere sotto controllo.
La decisione gravissima di irrompere in un reparto dove si pratica l'IVG al II Policlinico di Napoli, con forze di polizia, con motivazioni grossolane, importunando una donna appena operata ed una con gravidanza a rischio, mostra a quale cinismo politico e abuso possa giungere la gestione della cosa pubblica in mano ad un ceto di dirigenti formati ed orientati nella scuola del più scoperto maschilismo in Europa.

Supponiamo e verificheremo l'illegittimità dell'irruzione di lunedì sera e denunciamo socialmente, in attesa di farlo legalmente, che questa sia il risultato più eclatante della messa in discussione dell'autodeterminazione.
Pronunciamo la nostra solidarietà incondizionata e militante ad ogni donna che venga irrisa quando chiede soccorso per difendersi dalle violenze, quando chiede la pillola del giorno dopo, quando chiede giustizia sul posto di lavoro e sempre nelle mille occasioni che nella quotidianità segnano un insopportabile predominio maschile.
Invitiamo tutte al presidio di Piazza Vanvitelli alle ore 17 di giovedì 14 Febbraio, per dire che tra il diritto sancito dalla 194 e l'abuso integralista di questi giorni ci siamo noi.
Unione Donne in Italia - Napoli.



I Vostri Commenti [0]



Roma: Cosa succede in città.

Movimento romano per la Sinistra Arcobaleno.

Mentre il Consiglio comunale approva il devastante PRG, la Sinistra arcobaleno apre un dibattito con un documento e un convegno, che si terrà il 16 febbraio.
Una febbre edilizia sta divorando Roma producendo un modello urbano dissennato e devastante.
Il meccanismo e gli effetti sono sotto gli occhi di tutti: si costruiscono residenze e grandi centri commerciali a ritmo forsennato lungo il Raccordo consumando quel che resta dell’Agro Romano; a questi insediamenti si può accedere solo con l’auto privata, provocando così per l’oggi e ancor più per il domani un aumento del traffico; con un ultimo paradosso, aumentano le case e aumenta l’emergenza abitativa per il semplice fatto che si costruisce non per chi ha bisogno (giovani coppie, anziani, migranti) ma perché qualcuno ha la forza di imporlo alle proprie condizioni.
Un bene pubblico, il paesaggio, viene così lasciato alla mercè degli interessi speculativi privati. Con questo ritmo e seguendo la previsione del Piano Regolatore ci mangeremo, come ha affermato la Sovrintendenza Archeologica di Roma, 15.000 ettari di Agro Romano. Una follia. Tutto il contrario di quanto sta facendo l’Europa: in Germania dal ’98 si è limitato il consumo di suolo a 10.000 ettari l’anno, in Italia ne consumiamo 244.000 l’anno; in Inghilterra si è deciso che solo il 30% delle nuove edificazioni può sorgere in aree libere e il 70% in aree già costruite, e il Sindaco di Londra Ken Livingstone ha deciso di concentrare il 100% delle nuove costruzioni nelle aree già edificate non toccando la campagna londinese. A tutto ciò si aggiunga che nell’ultimo anno sono stati approvati in deroga al Piano Regolatore oltre 30 progetti privati: con una mano si scrivono le regole con l’altra si cancellano.
E’ positivo che negli ultimi anni importanti architetti siano impegnati nella nostra città, ma come diceva Antonio Cederna la buona architettura non sana la cattiva urbanistica.

Se passiamo dal consumo del suolo alla mobilità il discorso non cambia.
Roma è prigioniera delle auto: 89 auto ogni 100 abitanti, compresi i bambini e minorenni. Solo il 18% usa il mezzo pubblico, a Parigi il 67%, a Madrid 66%, a Londra 55%.
Una buona politica è quella capace di invertire questa tendenza: promuovere e incentivare il mezzo pubblico (soprattutto su ferro) e limitare l’uso del mezzo privato. Al contrario l’attuale espansione edilizia, disseminata a macchia d’olio lungo la campagna, provocherà un uso ancora più massiccio dell’auto privata moltiplicando traffico, congestionamento, inquinamento, (siamo la capitale europea dello smog insieme ad Atene).
Basti pensare che in 10 anni a Roma sono stati aperti 28 grandi centri commerciali, quasi tutti a ridosso del GRA, con parcheggi per migliaia di posti auto. E che ogni anno se ne aprono in media altri quattro. Non esiste una situazione analoga in nessun’altra capitale europea. Il risultato è che non essendoci infrastrutture adeguate il traffico è perennemente paralizzato e il Comune dovrà intervenire con soldi pubblici e consumare altro suolo agricolo. Un tipico esempio di ricchezza privata e povertà pubblica.
La stessa subalternità all’auto porta ad altre scelte devastanti: nei centri storici delle capitali europee da decenni non si realizzano più parcheggi perché è dimostrato che attraggono auto, a Roma si è dato il via libera tra l’altro ad un parcheggio di oltre 700 auto sotto il Pincio, uno scempio di uno dei luoghi più belli e conosciuti al mondo, nonostante a poche centinaia di metri vi sia il Parcheggio del Galoppatoio. Tutelare il centro storico è interesse pubblico, far costruire un parcheggio sotto il Pincio no.
Ogni mese leggiamo i dati sull’aumento del turismo nella nostra città, con il puntuale seguito di dichiarazioni entusiaste. Ma in assenza di un governo dei fenomeni l’altra faccia della medaglia è lo stravolgimento, come mai era avvenuto, del centro storico di Roma: prosegue l’espulsione degli abitanti; Stato e Comune stanno dilapidando il proprio patrimonio edilizio storico; dilagano alberghi e bed and breakfast e la città politica e i ministeri hanno via via allargato la loro presenza contrariamente a quanto da anni si era ipotizzato; solo nel 2007 sono stati aperti oltre 40 tra pub, ristoranti, bar; le vie, le piazze, le strade sono state privatizzate e invase da tavoli, sedie, fioriere e quant’altro. Passeggiare tra i famosi vicoli di Roma è oggi diventato impossibile. Il centro si è trasformato in un luogo di transito per turisti, adibito al consumo mordi e fuggi senza più alcuna identità. Un esito inglorioso per un luogo unico al mondo per le sue bellezze artistiche, archeologiche, monumentali.
Infine, da anni si parla di “emergenza casa”. Dopo la felice stagione che portò all’approvazione della Delibera 110 del 2005, si sta tornando indietro. Invece di puntare, come prevede la Delibera, alla partecipazione ancora una volta ci si muove in una logica di contrattazione: ultimo il protocollo d’intesa sottoscritto dal Comune con Acer e Lega delle Cooperative per la realizzazione di alloggi con la pratica consolidata e devastante della deroga al Piano Regolatore cancellando le aree destinate a verde e servizi.
Scompare ancora una volta il governo pubblico delle politiche abitative e di parte della locazione privata; così come una politica di utilizzo del patrimonio sfitto o non occupato che a Roma è enorme, si stima in oltre 200.000 abitazioni, lasciando al loro destino non meno di 700.000 cittadini a cui non si offrono né risposte né prospettive.
Questo modello non riguarda più solo Roma ma coinvolge il territorio provinciale. Infatti queste “emergenze”, dal consumo del suolo a quella abitativa e della mobilità, dallo smaltimento dei rifiuti alla produzione di energie vengono sempre più scaricate al di fuori della città per evitare di mettere in discussione un modello sempre più insostenibile. Il contrario di quanto serve: una programmazione di area metropolitana in grado di superare squilibri e disfunzioni e mettere in relazione progetti e risorse.
PERCHE’?
Da questa rapida panoramica la domanda è semplice: perché? Perché si procede in questa direzione dello sviluppo urbano che non solo non risolve i problemi della città ma li aggrava, moltiplicandone i fattori negativi?
C’è innanzitutto un motivo di carattere generale che non riguarda solo Roma. L’abuso di territorio infatti coinvolge l’intero paese a causa di una norma, voluta nel 2001 dall’allora governo Berlusconi, che permette ai Comuni di utilizzare gli introiti degli oneri di urbanizzazione per la spesa corrente e non più solo per investimenti. Così i Comuni, a cui vengono tagliati i finanziamenti dallo Stato, hanno trovato nell’edilizia un modo per fare cassa e rastrellare soldi. Il tutto a spese del paesaggio, dell’ambiente, della qualità della vita. Il centrosinistra non ha modificato questa norma sciagurata.
C’è poi il peso enorme che a Roma ha sempre avuto la rendita fondiaria, i “palazzinari”. Nel passato le forze della sinistra seppero opporsi e ottenere anche risultati significativi in nome di un’altra idea di città. Oggi non è più così, negli ultimi anni anche la politica e la cultura di sinistra hanno finito in larga misura per aderire al pensiero dominante che la proprietà immobiliare debba essere protagonista delle scelte urbanistiche. E’ anche per questo che oggi in chi governa ciò che più colpisce è l’assenza di un’idea di città, mancando la quale diventa poi inevitabile accodarsi alle richieste e ai desiderata di chi ha potere e soldi per proporre soluzioni. Una politica debole, con scarsa autonomia culturale, in crisi di radicamento e rappresentanza cerca nel potere forte del mattone e della rendita risorse e sostegno. Al pubblico non resta che fare o da passacarte oppure cercare ruolo e spazio contrattando e garantendo determinati interessi in funzione gregaria e subalterna.

D’altronde non è un mistero che a Roma opera da tempo un cartello di costruttori che agiscono di fatto in condizioni di monopolio in un rapporto diretto con l’amministrazione pubblica; che questi costruttori sono anche proprietari di banche, assicurazioni e giornali; e al tempo stesso siedono in fondazioni, enti, istituzioni comunali. Un circuito pervasivo in cui si confonde interesse pubblico e interesse privato; una commistione che di sicuro non fa bene alla trasparenza e all’ autorevolezza e credibilità della politica.
A questo dato strutturale si aggiunge poi la scarsa considerazione cha da noi c’è sempre stata per il paesaggio, per i beni pubblici. Secondo la ben nota teoria e pratica che se una cosa è pubblica non è di nessuno e quindi ognuno può fare come gli pare.
Da qui il deperimento e sempre più l’assenza di coinvolgimento dei cittadini nelle scelte. Mentre in tante città europee (Stoccolma, Monaco di Baviera) prima di prendere decisioni l’amministrazione comunale è tenuta ad un processo democratico in cui vagliare con gli abitanti i progetti di trasformazione urbana, qui da noi nulla di tutto questo, se va bene si promuovono incontri in cui viene illustrato ciò che si è già deciso. Non ci si può lamentare poi delle contestazioni o delle proteste se manca una pratica di partecipazione su scelte che riguardano la vita dei cittadini.
La Corte dei Conti nel 2006 ha scritto “la scarsità di informazioni corrette ed esaustive alle comunità locali, che garantisce sulla imparzialità, autorevolezza e incisività delle scelte effettuate, ha accentuato la conflittualità generale…. .solo nella condivisione e nel processo partecipativo di tutti i soggetti interessati possono derivare soluzioni stabili, efficienti, efficaci ed eque”. Serve più trasparenza e più capacità di ascolto, più democrazia partecipata se si vuole una città più consapevole e più capace di educare alla responsabilità.
CHE FARE
Per fare cose diverse bisogna pensare diversamente. C’è bisogno quindi di una coraggiosa riflessione critica anche a sinistra sul passato più recente riconoscendo errori, limiti, una perdita di autonomia culturale e politica. La sinistra del XXI secolo o è quella dei diritti fondamentali della persona, della democrazia partecipata, dei beni comuni o non è. Una sinistra capace di rimettere in discussione gli idoli della quantità e del denaro per affermare un’idea di ben - essere e di equilibrio con gli altri e con l’ambiente. Le scelte di cui Roma ha bisogno per realizzare un nuovo modello urbano che incorpori diritti e beni pubblici sono sotto gli occhi di tutti. Ne indichiamo sette in grado di rappresentare un volano per un’idea nuova di città.
1. Una moratoria immediata di tutte le deroghe al Piano Regolatore. Sostituire al consumo dissennato di territorio che aggrava i mali di Roma il recupero e la riqualificazione urbana: caserme, aree ferroviarie e dell’ATAC, demani di aziende pubbliche, impianti tecnologici obsoleti e immobili uso ufficio abbandonati, aree vuote ex SDO. E’ in questa direzione che bisogna muoversi con l’obiettivo di riportare le residenze nelle zone semicentrali, riqualificare i vuoti interni alla città. I privati guadagneranno di meno ma sarà la città a guadagnarci di più. A questo serve il potere pubblico.
2. Una legge regionale che, come la legge ponte del 1967 che salvò i centri storici dall’abbandono e dalla speculazione, perimetri le aree agricole e quelle ancora non urbanizzate intorno alla città così da bloccare cambi di destinazione d’uso. In questo modo gli stessi costruttori saranno indirizzati e incentivati ad impegnarsi verso la riqualificazione delle periferie e della città invece che in nuove lottizzazioni nell’agro romano. Serve solo la volontà politica e la cultura di ritenere il paesaggio un bene pubblico da salvaguardare e tutelare per le generazioni future.
3. Dare finalmente avvio al progetto Fori di Antonio Cederna e Luigi Petroselli. La più importante e innovativa idea urbanistica di Roma capace di unire storia e modernità, di riformare la città mettendo al centro la qualità, di risaldare il centro con la periferia e l’hinterland. Iniziando con la chiusura al traffico di Via dei Fori Imperiali perché come diceva il Sindaco di Roma Argan i monumenti e le macchine sono incompatibili.
4. Riduzione del traffico privato su gomma, rafforzando e modernizzando la rete su ferro; itinerari protetti per autobus e tram raddoppiando la lunghezza attuale; dare impulso, come avviene in tante capitali europee, ai taxi collettivi, car sharing, linee a chiamata; istituire una cabina di regia tra Comune, Provincia e Regione per affrontare in una visione d’insieme di area metropolitana la mobilità. Realizzazione in ogni quartiere di isole pedonali.
5. Una Conferenza Cittadina sul tema della Casa con l’obiettivo di un “Patto di solidarietà” che definisca un piano di interventi e una legge comunale sull’utilizzo sociale del patrimonio residenziale sfitto, abbandonato o sottoutilizzato, anche attraverso la leva fiscale per incentivare la proprietà, da riconvertire ad ERP, ad alloggi a canone concordato solidale, all’housing sociale. Nell’immediato va affrontata la questione degli sfratti e degli sgomberi delle occupazioni e va attivata l’Agenzia Comunale per l’affitto con uffici decentrati nei Municipi.
6. Ridare dignità e bellezza al centro storico abbandonando la pratica della cartolarizzazione e la privatizzazione del patrimonio edilizio pubblico; sospendendo il rilascio di nuove licenze per la ristorazione; limitando sensibilmente l’occupazione di suolo pubblico da parte degli esercizi commerciali; riducendo drasticamente il traffico privato automobilistico.
7. Serve, come in Toscana, una legge regionale sulla partecipazione che preveda istituti e forme di democrazia partecipata, estenda i diritti delle persone che vivono sul territorio così da tutelare identità territoriali, beni storico-culturali, l’ambiente e il paesaggio.
Non ci rassegniamo ad un modello urbano sempre più americano in cui la città si spappola nella campagna e la macchina è la padrona incontrastata, ad una città vetrina per il turismo in cui la speculazione immobiliare impone le sue regole e troppi sono costretti ad abbandonarla.
Roma non merita questo futuro.
Ci battiamo per una città capace di promuovere e garantire i diritti delle persone, i beni comuni, la partecipazione e di salvaguardare la sua straordinaria bellezza per trasmetterla alle generazioni future, perché la bellezza è un fattore di coesione sociale.
Diritti e bellezza hanno bisogno della politica, di un governo della cosa pubblica in pubblico. Per questo serve la sinistra. Una sinistra unita.



I Vostri Commenti [0]



Messaggio all'assemblea di settanta associazioni.

Bertinotti:«Fare presto una costituente per la sinistra»

Questo è il testo del messaggio che il Presidente della Camera, Bertinotti ha inviato all'assemblea di stamane al Farnese. Dove si riuniscono settanta organizzazioni, associazioni e movimenti per chiedere che si proceda subito alla costruzione del nuovo soggetto unitario della sinistra.E' una bella notizia che 70 associazioni, di ogni collocazione nell'arcipelago della sinistra (...) si riuniscono in questi giorni travagliati. Il travaglio, e persino le cose sgradevoli che vengono in luce nella politica, anche a sinistra in tempo di elezioni, non debbono spaventare.
Ma neanche ci si deve abituare. Anche da questa condizione dei nostri giorni emerge la necessità della riforma della politica.
Noi sappiamo bene che nella costruzione di un nuovo soggetto unitario e plurale della sinistra questo compito dovrà accompagnarsi all'organizzarsi della democrazia partecipata, allo sviluppo delle forme di autogoverno e di autogestione, alla costruzione su un'identità così aperta da favorire le pratiche nonviolente e la generosità. Il vostro contributo sarà prezioso. Ma bisogna fare presto.
La stessa campagna elettorale deve diventare l'occasione e il tempo per un'accelerazione potente al processo costituente della sinistra che vogliamo e di cui hanno così acutamente bisogno tutti i soggetti critici portatori di domanda o di istanza di cambiamento. Bisogna attrezzarsi per la "grande sfida". Dobbiamo sapere che, se fallisse, l'esito sarebbe drammatico: l'eredità del movimento operaio del '900 ne sarebbe, semplicemente, cancellata.
Dalla politica, cioè, sparirebbero il discorso sull'uguaglianza, sparirebbe la critica strutturale del capitalismo e del patriarcato che

generano sfruttamento e alienazione, verrebbero messe fuori dalla politica la concretezza della condizione sociale e sessuale della persona, uscirebbe dalla scena l'idea di libertà come liberazione: insomma, verrebbe colpito tutto ciò che ha consentito alla politica stessa, nel secolo scorso, sia di raggiungere il suo punto più alto, quello di porsi l'obiettivo della trasformazione radicale della società, il processo rivoluzionario, sia di realizzare la pratica di una democrazia avanzata, realizzata con "l'irruzione delle masse" nella storia e con il loro concreto protagonismo. La sconfitta del '900 ha duramente colpito questa storia, ma non ne ha ucciso le ragioni. Ora però essa è davvero a rischio qui, in Europa, e ora, nel XXI° secolo. Ma se muore questa politica, muore la Politica.
La ricostruzione di una nuova, grande sinistra, unitaria e plurale è l'unica via per scongiurare questo rischio. Perciò bisogna dar vita, fin da ora, ad una costituente del soggetto unitario e plurale (...). Essa passa in primo luogo per lo sviluppo di un discorso con e sui movimenti che incontri il popolo delle piazze, i lavoratori e i sindacati dei contratti di lavoro, le comunità di lotta, i movimenti sui diritti della persona, i soggetti attivi, la formazione delle culture critiche e le ricerche partecipate di intellettuali e di portatori di esperienze. Non ci può sfuggire che c'è l'urgenza del fare per evitare che la sinistra venga sradicata dal paese e c'è l'urgenza del fare perché una diversa prospettiva possa essere aperta. E una diversa prospettiva può essere davvero aperta. Dipende da noi.
Buon lavoro.
Fausto Bertinotti
09/02/2008.



Articolo

Fare presto una costituente per la sinistra

Autore

SinistraLink

D.Articolo

11 febbraio 2008

E-Mail

lamoreska@yahoo.it

Commento

Invitiamo a partecipare alla discussione sulla
 fase costituente e sulle prospettive della Sinistra Arcobaleno su http://www.sinistralink.blogspot.com/

SINISTRALINK

I Vostri Commenti [1]



L'Appello. 10 Febbraio

Fare Presto

Grande è il disordine sotto il cielo. La situazione internazionale, segnata finora dalla guerra permanente, dal pericolo di conflitti ricorrenti e dal rischio incombente di uno scontro di civiltà, si trova ora a fronteggiare lo spettro della recessione economica che è uno dei frutti della fine del dominio economico americano sul mondo. Da decenni la globalizzazione e l'affermarsi delle scelte neoliberiste ha comportato un peggioramento della condizione di chi lavora e un grande aumento della precarietà, ha prodotto una crisi ambientale senza precedenti dove in gioco è lo stesso futuro del pianeta.
Tuttavia, se sul piano internazionale la situazione sembra aprirsi anche a soluzioni positive – a partire dagli entusiasmi che nella patria del capitalismo mondiale incontra la candidatura a presidente di Barack Obama e dal successo elettorale della sinistra in Assia, dove la scelta di contenuti e posizioni ambientaliste e di sinistra hanno dato a Linke e a Spd un ampio successo – nel nostro paese la caduta del governo Prodi, e con essa di tutte le esperienze di centrosinistra, così come le abbiamo conosciute in questo quindicennio, coincide con la più grave crisi democratica che il paese abbia conosciuto dalla nascita della Repubblica e con un pesante scollamento tra politica e cittadini. A questa situazione è necessario reagire e la sinistra non può far mancare il suo contributo alla riapertura di una fase di ripresa democratica del nostro paese. Perciò noi, esponenti di associazioni, laboratori territoriali, movimenti, comitati e network - che nel corso dell’incontro autoconvocato dell’otto dicembre, all’interno dell’Assemblea generale della sinistra e degli ecologisti, abbiamo dato vita a una rete aperta e democratica - decidiamo di farci parte attiva della costruzione di un nuovo soggetto unitario e plurale della sinistra, facendo unità a partire da noi e perciò dandoci a questo scopo un coordinamento permanente finalizzato alla costruzione di un Movimento politico per la Sinistra, l'Arcobaleno.
La crisi politica e istituzionale di queste settimane impone anche a noi di contribuire a promuovere una decisa iniziativa politica che dia vita a quel “processo popolare, democratico e partecipato, aperto alle adesioni collettive e singole” per costituire “una forza grande e autonoma, capace di competere per l’egemonia”, come recita la Carta d’intenti della Sinistra l'Arcobaleno approvata da tutti i partiti della sinistra il 9 dicembre e che tutti dovrebbero concorrere a mettere in atto. Dall’Assemblea di dicembre ad oggi le vicende del lavoro - dalla strage alla TyssenKrupp di Torino al contratto dei meccanici -, quella dei rifiuti, quella della visita del Papa alla Sapienza, la campagna sulla moratoria sull'aborto, i ritardi nel varo di normative contro la violenza sulle donne e per le unioni civili, la recrudescenza nell’opinione pubblica di tendenze xenofobe e securitarie hanno reso evidente quanto esplicita e determinata sia l’offensiva della destra.
Anche per reagire a tutto ciò c’è bisogno di una nuova sinistra unita. E invece, nonostante gli impegni assunti, dopo l’assemblea dell’8 e 9 dicembre la voce della sinistra non è stata unitaria, né in Parlamento né nel Paese, e attorno a alcuni temi - come quello della legge elettorale - dalle divisioni a un certo punto sono sembrate emergere vere e proprie riserve sulla costruzione di “un nuovo soggetto della sinistra e degli ecologisti, unitario, plurale, federativo”. Il distacco dalla politica e dalle istituzioni e la crisi sociale rischiano di saldarsi tra loro aprendo una prospettiva carica di incognite. C’è un’emergenza democratica, a cui si può rispondere solo attraverso la profonda trasformazione del nostro stesso agire politico: muovendo dal lavoro, dalle esperienze delle comunità solidali, dalle forme di autorganizzazione democratica presenti nel territorio e nella società.
Abbiamo perciò deciso di mettere in pratica l’appello finale, rivoltoci dai partiti, a essere protagonisti del processo unitario, a diventarne parte attiva.

Il Movimento – a cui daremo vita in un’assemblea nazionale domenica 10 febbraio dalle 10 alle 17 al cinema Farnese di Roma -, facendo della diversità delle esperienze e delle culture che lo compongono una ragione di forza, intende proporre:
- una carta delle regole della sinistra, perché essa sia la prima costruzione collettiva autenticamente democratica, partecipativa, fondata sulla differenza di genere;
- la realizzazione di case della sinistra e laboratori sociali che costituiscano l’articolazione popolare e federale del nuovo soggetto;
- un’autonoma campagna di adesione, da avviare immediatamente, al nuovo soggetto politico “la Sinistra, l'Arcobaleno”,
- l’organizzazione per i giorni 1 e 2 marzo di iniziative pubbliche da tenersi in tutte le città di Italia per dare dimensione di massa alla campagna di adesione, e la promozione una consultazione popolare autogestita sui principali punti programmatici, la carta delle regole e la dichiarazione d'intenti del nuovo soggetto unitario “la Sinistra, l'Arcobaleno”.
E' il momento di superare ogni incertezza e timore. La nostra azione è al servizio di tutte quelle forze politiche della sinistra effettivamente interessate a costruire oggi e non domani il nuovo soggetto politico di cui c’è bisogno anche in vista degli impegnativi appuntamenti politici che sono di fronte a tutti noi.
Movimento politico per la Sinistra, l'Arcobaleno


primi promotori:
Uniti a Sinistra, Socialismo XXI - Forum Sinistra Europea, Network Comunità in Movimento, Associazione per il rinnovamento della Sinistra, Liberassociazione aderenti individuali SE, Rete Femminista SE, Rossoverde-SE, Il Cantiere, Per la Sinistra, Ass. per una Sinistra Unita e Plurale Firenze, Unaltralombardia, Sinistra RossoVerde, Nodo Ambientalista SE, Sinistra Euromediterranea, Net-Left, Rete Giovani Comunisti, Nodo Glbtq, Associazione Culturale Punto Rosso, Sinistra Romana, Forum Sinistra Europea Alpe Adria, Unione a Sinistra Liguria, Movimento Sardista, Sinistra in Movimento, Sinistra casalese, A sinistra associazione della sinistra lucana, Sinistra Ecoanimalista Piemontese, Laboratorio Politico, Socialismo XXI Genova, Associazione Luigi Longo, Associazione Bella Ciao, Movimenti Rete per una Cultura Indipendente e Sostenibile, Nodo precarietà per la salute e la sicurezza del lavoro, ArticoloUno, Associazione Culturale Monte Verde Roma, Associazione Petroselli, Associazione Mobilità, Rete della Decrescita, Associazione Avda, Associazione Altera Generatori di Pensieri e Movimenti, NuestraAmerica per il Socialismo del secolo XXI, Associa! Per il Socialismo del XXI secolo, Libera Università Popolare, Sinistra Europea Mantova.



I Vostri Commenti [0]



Per una nuova politica di trasformazione dell’Italia.


• Dario Ortolano •

Dopo la fine dell’esperienza del secondo governo guidato da Romano Prodi,si aprono per la sinistra italiana prospettive di riflessione profonda sulla strategia e sul programma necessari per avviare un’autentica trasformazione politica e sociale del nostro Paese.
Le ragioni della sconfitta del progetto di governo dell’”Unione” vanno ben oltre i fatti consegnatici dalle cronache parlamentari. Bisogna risalire alle vicende politiche della metà degli anni ’70 per ritrovare le ragioni e le origini degli errori di impostazione politica e teorica che portarono,allora come nel precedente decennio con i primi governi di centro-sinistra,la sinistra a fallire di fronte alla prova del governo del Paese. In quelle circostanze,di fronte ad una seria emergenza economica,le forze politiche e sociali principali vennero chiamate a collaborare per la salvezza del Paese,rinunciando alle proprie rivendicazioni specifiche in nome di un presunto interesse nazionale. Venne praticata ed universalmente accettata la cosiddetta “politica dei due tempi” in base alla quale occorreva prima ripristinare i meccanismi di crescita e stabilizzazione del sistema economico e,poi,attuare le necessarie riforme sociali. Così,la sinistra ed il movimento sindacale,accettando tale impostazione,inaugurarono una politica di moderazione salariale e di”responsabilità istituzionale”, che ebbe i suoi momenti più significativi nella svolta dell’Eur,con la quale la CGIL abbandonò il terreno della conflittualità sociale in nome della “politica dei redditi”e della concertazione,e nel governo di solidarietà nazionale con cui il PCI,al suo massimo storico in termini di consenso elettorale,diede per tre anni il suo appoggio esterno ad un monocolore democristiano. Come era già accaduto negli anni sessanta,il primo tempo di questa politica realizzò per intero i suoi obiettivi,ma il secondo tempo,quello delle riforme e della giustizia sociale,non arrivò mai.
Qui sta il principale nodo politico e teorico irrisolto anche per le esperienze dei governi di centro-sinistra degli ultimi 15 anni : la incapacità ad attuare quelle riforme in grado di segnare una discontinuità nella evoluzione storica dell’ organizzazione economica e sociale del Paese. Nel ricollocarsi politicamente e socialmente,la sinistra italiana deve,dunque,abbandonare gli schemi del passato e proporsi il compito di fornire nuove ed inedite risposte ai gravi problemi irrisolti che caratterizzano l’inizio del nuovo secolo. Oggi,l’alternativa all’Europa neoliberista passa attraverso a livelli di maggiore integrazione. Ormai,il vecchio sogno europeista della costruzione di una entità statuale continentale,fondata sui valori della democrazia e della partecipazione,può essere incarnato solo dalle forze della sinistra,in un quadro di obbiettivi programmatici svincolato dagli schemi neoliberisti del Trattato di Maastricht.
Gli ultimi 15 anni sono stati,per l’Italia, caratterizzati da tassi di crescita del PIL,assoluto e pro-capite,inferiori del 25% rispetto alla media europea,e da tassi di crescita della produzione industriale inferiori del 40%,col conseguente calo di peso e ruolo del nostro Paese nell’economia internazionale. La minore crescita economica dell’Italia rispetto all’Unione Europea è interamente dovuta alla spesa pubblica ed alle esportazioni ,mentre gli investimenti hanno avuto un andamento analogo a quello europeo e la spesa per consumi delle famiglie italiane è cresciuta meno di quella europea. Lo sviluppo industriale del nostro Paese è stato profondamente segnato,per decenni,dall’impresa pubblica. Essa ha costituito la spina dorsale del nostro sviluppo. Certamente, la gestione delle imprese a partecipazione statale è stata spesso piegata al perseguimento di interessi politici da parte dei partiti di governo,così come è innegabile che l’impresa pubblica è stata sovente utilizzata come stampella di salvataggio delle imprese private in difficoltà,ma ciò non giustifica la massiccia privatizzazione dell’apparato produttivo e finanziario degli anni ’90,in seguito alla quale i pezzi più pregiati della industria pubblica sono finiti nelle mani delle multinazionali straniere,contribuendo,così,in modo decisivo al declino industriale del Paese.
Dopo l’entrata nell’euro,l’economia italiana avrebbe dovuto puntare decisamente al cambiamento profondo della sua struttura produttiva. Invece,l’aumento dei profitti delle imprese private italiane,si è fondata sulla compressione dei salari.

Al calo della quota distributiva delle retribuzioni sul reddito nazionale,è corrisposto un drastico peggioramento della condizione di reddito e di vita dei lavoratori italiani:circa la metà della ricchezza famigliare netta del Paese è detenuta dal 10% più ricco della popolazione e l’altra metà dal restante 90%della popolazione. La ragione fondamentale della precipitazione dell’economia italiana sta,dunque,nel comportamento speculativo delle nostre imprese,particolarmente quelle medio grandi,incoraggiato e sostenuto dai governi e dal sistema bancario,da politiche fiscali e monetarie restrittive,che si sono lanciate nella grande avventura della finanza internazionale,in questo modo utilizzando i lauti profitti accumulati.
Per l’Italia,ancor più che per l’Europa,quindi,la priorità economica fondamentale è quella della distribuzione più egualitaria del reddito,il rilancio dei consumi collettivi e privati dei lavoratori e,con ciò,della domanda interna. Un passo essenziale in questa direzione è rappresentato dalla reintroduzione di un nuovo meccanismo di indicizzazione dei salari all’inflazione in base a cui ,all’inizio di ogni anno,i salari possano essere rivalutati sulla base della differenza tra il tasso d’inflazione reale e quello della inflazione programmata dell’anno precedente. Dal punto di vista salariale,poi,è opportuno introdurre,per legge,un salario minimo al di sotto del quale non sia possibile scendere,per nessuna categoria di lavoratori e per nessuna tipologia contrattuale.
E’,inoltre,necessario introdurre per via legislativa il salario di cittadinanza legato ad un obbligo di comportamenti utili dal punto di vista sociale. Infine,bisogna reintrodurre una regolamentazione del rapporto di lavoro che fissi alcuni diritti elementari in merito alla stabilità ed alla sicurezza dell’occupazione. Per modernizzare l’apparato produttivo del Paese è necessaria la rinascita di una nuova impresa pubblica come motore dello sviluppo,bloccando immediatamente tutti i processi di privatizzazione avviati o programmati e procedendo a forme di ripubblicizzazione dei settori industriali strategici.
Per una nuova politica industriale,l’esistenza di banche pubbliche è una condizione essenziale per finanziare .le attività di creazione e diffusione dell’innovazione,di formazione e comunicazione della conoscenza,le attività delle piccole e medie imprese locali e di sostegno agli investimenti produttivi nelle aree depresse. La fuoriuscita dal modello neoliberista implica,anche,la definizione di una concezione dell’impresa diversa dall’attuale,che valorizzi gli elementi di partecipazione dei lavoratori e dei consumatori,all’interno di un più generale rilancio della programmazione economica pubblica. In questo senso,la questione della responsabilità sociale dell’impresa,insieme alla ripresa della riflessione sull’autogestione e sulla democrazia partecipativa,costituisce una parte importante della ricerca. Lo Stato sociale,in Italia è particolarmente carente: se guardiamo alla composizione della spesa sociale relativamente a disoccupazione,infanzia,famiglia,sanità ed assistenza ai disabili,casa ed esclusione sociale,constatiamo che siamo all’ultimo od al penultimo posto in Europa in termini di quota sulla spesa sociale totale. L’aumento della spesa sociale è,quindi,una priorità della politica economica. Infine,una forte partecipazione pubblica al capitale ed alla gestione dell’azienda,la FIAT,che,per eccellenza,produce mezzi di trasporto potrebbe fare di questa la spina dorsale produttiva di una nuova politica della mobilità avente lo scopo di riprogrammare il sistema dei trasporti del nostro Paese,attraverso lo sviluppo di sistemi alternativi al trasporto privato su gomma e la minimizzazione degli impatti ambientali con la produzione di auto alimentate a metano,idrogeno ed elettriche e di locomotori ferroviari,treni metropolitani ed autobus . Su questi punti qualificanti di un nuovo programma di alternativa politica e sociale è possibile,dal governo o dall’opposizione,rilanciare la mobilitazione popolare fin da subito per fare fronte alla pericolosa situazione politica che si è venuta a determinare con l’apertura della crisi di governo.
Torino,29 gennaio,2008.



I Vostri Commenti [0]



Le condizioni attuali dell’Italia.



• Dario Ortolano •

Con la crisi del secondo governo Prodi,termina un ciclo politico durato 15 anni che, in seguito a Tangentopoli,ha visto l’Italia governata alternativamente,per ben due volte,da coalizioni che lasciano una pesante eredita’al Paese.
Fin dal 1992,è iniziata una stagione di totale privatizzazione del sistema industriale e bancario che culmina nel 2007 con una nuova serie di concentrazioni bancarie ed industriali e col tentativo di privatizzare e vendere l’Alitalia. Il 2007 è stato,infatti,contrassegnato da un’intensa attività di sviluppo e riposizionamento dei gruppi industriali e finanziari italiani,con particolare protagonismo del sistema bancario che vede,tra le prime dieci operazioni di fusione,cinque riguardare le banche.
In questo contesto,lo Stato si è trovato in sempre maggiori difficoltà nel realizzare le proprie politiche di investimenti pubblici.I dati del 2007 indicano,infatti,un basso tasso di esecuzione degli interventi previsti:dell’88% delle opere previste solo il 2,5% sono state ultimate,circa il 70% di esse sono ancora in fase di progettazione,il 7% sono oggetto di gara ed il 20% sono cantierabili( dati CENSIS ). Secondo i dati ISTAT dei primi nove mesi dell’anno 2007 , il deficit pubblico si è attestato al 1,3% del PIL,mentre nello stesso periodo del 2006 era al 4%.Questo risultato lo si è ottenuto con un aumento del 7,2% delle entrate totali dovuto ad un aumento del 13% delle imposte dirette,del 4% delle imposte indirette,del 5,8% dei contributi sociali e con un lieve calo delle uscite.
La congiuntura economica del 2007 ha visto,inoltre,raffreddarsi la crescita economica avviatasi nel 2005 e le imprese attrezzarsi per aquisire una maggiore competitività sui mercati internazionali dove la dinamica di crescita della domanda risulta molto sostenuta grazie ai tassi di aumento del PIL che superano il 10% l’anno in Cina,si avvicinano al 10% in India,raggiungono il 7% in Russia,il 2% nell’Unione Eurropea,mentre la previsione di fine anno per il 2007,in Italia è del 1,7%(dati CENSIS). A partire dalla metà del 2006,infatti,si è delineato un nuovo ciclo di sviluppo per le imprese,trainato dalle esportazioni,che coinvolge i settori manifatturiero e terziario.Esso vede protagoniste 37000 imprese con più di venti addetti delle 500000 del settore industriale italiano,che rappresentano solo il 7,1% del totale ma generano l’80% del fatturato industriale ed il 75% del valore aggiunto.(dati CENSIS).

L’insieme di questi fattori ha determinato un andamento dell’ economia nazionale caratterizzato dalla crescita del PIL,dall’ aumento delle esportazioni,dei profitti(del 50%),dentro una dinamica di sviluppo per pochi e non di popolo che,senza un aumento dei salari,non è riuscito a generare un rilancio generalizzato dei consumi.
Infatti,dall’entrata nell’euro(2002),le famiglie italiane hanno dovuto affrontare la vita con un reddito mensile oscillante fra i1000 ed i 2000 euro,tant’è che oggi,su 59 milioni di italiani,23,4 milioni sono occupati,1,4 milioni sono disoccupati(5,6%),14 milioni di essi hanno stipendi inferiori ai 1300 euro mensili e 7 milioni di essi inferiori ai 1000,cosicchè,più di una famiglia italiana su due non riesce più a risparmiare ed il 42% non arriva più alla fine del mese(dati ISTAT ed EURISPES). Per queste ragioni,tuttora,il 90% degli italiani è convinto che l’introduzione,senza controlli dell’euro abbia infiammato i prezzi,nel 74% della popolazione prevale una generalizzata percezione di vulnerabilità per la scarsa disponibilità di risorse rispetto ai bisogni,ed il 36% di essa ritiene di essere a rischio di caduta nello stato di povertà.
Mentre l’indice ufficiale della disoccupazione(5,6%)del 2007 sembra il migliore dal 1992,va rilevato,tuttavia,che negli ultimi anni la crescita occupazionale è stata caratterizzata,soprattutto,dal lavoro flessibile che coinvolge,ormai,fra i 10 e gli 11 milioni di persone,di cui fra i 5 e 6 milioni lavoratori regolari,mentre l’Italia continua ad avere il più basso livello di partecipazione al lavoro nell’ambito dell’Unione Europea,col 68,3% di popolazione occupata in età compresa fra i 25 ed i 64 anni,contro una media europea del 76,4%,senza trascurare il fatto che,nel 2007,all’aumento dell’occupazione hanno contribuito gli stranieri con 201000 unità e 300000 posti di lavoro part-time(dati CENSIS). Di fronte a questo quadro complessivo della situazione socio-economica dell’Italia,secondo il recente rapporto di fine anno del CENSIS,risulta che la stragrande maggioranza del popolo italiano dimostra scarso interesse alle magnifiche sorti della minoranza industriale che opera con profitto sul mercato internazionale,ed attribuisce le responsabilità del disagio sociale dilagante alla minoranza industriale che va per conto proprio,ed al governo che ha distribuito”tesoretti” finalizzati più al parziale risarcimento del passato,che alla prospettiva del futuro. Questa è l’Italia che ereditiamo dalle esperienze politiche di governo degli ultimi anni.
Torino,25 gennaio 2008.



I Vostri Commenti [0]



Divisi e scontenti, Cosa rossa a pezzi.

Da “il manifesto” 24.01.2008.
Arcobaleno Il Prc discute, bertinottiani pronti al governo Draghi. Il Pdci candida il prenier per un ulivetto. La sinistra unita si divide.«Troppe differenze, solo lo sbarramento al cinque percento potrà unirci»



• Daniela Preziosi •

«Non siamo per un governo di larghe intese. Siamo per una soluzione, per l'uscita dalla crisi con un governo di breve periodo che lavori soprattutto a una nuova legge elettorale. Non necessariamente un Prodi bis, ci sono molti nomi come Amato, Draghi». Nella notte di passione di Romano Prodi, mentre tutta la diplomazia istituzionale - quasi tutta, da Marini a Napolitano, senza però passare per Bertinotti - suda sette camicie per convincere Romano Prodi a non farsi «sparare al cuore» dal plotone del senato, la senatrice Prc Rina Gagliardi non usa mezze misure per impallinare il recalcitrante premier. «Prodi ha già fallito perché non ha risposto alla crisi della politica», dice. «Adesso bisogna dare delle risposte ai cittadini. Certo, con questa legge elettorale, però, se si va al voto non si garantisce la governabilità». Governo istituzionale per la riforma elettorale, quindi. E' la linea di Fausto Bertinotti, che il presidente della Camera ha esposto il giorno prima alla Stampa. Provocando un fulmine nel cielo di Rifondazione comunista.
Anche se non era un cielo sereno.
Ma non è, almeno per il momento, la linea del partito che in teoria sarà decisa sabato, alla riunione della direzione del Prc allargata ai gruppi parlamentari. Si era smarcato, in maniera sfumata, il capogruppo al senato Giovanni Russo Spena. Ma soprattutto aveva preso le distanze il ministro Paolo Ferrero, che di nuovo ieri ha bocciato l'ipotesi di un governo istituzionale. «Non ne vedo alcun presupposto». Concedendo che anche nella miracolosa ipotesi che Prodi dovesse sfangarla a Palazzo Madama, «non è che si può far finta di niente. Sul piano istituzionale potremmo andare avanti, su quello politico è evidente che vanno tirate le conseguenze e la storia non può durare molto». Fra i tanti mal di pancia interni a Rifondazione, ieri l'ultima divisione della cosa rossa è una divisione tutta interna a viale del Policlinico. Gagliardi si spinge fino all'idea indigesta di un governo istituzionale guidato dal governatore di Bankitalia Mario Draghi. Stoppata gelidamente dopo pochi minuti da Roberta Fantozzi, segreteria Prc, ferreriana: «La posizione di Rina Gagliardi è una posizione personale, non discussa in nessuna sede di partito».
Diviso su tutto, diviso anche all'interno dei propri cortili, il quartetto dell'arcobaleno si presenta in ordine sparso all'ultimo giro di giostra della legislatura. Il Prc più vicino a Sd, il Pdci più vicino ai verdi. Divisi sul piano A (Prodi bis), sul piano B (governo istituzionale), e pure sul piano C (elezioni subito) ammesso che esista.
La frattura è profonda, ma a guardare bene la precipitazione di Prodi l'ha solo scavata di più. «In quest'ultimo periodo è successa una cosa che ha ferito parecchio l'unità a sinistra, e cioè che Rifondazione e Sd si sono imbarcati in questi accordi trasversali con Casini, mentre il Pd dialoga con Berlusconi, che noi non condividiamo per niente», dice Manuela Palermi, Pdci. Tanto vale dirselo, continua «è meglio che prima si faccia chiarezza al nostro interno perché l'unità con differenze così sostanziali è difficile da fare». Valeva la pena di cominciare a parlarne agli Stati generali di dicembre, magari per evitare lo sbando di queste ore. Ma non è il momento delle recriminazioni.
Il Pdci, dal canto suo, è l'ultimo giapponese di Prodi. Diliberto per paradosso ha persino offerto al professore la leadership di un «ulivetto», una coalizione alternativa fatta fra comunisti, verdi e i prodiani che mollerebbero il Pd. Una fantasia, ma per far capire che per loro la subordinata di Prodi è il voto. «Anche con questa legge elettorale», dice Palermi, sostenendo persino di non averne mai parlato male. «Certo, c'è il problema del premio di maggioranza al senato, perché alla camera ha funzionato benissimo: basterebbe correggere solo piccole cose e la legge può funzionare». Ma anche per le piccole correzioni ci vuole un governo di transizione, potrebbe non essere il Prodi bis. E come un gioco dell'oca, si torna al punto di partenza.
Sd è più vicina a Rifondazione, ma anche lì i distinguo si sprecano. Qualche giorno fa un gruppo di dirigenti vicini alla Cgil ha reso noto un documento contro la direzione di Mussi, qualcuno ha parlato di prossima scissione. Dall'altra parte, Cesare Salvi continua a fare appelli all'unità. «E' essenziale una valutazione comune delle forze della sinistra-l'arcobaleno. Un punto comunque mi pare chiaro: non avrebbe alcun senso sostenere un governo che volesse unicamente una legge elettorale su misura di Berlusconi e del partito democratico di Veltroni e che si discostasse, quindi, dalle linee di fondo della bozza Bianco». Però verdi e Pdci non ci starebbero. Il Prc, ora qualcuno lo ammette, aveva sottovalutato i continui distinguo dei dilibertiani. E sopravvalutato le possibilità di successo della legge elettorale, volano dell'unità a sinistra. Ma la partita non è chiusa. Come dicono in molti, da una parte e dell'altra, «ci vediamo dopo il 5», nel senso dello sbarramento al 5 per cento. Se passa.



I Vostri Commenti [0]



Sinistra, unità senza indugi.



• Piero di Siena •

C'era da aspettarselo. Era evidente, infatti, sin dall'approvazione della legge finanziaria che al Senato il governo non avesse più una sua maggioranza. Aver voluto ignorare questa elementare verità, come non aver voluto prendere atto, dopo l'estate, che il centrosinistra avrebbe potuto avere una prospettiva politica solo se avesse affrontato con serietà una messa a punto programmatica - a cominciare dalla legge elettorale - e la stessa composizione del governo, è solo servito a logorare ulteriormente i rapporti politici. Era evidente che il governo Prodi non era in condizioni di resistere al vero e proprio terremoto provocato prima dalla vicenda dei rifiuti in Campania e poi dal caso Mastella.
Il vero colpo di grazia è stato tuttavia la dichiarazione di Veltroni che il Pd avrebbe partecipato da solo alle prossime elezioni. E' stato come dichiarare già morta la coalizione su cui il governo si reggeva senza per altro aver avuto la disponibilità di Berlusconi a quell'intesa tra Forza Italia e Partito democratico che costituisce il sogno infranto del leader del Pd.
E' una situazione in cui tutti, nel centrosinistra, ne escono con le ossa rotte. E non si salvano nemmeno coloro che hanno funzionato da esecutori testamentari del governo. L'Udeur - checché ne dica Mastella - si trova in una situazione di grave sofferenza, di cui la vicenda Cusumano costituisce solo la punta di iceberg. La pattuglia dei diniani si è immediatamente divisa in tre con Dini stesso che ha votato no, D'Amico invece che ha votato si, e Scalera che si è astenuto. Il Pd è sull'orlo di una crisi di nervi.
Molti, ora, parlano della necessità di un governo per fare almeno una nuova legge elettorale. Ma sinceramente non se ne vedono proprio le condizioni. E poi bisognerebbe, per dire se si tratta di una prospettiva auspicabile, capire di quale legge elettorale si parla.
La sinistra nel suo complesso è stata leale con Prodi. Fino in fondo. Ma stenta ad apparire un soggetto determinante nella nuova fase politica che si apre con la crisi di governo a causa del fatto che non sa mantenere la promessa fatta l'8 e il 9 dicembre di dar vita a una nuova formazione politica, che faccia valere con l'autorevolezza necessaria le sue ragioni.
E se alle elezioni bisogna andare, dunque, sarebbe bene che la sinistra unita ci andasse con la proposta di rilanciare e rinnovare l'alleanza di centrosinistra. E' questo al fondo che chiede l'elettorato progressista. So bene che, di fronte al clamoroso fallimento di questi due anni, una tale posizione potrebbe apparire irrealistica. Ma se si ragionasse a mente fredda, si capirebbe che si tratterebbe, non di una riedizione dell'Unione, ma di provare a costruire un nuovo patto tra
soggetti politici nuovi, il Partito democratico e la Sinistra l'Arcobaleno. Le ragioni di un compromesso avanzato tra capitale e lavoro, che una tale alleanza dovrebbe rappresentare, ci sono tutte se guardiamo all'interesse dell'Italia. Ma ci vorrebbe che questi soggetti nuovi ci fossero davvero, che nel Pd la vocazione di Veltroni all'autosufficienza fosse sconfitta, e che la sinistra nuova e unita cominciasse effettivamente il suo cammino.
Chimere? Può darsi. Ma non vedo altre alternative se si vogliono evitare il collasso irreversibile del nostro sistema politicoe pericoli seri per la democrazia repubblicana.



I Vostri Commenti [0]



La sinistra deve unirsi, nell'immediato e per la prospettiva.



di Carlo Leoni*

La crisi di Governo provocata dal partito di Clemente Mastella determina problemi politici di diversa natura. Mentre scriviamo Sinistra Democratica si appresta a rinnovare, nel dibattito odierno alla Camera, la propria fiducia all’esecutivo non perché non vi siano riserve in noi rispetto a taluni aspetti dell’azione del Governo e della maggioranza parlamentare. Queste deficienze, che si chiamano soprattutto mancata piena attuazione del programma dell’Unione, le abbiamo denunciate più volte e senza remore. Ma pensiamo che questo Governo possieda ancora al suo interno le risorse per affrontare una nuova fase della sua azione, una fase che deve essere segnata innanzitutto da scelte chiare e senza ambiguità in favore dei lavoratori, dei pensionati e della parte più svantaggiata della popolazione. Non sappiamo però se, dopo il voto alla Camera, Prodi riuscirà ad avere anche la fiducia della maggioranza dei senatori e se si apriranno, a breve, nuovi scenari politici. Nessuno può ignorare però il fatto che con le recenti e reiterate dichiarazioni di Walter Veltroni che propone al PD di andare da solo alle prossime elezioni, siamo di fatto entrati in una diversa fase politica, perché quelle affermazioni partono dal presupposto che l’Unione, a detta del suo maggiore partito, ha esaurito la sua funzione di governo. Tali dichiarazione non hanno certo agevolato la vita del Governo. Questo è evidente a tutti. Ma la loro portata va ben oltre l’esistenza di questo esecutivo. Che deve fare, a questo punto, la sinistra ?
Intanto deve accelerare il suo processo di unificazione che invece, dopo il grande successo dell’assemblea dell’8 e del 9 dicembre scorsi, anche a causa delle divisioni sulla legge elettorale, ha subito una pesante battuta d’arresto. I gruppi parlamentari della Sinistra Democratica hanno proposto alle altre forze della Sinistra di dare il più possibile, anche nello svolgersi di questa crisi, segnali di unità d’intenti. Abbiamo chiesto loro una riunione urgente, di svolgere un unico intervento a nome di tutti nel dibattito parlamentare sulla fiducia, di andare tutti insieme ad eventuali consultazioni al Quirinale. Non abbiamo ricevuto risposte univoche e quindi insisteremo. Ma il problema è anche di prospettiva.
Noi riterremmo un errore strategico se la sinistra assecondasse la pretesa di autosufficienza veltroniana magari pensando che da un suo splendido isolamento possano derivare benefici rigeneranti. Chi si presenta alle elezioni per perderle non può avere una grande credibilità proprio tra quei lavoratori che non chiedono qualcuno che testimoni delle loro buone ragioni, ma qualcuno che li aiuti a risolvere i loro drammatici problemi. Vogliamo una sinistra unita, finalmente sotto un unico simbolo. Che possa sprigionare tutte le potenzialità della propria proposizione autonoma. Ma questa sinistra deve avere una strategia politica per il Governo del Paese, deve proporre se stessa in una alleanza più larga, ovviamente non a tutti i costi ma sulla base di un programma di governo per il quale valga la pena di spendersi e che non significhi tradire la propria natura e i propri convincimenti. Questa è la sfida che tutti insieme, per oggi e per domani, dobbiamo lanciare al PD.
Verificare le condizioni programmatiche di una alleanza di tipo nuovo. Se saranno poi i democratici a rifiutare pregiudizialmente una alleanza con la sinistra saranno loro a pagare un prezzo anche elettorale e ne prenderemo atto. Non andremo certo a quel punto davanti al loft con il cappello in mano. Ma il compito della sinistra, di una sinistra che non si arrende e non rinvia ad un futuro incerto la propria funzione, mi sembra oggi esattamente questo : una soggettività autonoma e forte, dentro un centrosinistra più credibile di quello attuale.
*Vicepresidente della Camera e componenti il Direttivo di Sd.



I Vostri Commenti [0]



Riunione dell’esecutivo nazionale dell’associazione rossoverde-sinistra europea



Sabato 19 gennaio 2008 si è riunito a Roma l’Esecutivo nazionale dell’Associazione Rossoverde-Sinistra Europea che ha analizzato con preoccupazione l’evoluzione della situazione politica, economica e sociale del nostro Paese. Questione morale, col dilagare di fenomeni sempre più preoccupanti (indagini su Mastella, nuova incriminazione.di Berlusconi, sentenza contro Cuffaro, indagini sul Presidente del Molise), questione cattolica e dei rapporti col Vaticano, con l’episodio della mancata presenza del Papa all’Università La Sapienza, questione istituzionale, con l’incombere del Referendum sulla legge elettorale che stravolge ogni criterio di rappresentanza democratica e questione sociale (salari, precariato, occupazione, ambiente ed emergenza rifiuti in Campania), si confermano come i nodi irrisolti di una più ampia e complessiva questione democratica che richiede di essere affrontata e risolta per aprire una nuova prospettiva di sviluppo e di progresso ai lavoratori, alle lavoratrici ed al Paese nel suo insieme.
Di fronte al moltiplicarsi di fenomeni di corruzione e di malaffare nel sistema politico, alle sempre più forti ingerenze del Papa e del Vaticano nei confronti di aspetti salienti della vita politica e sociale dell’Italia (diritti civili, sistema di valori sociali etc), alla caduta di consensi delle due coalizioni politiche che hanno governato l’Italia finora, cui si risponde con la ricerca di soluzioni di ingegneria elettorale che ne legittimino la perpetuazione dell’azione senza il necessariamente ampio consenso popolare, ed al dilagare dell’impoverimento di sempre più ampie fasce di popolazione italiana, urge una svolta nelle politiche di governo del Paese, senza la quale è la politica in quanto tale, a perdere definitivamente di credibilità agli occhi di milioni di lavoratori, lavoratrici e cittadini italiani. Ciò chiama in causa, innanzitutto, le responsabilità della Sinistra oggi impegnata in una problematica esperienza di governo delle istituzioni ai vari livelli. Va, innanzitutto, avviata una grande azione di riforma e risanamento morale della politica che sappia ridare ai lavoratori, alle lavoratrici e ai cittadini tutti la certezza della legalità democratica nella lotta alla corruzione ed al malaffare. Va ristabilita, poi, con determinazione, l’autonomia delle sfere di competenza di iniziativa fra Stato Italiano e Vaticano che, nel rispetto reciproco, non devono interferire negli ambiti decisionali in cui ciascuno è sovrano.
Va aperta una nuova stagione di sviluppo democratico dell’Italia in cui la rappresentanza sociale dei lavoratori, delle lavoratrici e di tutti i cittadini si apra a nuove forme di partecipazione e di potere di intervento diretto, di cui una legge elettorale proporzionalmente rappresentante il consenso popolare alle varie formazioni politiche in competizione è il naturale approdo. Infine, ma con priorità assoluta, vanno attuate immediate ed incisive misure di ridistribuzione della ricchezza sociale a favore dei salari, degli stipendi e delle pensioni, oggi agli ultimi posti nella graduatoria dei Paesi europei. Per attuare misure in tali direzioni serve una Sinistra unita e con le idee chiare che, oggi, stentiamo a riconoscere. Serve uno scatto di orgoglio e di capacità di qualificazione programmatica che erano alla base della grande partecipazione ed entusiasmo che ha caratterizzato l’Assemblea Nazionale per la Sinistra Arcobaleno dell’8 e 9 dicembre 2007 a Roma.
Da quella data non si sono fatti passi avanti nella direzione delle aspettative della larghissima parte del popolo della sinistra,ossia verso un nuovo soggetto politico unitario. L’Associazione Rossoverde-Sinistra europea intende dare un contributo specifico a riprendere il cammino interrotto partecipando con le proprie autonome proposte alla Assemblea prevista a Roma il prossimo 10 febbraio e promossa dal Forum delle Associazioni edei Movimenti per la Sinistra l' Arcobaleno. Questo incontro deve contrbuire a superare ogni resistenza autoreferenziale dei partiti , rendendo protagonisti i lavoratori ed il popolo del processo di costruzione della sinistra nuova del XXI secolo,attraverso una vera e propria fase Costituente della Sinistra. Con questo spirito, l’Associazione Rossoverde-Sinistra Europea lancia anche la campagna di adesione 2008 all’Associazione ed invita i lavoratori, le lavoratrici, i militanti di sinistra ad iscriversi ed a partecipare alle iniziative da essa promosse, a partire dalle prossime settimane.



I Vostri Commenti [0]



Bassi salari: cosa serve e cosa no.



È un bene che la questione salariale sia oggi al centro del dibattito pubblico. A causa dell'inflazione e di retribuzioni del tutto inadeguate (in Europa solo il Portogallo si colloca sotto l'Italia quanto a livello dei salari), la condizione del lavoro dipendente nel nostro Paese è ormai insostenibile. Va detto tuttavia con chiarezza che non si tratta di una novità. Negli ultimi 25 anni la quota di ricchezza attribuita ai redditi da lavoro è diminuita di oltre 15 punti di Pil, mentre la quota attribuita ai profitti è balzata dal 2 al 16%. Dopo gli accordi del 1992-93, che abolirono la scala mobile e vararono la concertazione, circa il 3% del Pil (45 miliardi di euro in valori correnti) è passato dal monte-salari ai redditi da capitale. Non stupisce che nel corso di questo periodo il valore reale delle retribuzioni non sia cresciuto e per molte categorie sia addirittura diminuito.
È dunque positivo che il tema dei bassi salari e dell'impoverimento delle classi lavoratrici sia al centro del confronto tra governo e parti sociali avviatosi dopo la pausa festiva. Meno positivo appare il modo in cui si intende affrontarlo affidandosi a misure di natura fiscale, quasi che controparte del lavoro non siano più l'impresa e le pubbliche amministrazioni, ma il Tesoro.
Sono state avanzate proposte diverse, che vanno tenute ben distinte tra loro. Si è parlato di ridurre il carico fiscale sul lavoro dipendente e sulle pensioni attraverso un aumento delle detrazioni a beneficio dei percettori di redditi medio-bassi. Siamo favorevoli a tale ipotesi, fermo restando che la copertura degli oneri che essa comporta non potrà certo gravare sul lavoro e che di analoghe agevolazioni dovrà beneficiare anche la vasta platea dei lavoratori «dipendenti mascherati» (co.co.co., co.co.pro., associati in partecipazione e partite Iva), sinora esclusa da tutte le misure di tutela del lavoro dipendente. Ulteriori tagli alla spesa rischierebbero di tradursi in nuove riduzioni dell'offerta pubblica di beni e servizi, in ulteriori tagli allo Stato sociale, cioè in un'ulteriore diminuzione del salario reale. Per le detrazioni andranno pertanto impiegati i notevoli risultati ottenuti sul fronte della lotta all'evasione e le risorse che deriverebbero da una revisione del profilo ingiustificatamente restrittivo della politica di bilancio. Ma va altresì previsto un aumento del peso fiscale sui redditi da capitale (profitti e rendite, a cominciare dalle plusvalenze, che in Italia godono di un intollerabile regime di privilegio).
Si parla anche di detassare gli aumenti contrattuali a partire dalla contrattazione di secondo livello. Questa proposta - non per caso avanzata in passato da forze del centrodestra - è a nostro parere sbagliata e pericolosa, e tale da comportare seri rischi anche sul terreno dei diritti del lavoro. Essa lascerebbe intatta la condizione lavorativa e retributiva di quanti lavorano in situazioni di apparente autonomia e di quanti vivono di pensione. Inoltre si inscrive nel contesto di una campagna volta a privilegiare la contrattazione di secondo livello (dalla quale resta oggi escluso circa il 70% dei lavoratori), in modo da collegare i salari alla produttività, incentivando attraverso la detassazione proprio la parte variabile e aleatoria del salario o, peggio, quella legata a non controllabili indici di bilancio. Ne deriverebbe la marginalizzazione di quel fondamentale strumento di redistribuzione e di solidarietà per il mondo del lavoro che è il contratto collettivo nazionale. Si realizzerebbe così il sogno del padronato: individualizzare il rapporto di lavoro e scaricare sui lavoratori i rischi d'impresa. Tutto ciò contribuirebbe a mutare anche la natura del sindacato, che - fatti propri gli obiettivi della competizione di mercato - cesserebbe di concepire se stesso quale autonoma rappresentanza del lavoro e quale controparte del capitale.
Potremmo aggiungere altre osservazioni critiche. Riteniamo tuttavia che quelle sin qui svolte bastino suggerire la necessità di cercare altre soluzioni. La questione salariale nel nostro Paese discende dalla scelta del padronato italiano di ridurre al minimo costi, diritti e capacità conflittuale del lavoro. Non è la conseguenza delle presunte rigidità del modello contrattuale vigente né della scarsa produttività del nostro apparato produttivo. Che è un problema reale e di prima grandezza. Ma che consegue alla scelta di una parte cospicua delle imprese di destinare i profitti alla speculazione finanziaria piuttosto che agli investimenti in ricerca e innovazione. Sul governo incombe la responsabilità primaria di tener fede alle promesse (a cominciare dalla restituzione strutturale del fiscal drag e dall'innalzamento delle aliquote fiscali sulla rendita); di varare misure efficaci contro il carovita e la precarietà; di rinnovare in tempi rapidi il contratto dei dipendenti pubblici e di operare affinché vengano chiusi al più presto anche i contratti dei meccanici e del commercio. Occorre invertire la tendenza (che ha ispirato anche il Protocollo sul welfare) a premiare il salario di rischio e a favorire il ricorso agli straordinari. È necessario soprattutto smettere di incoraggiare le imprese nella ricerca di profitti facili, che prendono poi sistematicamente la strada della speculazione finanziaria.
Al sindacato chiediamo di continuare a svolgere la propria funzione di autonomo rappresentante degli interessi di chi lavora e di controparte dei datori di lavoro, dai quali va preteso il rispetto dei diritti dei lavoratori, a cominciare dal diritto costituzionale a una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del lavoro prestato e sufficiente ad assicurare al lavoratore e alla sua famiglia un'esistenza libera e dignitosa. Alla sinistra tutta, infine, compete l'onere di dimostrarsi all'altezza dei propri compiti e obiettivi. È necessario ottenere dal governo il rispetto degli impegni assunti e mettere in campo efficaci iniziative contro la precarietà e per il salario, a cominciare da nuovi meccanismi che garantiscano il recupero del potere d'acquisto eroso dall'inflazione. Di questo dovrà trattare il confronto con il governo, se non si vorranno nuovamente deludere le aspettative del mondo del lavoro e le stesse necessità del Paese.

Mario Alcaro, Emiliano Brancaccio, Alberto Burgio, Bruno Casati, Paolo Ciofi, Aurelio Crippa, Piero Di Siena, Mario Dogliani, Luigi Ferrajoli, Gianni Ferrara, Giorgio Galli, Luciano Gallino, Francesco Garibaldo, Claudio Grassi, Dino Greco, Paolo Leon, Giorgio Lunghini, Alfio Mastropaolo, Gianni Pagliarini, Felice Roberto Pizzuti, Marilde Provera, Enrico Pugliese, Riccardo Realfonzo, Marco Revelli, Tiziano Rinaldini, Massimo Roccella, Rossana Rossanda, Ersilia Salvato, Massimo Serafini, Bruno Steri, Antonella Stirati, Aldo Tortorella, Mario Tronti, Katia Zanotti, Stefano Zuccherini
per adesioni:
bassisalari@gmail.com



I Vostri Commenti [0]



La riforma elettorale non ostacoli l’unità a sinistra.



•Rocco Giacomino•

Non ci siamo. Dopo l’importante assemblea della sinistra e degli ecologisti dello scorso otto e nove dicembre, il processo unitario a sinistra segna il passo. Si continua a procedere con eventi che creano aspettative, alle quali non seguono fatti ed atti concreti verso la fase costituente di un nuovo soggetto politico, unitario e plurale. Sulla legge elettorale i partiti della sinistra procedono in ordine sparso con forti differenziazioni che rendono evidente, come per alcuni, la volontà di autoconservazione sia prioritaria; ma se l’obiettivo condiviso è la costruzione di una forza popolare e di massa, la soglia di sbarramento non dovrebbe assumere alcun carattere dirimente, servirebbe invece una posizione comune di tutte le forze della “Sinistra-l’Arcobaleno”. Intanto nei territori maturano relazioni e pratiche unitarie, ma in un contesto frammentato che risente negativamente della mancanza di una chiara direzione di marcia nazionale e delle incertezze che caratterizzano il processo unitario nel suo insieme.
Ad esempio per la prossime amministrative non è scontata la presentazione di liste unitarie ovunque, emergono resistenze e difficoltà. Su tutto pesa una verifica di governo che se non ne determina, anche nell’immediato, un rilancio verso istanze sociali e redistributive, rischia di logorare irrimediabilmente il rapporto con chi vota a sinistra. Insomma un quadro preoccupante. Come se ne esce? Facendo ciascuno la propria parte. Avverto forte l’esigenza di rilancio dell’iniziativa di tutti quei soggetti associativi e di movimento, delle esperienze territoriali e della stessa Sinistra europea che, pur con differenze fra loro, hanno investito sul processo unitario ritenendolo un passaggio storico per dare prospettiva alla sinistra nel nostro paese. In quest’area politico-culturale c’è un grumo di elaborazione e ricerca essenziali, un patrimonio di culture critiche che puntano all’innovazione, a partire dalle forme organizzative, indispensabili per una sinistra nuova che voglia essere all’altezza delle sfide del mondo contemporaneo.
Fare,agire e sviluppare partecipazione, è l’unico antidoto ai tatticismi ed al dilagante politicantismo.




I Vostri Commenti [0]



Ho rifiutato un posto da assessore

BELLARIA IGEA MARINA. L'esponente della Sinistra europea pronto a rituffarsi nella politica


Di Pinto: «Nel 2009 tornerò in lizza contro i poteri forti»


Sono molti coloro che credono che Di Finto sarà presente alle Amministrative del 2009 a Bellaria Igea Marma. E l'ex consigliere non si tira indietro: «L'idea di non fare più politica a Bellaria Igea Marina non mi è mai balenata per la mente. Per le Amministrative 2009 è necessario mettere insieme tutte quelle forze di sinistra della società civile come Rifonda-zione comunista, Sinistra democratica e Verdi per togliere finalmente il potere a quei partiti che fino ad oggi hanno dimostrato di non voler bene a questo paese. E mi riferisco a Ds e Margherita che hanno pensato solo a fare incetta di poltrone». C'è anche chi sussura che Di Finto sia stato recentemente chiamato per un posto da assessore. «I contatti ci sono stati - sottolinea lui - è inutile negarlo, ma io non avrei mai accettato l'incarico per le condizioni che ho già spiegato prima. Questa è una giunta che non è in grado di governare la città. Devo dire che le poche persone valide in Comune sono state tutte soffocate da poteri più forti». Con un eventuale raggruppamento della sinistra, però, difficilmente farebbe molta strada.
«Sono consapevole che da soli, come sinistra, non si vince. Per questo credo che si debba trovare un ampio consenso dalla società civile, dall'associazionismo e da quelle forze politiche che dimostrano interesse nel vero cambiamento della forma di governare la città». Ma ci sarà davvero un cambiamento dopo il voto del 2009? «Il cambiamento dovrà avvenire per forza è ora di finirla con l'appoggiare quei perspnaggi che sono solo al sei-vizio dei poteri forti». E Di Finto non si fa pregare per tirare fuori i nomi...
«Localmente è facile individuare nel sindaco una di queste persone e così dicasi di coloro che fanno parte, grazie al partito, dei vari eoa dove percepiscono lauti gettoni. Vedi il presidente delle farmacie comunali Zannqni e i consiglieri, oppure il segretario dei Ds Andrea Baldassarri che è consigliere di Hera.
Se poi vogliamo toccare la Provincia posso fare anche il nome di Marcella Bondoni che, secondo me, pur essendo una bravissima persona, deve ancora farsi le ossa per gestire un assessorato importante come il turismo. Ma sono tante le persone che ricoprono ruoli politici che anziché non sono al servizio della città ma solo della politica. E' ora di cambiare: per questo tornerò in lizza più agguerrito di sempre. Con la speranza che i cittadini finalmente comprendano la necessità di una svolta totale». BELLARIA IGEA MARINA. Dopo aver cavalcato le file dei comunisti italiani con incarichi importanti come consigliere comunale di Bellaria Igea Marina, segretario provinciale e membro della segreteria regionale, Leandro Di Finto - dopo un periodo sabbatico - è tornato alla politica attiva. Nelle file deirAssociazione Ros-soverde - Sinistra europea che lavora per il raggruppamento di tutte le sinistre.




Articolo

Ho rifiutato un posto da assessore

Autore

FRANCO EX COMPAGNO DDEL P.D.C.I.

D.Articolo

16 04 2008

E-Mail

FRANCO.TOGNI@LIBERO.IT

Commento

Caro Di pinto, lo sai che stai sbagliando molto
 a Bellaria perche' te con l' Arcobaleno non hai chwe di spartire ........
Comunque Auguri per la tua carriera . e spero
 che te un giorno ti ricorderai.......che fino a
 oggi eri contro il centrosinistra e anche
 contro il sindaco . 
ciao da Franco
 

I Vostri Commenti [1]



La Sinistra e l'Arcobaleno definisce la piattaforma da presentare per la verifica di governo

Salari, rendite e prezzi (9 gennaio 2008, dal sito sinistra-democratica.it)


Aumento delle retribuzioni agendo sulla leva fiscale, armonizzazione della tassazione sulle rendite salvando i titoli di Stato sotto un certo ammontare, controllo di governo sui prezzi e per adeguare i salari all'inflazione reale. Queste in sintesi le misure che i partiti della sinistra chiederanno domani al governo.
In un incontro oggi a Montecitorio la messa a punto della prima tappa della verifica annunciata dalla sinistra. Domani i partiti chiederanno a Prodi un successivo incontro solo con lui per discutere tutti gli altri temi della politica di governo. Dopo il 16 ci sara' poi il confronto di maggioranza sulla legge elettorale.
Presenti tutti i ministri e i capigruppo, alla riunione di oggi hanno partecipato i segretari di Rifondazione Franco Giordano, dei Verdi Alfonso Pecoraro Scanio, di Sinistra democratica Fabio mussi. Non c'era Oliviero Diliberto: il Pdci era rappresentato dai capigruppo Pino Sgobio e Manuela Palermi. La Sinistra non ci sta a legare l'aumento dei salari alla produttivita', come chiede Confindustria. "Ci sono salari bassi a prescindere- dice Fabio mussi, coordinatore della Sinistra Democratica- E poi in Italia il numero delle ore di lavoro all'anno e' superiore alla media dei paesi europei. Eppure i salari sono bassi. Si deve intervenire invece sui fattori qualitativi della produzione, sull'innovazione, sulla formazione, sulle risorse umane altrimenti si pesta l'acqua con il mortaio". Per la tutela del potere d'acquisto di salari e pensioni "ci siamo basati sull'abbattimento delle tasse che sono troppo elevate, in particolare per i lavoratori dipendenti, quindi chiediamo un intervento che ristabilisca un giusto rapporto tra inflazione reale e inflazione programmata. Sara' il governo a presentare una proposta in tal senso", ha detto Palermi. Nel programma della sinistra, che domani presentera' una serie di proposte senza consegnare un documento a Prodi e che tornera' a riunirsi dopo il vertice per un bilancio alla luce delle posizioni espresse dagli alleati, uno dei punti fondamentali e' l'armonizzazione delle rendite finanziarie. "Non e' possibile che le rendite siano tassate al 12% mentre i conti correnti al 27,5%. La tassazione sulle rendite va aumentata e non deve essere considerata una minaccia il fatto che una parte della maggioranza rilancia un punto sul quale la maggioranza stessa e' andata alle elezioni un anno e mezzo fa -ha spiegato ancora mussi- Si parla, chiaramente, dei nuovi titoli, con una franchigia, come discusso gia' in fase di preparazione del programma dell'Unione. C'e' anche un disegno di legge alla Camera, noi chiediamo che il governo nel 2008 riprenda questo progetto". Quanto ai titoli di stato, la Sinistra prevede che si tutelino i "redditi bassi e medi", ha aggiunto Manuela Palermi. Il recupero del potere d'acquisto e' il passaggio centrale della riunione di domani. Franco Giordano dice che si prepara a "stupire la maggioranza presentando una proposta che fece anche Sarkozy quando era ministro dell'Interno. Nel 2004 lui convoco' le associazioni dei commercianti e chiese una riduzione dei prezzi di sei mesi in sei mesi minacciando un intervento dello Stato. Chiederemo altrettanto".




I Vostri Commenti [0]



Sulla Legge 194

(da Aprileonline.info 02 gennaio 2008)


•Elettra Deiana*•

L'attacco alla legge 194, che trova convergenti le gerarchie vaticane e una schiera crescente di politici ma anche giornalisti teocon, teodem, atei devoti di tutte le provenienze, si inserisce nel clima di vera e propria riappropriazione cattolica dello spazio pubblico, che ha come obiettivo quello di riaddomesticare il corpo e la mente delle donne per garantire una società congeniale ai furori neo-temporalisti del Papa e non solo
La senatrice del Partito democratico Paola Binetti voterà la mozione del forzista devoto Sandro Bondi contro la 194. Lo ammette lei stessa con dimessa iattanza. Siamo al "il re è nudo" della politica italiana. I patti, gli accordi, le mediazioni, il rispetto della legge - legge dello Stato, la 194, confermata da un voto referendario di massa contro chi voleva già da allora cancellarla-: tutto è niente di fronte al vincolo della fede, alle pastorali di Ruini e alla ghiotta occasione offerta su un piatto d'argento dal guru televisivo di Otto e mezzo. La moratoria degli aborti, dopo quella per la pena di morte, formula che cupamente allude alle accuse di assassinio lanciate contro le donne da varie encicliche e pastorali pontificie.
Non c'è da dire nulla per difendere la 194, una legge sapiente ed equilibrata che ha fatto solo bene alle donne, civilizzando le relazioni di coppia, tutelando la loro salute, valorizzandone la responsabilità nella scelta di mettere o non mettere al mondo un figlio. Ed ha anche contribuito ad abbassare il numero delle interruzioni di gravidanza, oltre ad aver dato una mano alle famiglie che hanno bisogno come il pane di responsabilità femminile nelle scelte che le riguardano.
L'attacco a questa legge, che trova convergenti le gerarchie vaticane e una schiera crescente di teocon, teodem, atei devoti di tutte le risme e le provenienze, a cominciare dall'ineffabile Giuliano Ferrara, viene da lontano e si inserisce nel clima di vera e propria "riconquista" cattolica del territorio che si proietta come una macchina da guerra in tutte le direzioni e ha come obiettivo centrale quello di riaddomesticare il corpo, il cuore, la mente delle donne. Perché da quel riaddomesticamento passa un'idea della società congeniale ai furori neo-temporalisti del papa tedesco, alle sue insopportabili prediche sulla famiglia, ai suoi vagheggiamenti metafisici. Al suo integralismo senza misura.
La riconquista riparte non a caso dall'Italia, terra da sempre a mezzadria tra una gerarchia vaticana ingorda di prebende e privilegi e una classe politica restia a stabilire regole certe nei rapporti tra Stato e Chiesa e a dire parole chiare contro l'invadenza del Vaticano nelle scelte della Repubblica. Il PD e Veltroni in primis facciano la loro parte. Ci auguriamo che ne siano capaci. Per quello che ci riguarda daremo battaglia. Il governo lo abbia ben chiaro.

*Deputata di Rifondazione Comunista




I Vostri Commenti [0]



Il 27 dicembre del 1947, sessant'anni fa, veniva approvata la nostra Costituzione e nel formularci gli auguri per le feste il Prof. Andrea Pubusa, ordinario di diritto amministrativo dell'Università di Cagliari, ci ha inviato il seguente discorso che Piero Calamandrei nel lontano 1955 fece agli studenti milanesi, un discorso attuale da diffondere e far conoscere, contro coloro che vorrebbero archiviare o relegare nel dimenticatoio la grande storia che fece dell'Italia una Repubblica democratica ed antifascista.(V. Macrì)

Discorso agli studenti
di Piero Calamandrei

Un anno prima di morire uno dei più vivi autori della nostra Costituzione ricordò ai giovani la necessità che la nostra Carta, per restare vitale, fosse alimentata dalla passione politica dei giovani.

 

La Costituzione non è una macchina che una volta messa in moto va avanti da sé. La Costituzione è un pezzo di carta, la lascio cadere e non si muove: perché si muova bisogna ogni giorno rimetterci dentro il combustibile; bisogna metterci dentro l’impegno, lo spirito, la volontà di mantenere queste promesse, la propria responsabilità. Per questo una delle offese che si fanno alla Costituzione è l’indifferenza alla politica. È un po’ una malattia dei giovani l’indifferentismo. «La politica è una brutta cosa. Che me n’importa della politica?».

Quando sento fare questo discorso, mi viene sempre in mente quella vecchia storiellina che qualcheduno di voi conoscerà: di quei due emigranti, due contadini che traversano l’oceano su un piroscafo traballante. Uno di questi contadini dormiva nella stiva e l’altro stava sul ponte e si accorgeva che c’era una gran burrasca con delle onde altissime, che il piroscafo oscillava. E allora questo contadino impaurito domanda ad un marinaio: «Ma siamo in pericolo?» E questo dice: «Se continua questo mare tra mezz’ora il bastimento affonda». Allora lui corre nella stiva a svegliare il compagno. Dice: «Beppe, Beppe, Beppe, se continua questo mare il bastimento affonda». Quello dice: «Che me ne importa? Unn’è mica mio!».

Questo è l’indifferentismo alla politica. È così bello, è così comodo! è vero? è così comodo! La libertà c’è, si vive in regime di libertà. C’è altre cose da fare che interessarsi alla politica! Eh, lo so anche io, ci sono… Il mondo è così bello vero? Ci sono tante belle cose da vedere, da godere, oltre che occuparsi della politica! E la politica non è una piacevole cosa. Però la libertà è come l’aria. Ci si accorge di quanto vale quando comincia a mancare, quando si sente quel senso di asfissia che gli uomini della mia generazione hanno sentito per vent’anni e che io auguro a voi giovani di non sentire mai. E vi auguro di non trovarvi mai a sentire questo senso di angoscia, in quanto vi auguro di riuscire a creare voi le condizioni perché questo senso di angoscia non lo dobbiate provare mai, ricordandovi ogni giorno che sulla libertà bisogna vigilare, vigilare dando il proprio contributo alla vita politica…

Quindi voi giovani alla Costituzione dovete dare il vostro spirito, la vostra gioventù, farla vivere, sentirla come vostra; metterci dentro il vostro senso civico, la coscienza civica; rendersi conto (questa è una delle gioie della vita), rendersi conto che nessuno di noi nel mondo non è solo, non è solo che siamo in più, che siamo parte, parte di un tutto, un tutto nei limiti dell’Italia e del mondo. Ora io ho poco altro da dirvi. In questa Costituzione c’è dentro tutta la nostra storia, tutto il nostro passato, tutti i nostri dolori, le nostre sciagure, le nostre gioie.

ono tutti sfociati qui in questi articoli; e, a sapere intendere, dietro questi articoli ci si sentono delle voci lontane…E quando io leggo nell’art. 2: «l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica, sociale»; o quando leggo nell’art. 11: «L’Italia ripudia le guerre come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli», la patria italiana in mezzo alle altre patrie… ma questo è Mazzini! questa è la voce di Mazzini!O quando io leggo nell’art. 8:«Tutte le confessioni religiose sono egualmente libere davanti alla legge», ma questo è Cavour! O quando io leggo nell’art. 5: «La Repubblica una e indivisibile, riconosce e promuove le autonomie locali», ma questo è Cattaneo! O quando nell’art. 52 io leggo a proposito delle forze armate: «l’ordinamento delle forze armate si informa allo spirito democratico della Repubblica», esercito di popoli, ma questo è Garibaldi!E quando leggo nell’art. 27: «Non è ammessa la pena di morte», ma questo è Beccaria! Grandi voci lontane, grandi nomi lontani… Ma ci sono anche umili nomi, voci recenti! Quanto sangue, quanto dolore per arrivare a questa costituzione!

Dietro ogni articolo di questa Costituzione, o giovani, voi dovete vedere giovani come voi caduti combattendo, fucilati, impiccati, torturati, morti di fame nei campi di concentramento, morti in Russia, morti in Africa, morti per le strade di Milano, per le strade di Firenze, cha hanno dato la vita perché libertà e la giustizia potessero essere scritte su questa carta. Quindi, quando vi ho detto che questa è una carta morta, no, non è una carta morta, è un testamento, è un testamento di centomila morti. Se voi volete andare in pellegrinaggio nel luogo dove è nata la nostra Costituzione, andate nelle montagne dove caddero i partigiani, nelle carceri dove furono imprigionati, nei campi dove furono impiccati. Dovunque è morto un italiano per riscattare la libertà e la dignità, andate lì o giovani, col pensiero, perché li è nata la nostra Costituzione.



I Vostri Commenti [0]



SUI LAVORI USURANTI ( E NON SOLO) IL GOVERNO HA
DISATTESO LE ASPETTATIVE DEI LAVORATORI !


La decisione del governo di porre la fiducia sul disegno di legge che recepisce il protocollo sul Welfare è grave per ragioni di metodo, cioè di correttezza istituzionale, e per ragioni di merito. Le prime riguardano il rapporto tra Parlamento e Governo. Il Governo si è arrogato il diritto non solo di respingere il testo varato dalla Commissione Lavoro ma anche quello di costruire un testo nuovo scegliendo arbitrariamente di bocciare alcuni emendamenti e di assumerne altri.

È stata così violata la funzione di una articolazione fondamentale del Parlamento, che ha lavorato inutilmente al testo del disegno di legge. La decisione è grave anche e soprattutto per ragioni di merito. Perché il testo sul quale il governo ha posto la fiducia non solo non migliora in nulla ciò che attiene alla parte previdenziale (gli scalini e la platea degli usuranti) sia per quello che riguarda le misure sul mercato del lavoro (la possibilità di reiterare i contratti a termine senza vincoli di causale e con un meccanismo di proroghe e la decontribuzione dello straordinario).

Detto ciò, va dato merito alla Commissione Lavoro della Camera dei Deputati di aver mantenuto gli impegni ( poi vanificati dal voto di fiducia ) che aveva assunto  per i lavoratori dell’industria della   nostra isola, anche in occasione della recente visita di una sua delegazione a Portovesme e Porto Torres, varando un disegno di legge che  apriva la possibilità a centinaia di lavoratori  dell’industria primaria ( chimica e metallurgica, in particolare)  a poter beneficiare di qualche agevolazione previdenziale (es. con l’abbattimento del tetto delle 80 notti per i turnisti).

Purtroppo l’azione ricattatoria verso il Governo dei centristi conservatori che fanno riferimento al Sen. Dini, ha fatto saltare, al momento, questa prospettiva.

Dobbiamo augurarci che ciò non si ripeta anche in occasione del voto conclusivo sulla finanziaria. Infatti, la legge finanziaria, in materia di lavori usuranti contiene (ed è questo un fatto storico) l’istituzione del fondo per le vittime dell’amianto e per il risarcimento di tutti coloro che hanno contratto patologie a seguito dell’esposizione all’amianto e per i loro eredi (30 milioni per il 2008 e il 2009 e 22 milioni a decorrere dal 2010). Non sono pochi, purtroppo,  i lavoratori interessati anche in Sardegna.

Il Circoli della Sardegna dell’Associazione Rossoverde-Sinistra Europea continuerà a stare a fianco dei lavoratori in questa annosa e lunga vertenza sui lavori usuranti, affinché, anche attraverso piccoli ma significativi passi ci sia una soluzione positiva tesa a salvaguardare innanzitutto la loro la salute.

 Cagliari 29.11.2007




I Vostri Commenti [0]



Rai, le intercettazioni fanno bene all’azienda

• ALESSANDRO CARDULLI •

Ci viene spontanea una domanda: quando sarebbe stato possibile aprire una “ contestazione disciplinare” nei confronti di Agostino Saccà, il direttore di Rai fiction, colto in un amabile duetto con il cavalier Berlusconi, capo ( si autodefinisce così ) dell’opposizione, già presidente del consiglio e proprietario di un impero mediatico, concorrente numero uno del servizio pubblico radiotelevisivo?. Un’altra domanda: quando sarebbe stato possibile aprire un’inchiesta e sospendere la ex segretaria personale di Berlusconi, Deborah Bergamini, traslocata dalle stanze del cavaliere a quelle della Rai con l’incarico di direttore del marketing? Terza domanda: quando sarebbe stato possibile conoscere,viva voce, il livello cui è giunto uno come Berlusconi che si dichiara un grande statista e tenta di scambiare il voto di un senatore del centrosinistra con l’ingaggio di un’attricetta sua protetta, in modo da far cadere il governo? La risposta a queste tre domande è una sola: chissà, forse anche mai. L’intercettazione del “duetto” Berlusconi-Saccà e la pubblicazione, prima su carta e poi in voce, ci ha fatto conoscere a che livello di degrado sia giunta la vita politica del nostro Paese. L’era Berlusconi, che non è finita quando ha perso le elezioni,continua a diffondere miasmi che segnano pericolosamente le istituzioni e la democrazia. Il possesso di un impero mediatico, che si espande dalla televisione alla produzione cinematografica e all’editoria libraria,per invadere ogni campo del mondo economico e finanziario, non bastavano al cavaliere. Le sue mani sulla Rai le aveva messe facendo piazza pulita di giornalisti e dirigenti, occupando ogni possibile casella con donne e uomini al suo servizio, quando era diventato Presidente del Consiglio. Le forze del centrosinistra hanno molte colpe. Invece di esercitare in pieno il loro ruolo di opposizione, si accontentavano delle briciole lasciate dal governo berlusconiano. Magari una presidenza dell’azienda che diventava una vera prigione, a fronte di un consiglio di amministrazione tutto di un colore.Tutto ciò in omaggio ad un teorema mai dimostrato: meglio non attaccare Berlusconi altrimenti se ne fa una vittima. E lui lì a godersi la visione di autorevoli esponenti del centrosinistra, seduto su uno strapuntino, quasi a chiedere il permesso per far sentire la loro voce con l’occupazione berlusconiana della più grande azienda italiana della comunicazione, della cultura e dello spettacolo. Passata la nottata e tornato il chiarore dell’alba, il centrosinistra di governo si è posto, con forza, il problema vero:il conflitto di interessi e la riforma del sistema televisivo. Si sono elaborati disegni di legge, il ministro competente, l’ ex margheritino Gentiloni, ora Pd, molto vicino a Rutelli, si è dato da fare. Certo, i testi proposti non sono granché, un brodino. Ma da quanto tempo sono in discussione in qualche ramo del Parlamento?

Più di un anno. Nel frattempo Berlusconi, indisturbato, ha continuato a tessere la sua tela. Sono rimasti ai loro posti, salvo qualche eccezione, i berlusconiani doc ed il loro rapporto con il cavaliere non si è mai interrotto. Anzi. Lo dimostrano l’intercettato Saccà e le “visite” della Bergamini nelle sedi dell’azienda concorrente.E chissà che non si sia fatta accompagnare con l’auto della Rai. Allora, una quarta domanda: nella discussione che si è aperta dopo la pubblicazione delle intercettazioni, il viva voce in particolare, ha la precedenza il contenuto della vicenda,l’assalto alla Rai anche attraverso dirigenti “infedeli” legati al capo dell’azienda concorrente, in una parola l’etica della politica?O se si doveva o meno render noto il duetto amabile fra Berlusconi e Saccà?. C’è anche chi si è spinto a richiedere un decreto d’urgenza per colpire i giornalisti e difendere la privacy di chi non si perita a mettersi sotto i piedi il minimo di regole democratiche. Il decreto sulla sicurezza e la figuraccia fatta dal governo non bastava.

Per quanto riguarda i giornalisti c è’ da dire che si sono autodifesi bene: in gran numero invece di dar conto dei contenuti delle intercettazioni, si sono fatti scudo con la privacy. E giù interviste a più non posso. Il tema: pubblicare o non pubblicare. Per questi colleghi, a partire dal Corriere della Sera, i contenuti delle intercettazioni evidentemente non contano.




Articolo

Le intercettazioni fanno bene all’azienda

Autore

Carlo M.

D.Articolo

08/01/2008

E-Mail

m.carlo@hotmail.it

Commento

Che schifo !!!!!
Un insulto a chi "sopravvive" veramente.

I Vostri Commenti [1]



Sei un ponte sconnesso, ma sei il solo ponte...
Su Liberazione del 18/12/2007


•Rossana Rossanda•

Rossanda si rivolge alla grande “S” cioè alla Sinistra fatta dai 4 partiti.

Caro Sansonetti, se la grande S si è impantanata su una legge elettorale darebbe ragione a chi ci ha creduto poco. Non è la prima volta che il tema “elezioni” manda in tilt qualsiasi progetto sui tempi medi. Ne ha fatto esperienza il manifesto nel 1972, poi nel 1976. E’ per questo che Rifondazione ha mandato a picco la Camera di consultazione di Asor Rosa. E su questo adesso l’inciampo viene dal Pdci.
Nel caso di piccoli partiti non è misera voglia di poltrone: è il timore di diventare invisibili, cessare di esistere come i grandi partiti non nascondono di sperare. La stessa base militante esige una lista, dimostrando quanto sia ancora contraddittorio il bisogno, teorizzato al meglio da Tronti, di “andare oltre la democrazia”, che è poi quella “rappresentativa”. E sarà così, penso, finché non sarà chiaro come “andare oltre” senza riprodurre i “socialismi reali”; perché, oggi come oggi, altro non conosciamo. Intanto nessuno dei quattro partiti in campo si fida che l’altro ne garantisca le ragioni di esistenza. Soltanto Rc è ragionevolmente certa di passare lo sbarramento di una proporzionale; toccherebbe ad essa dunque di garantire le altre, facendo qualcosa di comprensibile dell’attuale slogan “unità plurale”. Non è semplice e non è soltanto - come mi sembra tu scriva - una questione di metodo.
Certo è anche di metodo, se gli Stati Generali sono stati organizzati in modo da autorappresentare pubblicamente solo i quattro – Mussi, Giordano, Diliberto, Pecoraro Scanio. Neppure il lavoro dei workshop è stato portato all’assemblea generale. Le donne si sono sentite ancora una volta escluse. La verità è che gli attuali gruppi politici non conoscono che questo modo di esprimersi, specie se non sono già ferreamente uniti, pochi che parlano a molti o una specie di happening. Neanche le donne sanno come stare assieme quando la pensano diversamente. Tutti riflettiamo ancora quello che Gramsci chiama “spirito di scissione” con il quale nascono le posizioni innovative, e stentiamo a far esprimere e fare esprimere il bisogno che porta altri attorno a noi e noi a tentare di rompere i nostri confini. E anche a tollerarci: il Pdci si vuole fedele ad alcuni “socialismi reali” e all’ultimo (o penultimo) Pci. Io non lo credo utile. Ma non prenderei per pura fisima identitaria il suo timore che, sgomberati “i comunisti” e le relative falci e martelli, esca di scena la stessa idea di rivoluzione - anche non in armi, anche non violenta, anche la più soave - ma che non sia una resa all’assetto sociale esistente. Finora è andata così.
A proposito, la S quale trasformazione reale persegue? Diciamocelo. Non basta che tu scriva: oggi non è sufficiente il lavoro, ci sono altri bisogni, il movimento delle donne, l’ecologia, la pace, eccetera. Che intendete per “il lavoro”? I “lavoratori”, i salariati più visibili e raggruppabili, gli operai insomma, forse qualche categoria impiegatizia o tecnica, da qualche tempo gli inafferrati “precari”, gli autonomi - come se oggi gli uni non precipitassero sugli altri, andata e ritorno, figure sociologiche ogni tanto affogate e ripescate. Diciamoci la verità, c’è stato un decennio di cancellazione del salariato, salariati, identificati con la fabbrica e quando questa è fisicamente diradata o scomparsa, via anche loro. Non c’è più la fabbrica di “Tempi moderni”, non si vedono più uscire assieme gli operai, non ci sarà più la contraddizione fra capitale e lavoro. Non è casuale che i ragazzi del 1968 di Torino non si siano visti ai funerali dei morti della Thyssen a Torino. Non è stata innocente neanche la variante “i lavori” al posto del “lavoro”. Voi stessi, Rc, in uno degli ultimi congressi lo avevate rimosso, il famoso lavoro, come residuale fra altre e più sentite “soggettività”. Più di una femminista mi ha detto “il lavoro non mi interessa”. Più di un professore: “non interessa ai giovani”. Più d’un compagno scuote la testa: “Gli operai non ci sono più”. Sparita la primazia della fabbrica, è scomparso dalle menti il lavoro salariato, o dipendente, o eterodiretto. Rinaldini ghepardo, specie in estinzione. E invece il salariato non è mai stato così esteso, dal manovale alla famosa “mano d’opera” (o cervello d’opera) del capitale cognitivo. Com’è questa faccenda?
Direte: ma quella ha in testa sempre il sistema, il modo di produzione, il capitale, Marx. E’ vero. E voi che cosa avete invece, quando parlate di globalizzazione? e ne parlate tutti?
Non si i tratta di allungare l’elenco dei bisogni, ma di capirne i nessi. Quasi nessun fenomeno oggi è del tutto dipendente ma nessuno del tutto indipendente dal modo di produzione. Salvo la questione dei sessi. Millenaria, ha attraversato civiltà precapitaliste, capitaliste e postcapitaliste. E non come differenza fra i sessi ma come gerarchia, di un sesso sull’altro, rassegnando al maschio il potere pubblico e fingendo di attribuire alla donna il governo del privato. L’ultimo femminismo ha messo in luce la frode. Come contate di metter il problema in agenda? Agli Stati Generali c’è stato un incidente. Che rispondi a Melandri, la quale ti scrive «non ci vedete e non ci rappresentate perché il vostro, dei politici, è un modo di conoscere razionale e maschile, che sottovaluta, nasconde a se stesso, il terreno e il linguaggio delle emozioni, del corpo, che è nostro?». Io, da parte mia, dubito che le due forme di conoscenza siano sessuate e divisibili, mi pare un’approssimazione costruita dalla storia, e perdipiù europea. Dubito che si farà un passo avanti finché noi, le donne, diremo ai maschi: Riconoscete che il potere, asse della politica, comincia da quello del maschio sulla femmina (Marx ed Engels lo avevano detto della proprietà, che nel caso è lo stesso). E finché voi, uomini, risponderete: a) ma io non c’entro, b) questa è un’altra storia. E’ sicuramente un’altra storia, ma non una fra le altre, e non ne siete esenti.
Concludo. La famosa “unita plurale” si fa entrando nel merito. Il “metodo” è solo andare subito al massimo di unità d’azione, non rompere finché non ci si è arrivati (cosa per la quale non basta una maggioranza) e nel contempo avanzare subito una o più analisi, e quindi obbiettivi a medio e lungo termine, verificando se tengono e ci tengono assieme. Questo non siamo capaci di fare da quaranta anni in qua. Se lo ammettessimo e vi ci mettessimo subito - domani mattina? - avremmo più attenzione, anche più pietà, l’uno per l’altro, l’una per l’altra.
E anche meno pretese. Alla grande S direi: avanzate una trama, esponetevi, avendo chiaro in testa che c’è stata l’alluvione, che siete un ponte, e anche un po’ sconnesso, ma il solo in vista. Non siete “la” soluzione. Prendetevi sul serio come passaggio, finitela di chiuderlo a ogni momento. Neanche assieme fate una maggioranza, ma isolati non siete niente. O no?




I Vostri Commenti [0]



Un anno per il lavoro pulito

• ROSA RINALDI •*

C’è anche chi non festeggia questo Natale. Più di mille famiglie hanno perso un loro caro. Oltre ventuno mila sono gli invalidi. Quasi un milione gli incidenti sul lavoro avvenuti in questo anno che se ne sta andando. Da aprile del 2003 ad aprile del 2007 nella guerra del Golfo sono morti 3520 miltari. Da aprile 2003 ad aprile 2006 i morti di lavoro sono stati 5252. Quelli che impropriamente continuiamo a chiamare “infortuni” sul lavoro riguardano in gran quantità l’industria. Ma anche in agricoltura e nel settore dei dipendenti pubblici l’infortunio è in agguato La tragedia della Thyssen, Krupp, una grande multinazionale e non una qualsiasi fabbrichetta, davvero una strage, ha portato alla ribalta il dramma che riguarda centinaia di migliaia di persone.

La drammaticità dell’evento, la morte orribile di sei operai, ha “costretto” i media a portare alla ribalta della cronaca questa “guerra” che ha come campo di battaglia il lavoro. Si è riscoperta la fabbrica, si sono riscoperti gli operai. Proprio in questi giorni che sono, o dovrebbero essere, di serenità per tutti noi ricordiamoci delle famiglie colpite da tante tragedie. L’unica cosa che possiamo fare per alleviare il loro dolore, ammesso che sia possibile, è p rendere impegno perché le questioni della sicurezza per chi lavora diventino argomento centrale nella vita del nostro Paese.

Che qualcosa si più e si deve fare è dimostrato del resto dal fatto che in questo anno il numero dei morti sul lavoro diminuirà di qualche centinaio. Certo poco cosa, perché vorremmo che nessuno trovasse la morte mentre è impegnato nel lavoro. Ma il fatto che con le iniziative che abbiamo intrapreso siano emersi dal lavoro nero circa duecentomila edili ci indica un una strada da percorrere fino in fondo. Lavoro nero e precarietà sono una specie di brodi di coltura delle “morti bianche”, delle centinaia di migliaia di infortuni. Perché questi lavoratori sono i più ricattabili, i più esposti al rischio. Con il nuovo anno saremo in grado di far partire la “cabina di regia” prevista già nella precedente Finanziaria. Su delega del ministro Damiano assumerò la presidenza di un complesso organismo che coordinerà le iniziative da mettere a punto, dando effettiva attuazione. Faranno parte della “cabina” le organizzazioni sindacali, associazioni, gli enti come Inail, Inps, rappresentanti delle Regioni, nuclei dei carabinieri che si occupano di servizi ispettivi naturalmente i ministeri più interessati. Insomma un “mondo” che si mette in sintonia per realizzare un obiettivo: la sicurezza per milioni di lavoratori.

Metteremo a punto un piano di azione per contrastare il lavoro nero con incontri di settore mirati in particolare verso quelle attività produttive dove più mercato è il fenomeno del lavoro nero. Sarà necessario anche riflettere per una riforma dei servizi ispettivi oggi troppo frammentati, non coordinati fra loro. Ministero del Lavoro, Enti, Asl, svolgono i compiti di ispezione. C’è bisogno di rivedere l’intero sistema, guardano ad una possibile ricomposizione dei servizi. Gli auguri che, anche attraverso Rosso di sera, voglio rivolgere ai lavoratori e alle loro famiglie, fanno leva su questo impegno che prendiamo: fare in modo che il 2008 sia un anno per il lavoro pulito.


*Sottosegretario al Lavoro



I Vostri Commenti [0]



Legge elettorale e Sinistra:dividerci
mette a rischio il nostro progetto

• Carlo Leoni •*

Ho deciso di scrivere questa nota perché non scorgo il necessario allarme rispetto alla possibilità, purtroppo assai concreta, che il processo unitario a sinistra naufraghi miseramente nel dibattito sulla nuova legge elettorale.

E' un rischio che non ci possiamo permettere soprattutto perché, dopo lo straordinario successo dell'Assemblea dell'8 e del 9 dicembre, quel percorso unitario non è più nella esclusiva disponibilità dei dirigenti dei quattro partiti promotori ma appartiene alle migliaia di persone che sono venute a Roma per sentirsi partecipi di un progetto aperto, partecipato, plurale.
Siamo stati due giorni a discutere dei contenuti e delle battaglie di una nuova sinistra sui temi del lavoro, della laicità, dell'ambiente, del disarmo. Abbiamo detto di voler innovare la pratica politica facendo tesoro della cultura femminista, di quella pacifista, dei movimenti new global. Si è dichiarato da parte di tutte e di tutti che il nuovo soggetto che stiamo costruendo non può limitarsi ad una federazione degli attuali partiti… E tutto questo dovrebbe naufragare perché non c'è accordo sulla legge elettorale, e cioè sulla diatriba maggiormente "partitica" che si possa immaginare?
Non scherziamo! Questo è il tornante su quale il "popolo della sinistra" potrà giudicare se ha di fronte oppure no gruppi dirigenti degni di questo nome e cioè uomini e donne che in nome di un progetto alto e storico sono disposti a mettere in campo il massimo di generosità, di disinteresse, di sguardo sul futuro.
Dare l'impressione che invece ciascuno torna a pensare innanzitutto ad un proprio tornaconto di parte, darebbe un'immagine devastante della sinistra e cancellerebbe d'un colpo quel tanto di buono che fin qui è stato fatto.

So bene che come militante di Sinistra Democratica ho un vantaggio rispetto agli altri: noi non abbiamo rendite da tutelare perché fin dal nostro atto di nascita abbiamo deciso di non presentarci mai da soli alle elezioni, di non essere affatto interessati ad una gara sui decimi di percentuale, ma soltanto a mettere in campo una sinistra più grande e più unita.
Non esiste quindi un modello elettorale cucito su misura per le esigenze di SD semplicemente perché queste esigenze particolari non esistono.

Se alla Fiera di Roma abbiamo tutti detto la verità, non possiamo allora non ragionare a partire dalla realtà per come essa si presenta e dal punto di vista del progetto che abbiamo condiviso.
Parto da una questione di metodo politico. Non ho neanche il minimo dubbio sul fatto che una nuova legge elettorale debba nascere da "larghe intese". Proprio per questo non può non essere radicalmente criticata la scelta del PD di assumere come interlocutore privilegiato il partito di Berlusconi dando l'impressione - purtroppo non infondata - di una intesa niente affatto "larga", ma solo tra i due maggiori partiti volta ad ottenere in seggi ciò che non otterrebbero in voti, schiacciando tutti gli altri.
Non posso esimermi dal constatare inoltre che dopo la fallita "spallata" sulla finanziaria la leadership di Berlusconi sul centrodestra era praticamente saltata e che all'uomo di Arcore è stata lanciata dal fronte opposto una inaspettata ciambella di salvataggio. Cui prodest?
Sono senz'altro d'accordo nel superare una volta per tutte la stagione della demonizzazione dell'avversario, da considerare semplicemente tale e non più un nemico da abbattere e da cancellare.
Ma questo non può significare autocensura, non può voler dire che se si condannano i tentativi di compravendita di senatori, se la magistratura indaga e i giornali ne scrivono, o se si chiede, come ha fatto il gruppo alla Camera di SD, di riportare in aula la nuova legge sul conflitto d'interessi, tutto questo rappresenta un ostacolo al "dialogo sulle riforme" e una viscerale caccia all'uomo! No, non ci sto.
Va ricercata una intesa con tutta la CdL e non solo con Forza Italia e ovviamente - ci mancherebbe altro - va ricercata una intesa nel centrosinistra. Altrimenti non si può parlare di "larghe intese".
Bene ha fatto quindi Prodi a convocare per gennaio un vertice di maggioranza ed è stata una decisone saggia quella di dilazionare i tempi di esame in Commissione Affari Costituzionali al Senato.
Veniamo al merito. Non voglio fare una riflessione di "modellistica", voglio partire dal nostro progetto, quello di costruire "La sinistra. L'arcobaleno".
Chi ha in testa questa ambizione unitaria ed espansiva non può non essere il primo avversario della frammentazione. Quindi: un chiaro sì ad una significativa soglia di sbarramento del cinque per cento.
Secondo: dovremmo tutti essere interessati a che il nuovo soggetto possa essere rappresentato come tale, possa esporre i suoi simboli e le sue idee autonome.
Dovremmo quindi vedere come la peggiore sventura non solo l'esito del referendum ma anche andare a votare con la legge attuale che di fatto obbliga a coalizzarsi.
Ma essere rappresentati come tali vuol dire anche non concedere alcuna indulgenza a chi, cercando una legge che premi i più grandi, ci vorrebbe sottorappresentati. Di poco? Di molto? Non è questo il problema: è una questione di principio. Ognuno deve essere rappresentato per i voti che prende, né più, né meno.
Per questo la "bozza Bianco" non può essere da noi accettata.
Altra questione. Veltroni dice di non esser più disponibile ad alleanze "coatte" ma solo ad intese di Governo fondate su un accordo programmatico inequivoco. Non possiamo che essere d'accordo proprio noi che stiamo denunciando l'abbandono del programma dell'Unione da parte del PD e del Governo Prodi.
Ma questo non può significare per noi né la smania strategica di autocollocarci all'opposizione (nessuna grande sinistra può nascere senza l'obiettivo di vincere e di governare, per il bene di quelli che rappresenta), né andreottiana indifferenza per le alleanze e nostalgia per l'era delle "mani libere".
Si deve da parte nostra, a mio avviso, scegliere il centrosinistra come l'unico orizzonte possibile di una alleanza per il governo. Possibile, non obbligata e da verificare sui contenuti programmatici. Ma senza una proposta politica generale non si può né vivere né crescere, ma solo testimoniare e contemplare il proprio ombelico.

Sono quindi d'accordo con chi a sinistra chiede che nella nuova legge elettorale ci sia in qualche forma la possibilità (certo non l'obbligo) di una dichiarazione preventiva sulle alleanze per il governo in caso di vittoria.
Perché dovremmo spianare la strada e farla passare liscia a quanti nel PD lavorano per convergenze centriste?
Noi che vogliamo dare vita ad una nuova soggettività politica dovremmo poter vivere la fase attuale senza alcun disagio perché questa è la stagione nella quale in Italia si sta riscrivendo la mappa complessiva della rappresentanza. E' pane per i nostri denti.
Ma possiamo viverla così soltanto se nessuno si mette a giocare contro l'altro o solo per se stesso.
Anche sulla legge elettorale si deve quindi esplorare la strada di una intesa a sinistra. Il movimento politico al quale appartengo lavorerà per questo obiettivo.

*Deputato di Sinistra Democratica


16/12/2007



I Vostri Commenti [0]



Centrosinistra come opzione strategica

• PIERO DI SIENA •

Nel commentare oggi, sul "Corriere della Sera", l'ennesimo sondaggio che inchioda il governo Prodi a un tasso di impopolarità che arriva al 68% degli italiani, Renato Mannheimer afferma che questo è il risultato di "un'opinione pubblica divisa tra la richiesta di diminuzione delle tasse e quella di una più accentuata redistribuzione sociale, ma insoddisfatta da entrambi i punti di vista". Si può con sicurezza dire che l'opinione pubblica, così decritta da Mannheimer, si divide equamente tra il dogma liberista fatto proprio da Veltroni e Rutelli che affida lo sviluppo a un generalizzato abbassamento delle tasse e le posizioni della sinistra che, giustamente, pone il dito sulla piaga di una distribuzione dei redditi e dei servizi che da decenni ormai penalizza lavoratori e parte più debole della società. Non c'è posto però nell'opinione pubblica per l'altro paradigma che pure tiene banco nel centrosinistra e che costituisce l'impianto monetarista che Padoa-Schioppa, e Prodi con lui, amerebbero imporre a tutta la coalizione. Questa posizione parte dall'assunto che il debito pubblico in Italia è ormai insostenibile e che l'obiettivo primario del governo deve essere quello di portarlo nel corso della legislatura al di sotto del 100% del Pil al fine di liberare risorse finanziarie da investire in quel salto di qualità del sistema paese imprescindibile per una politica di sviluppo. Ora, non è difficile ricordare quanto criticabile appaia da sinistra una posizione come quella del ministro del Tesoro che non sa vedere altra via di contenimento della spesa che non sia rappresentato dai tagli allo stato sociale. Se nel recente "libro verde" sulla spesa pubblica del ministero dell'Economia vi sono accenti che alludono a un'altra impostazione per quanto riguarda la riduzione e la qualificazione della spesa pubblica, non possiamo dimenticare i guasti politici e sociali che hanno comportato per l'Unione le posizioni del ministro e come esse abbiano pesato sui limiti entro cui i sindacati sono stati costretti con l'accordo sulle pensioni.
E tuttavia nel fatto che nell'opinione pubblica siano presenti solo quelle due opzioni e nessuna opinione tende a far riferimento alle posizioni del ministro del Tesoro è la rappresentazione più eloquente delle ragioni per cui l'Unione è entrata in crisi e non c'è alcun spazio per soluzioni, giuste o sbagliate che siano, che possono indicare un paradigma entro cui collocare un compromesso tra capitale e lavoro, come cemento di una politica di governo che possa a giusto titolo chiamarsi di centrosinistra.
Lo scorso anno in vista della Finanziaria la sinistra si presentò all'appuntamento avendo alle spalle una posizione sostenuta da una fitta schiera di economisti che proponevano in contrasto con il ministro del Tesoro una strategia fondata sulla stabilizzazione ( e non riduzione del debito), reperimento di nuove risorse dalla lotta all'evasione fiscale, loro investimento nello sviluppo e in campo sociale.
Come è noto questa linea non passò in nome dell'emergenza sui conti pubblici rivendicata dal ministro dell'economia. Ma era una politica economica. Ora che l'emergenza per stessa ammissione di Paodoa-Schioppa è superata è riproponibile quella linea? Il rallentamento della crescita legato agli effetti internazionali della vicenda dei mutui statunitensi e le restrizioni del credito che ne derivano, che alla fine non potranno non incidere sui tassi di interesse, rendono ancora attuale questa ricetta? Certo è che il tema della riduzione del debito ha aperto qualche breccia anche a sinistra. Nell'ultimo numero di "Alternative per il socialismo", la nuova rivista di Fausto Bertinotti, è stato ospitato un interessante articolo di Guarino che è incentrato proprio su alcune misure-shock di abbattimento del debito attraverso la collocazione su mercato del patrimonio dello stato invece che con i tagli alla spesa pensionistica e in generale alla spesa sociale.
Non so se vi saranno le condizioni e i tempi perché la sinistra affronti questo tema in vista della Finanziaria o si andrà anche quest'anno a una soluzione che trovi un provvisorio punto di equilibrio nel grande circo che si aprirà tra ministeri e in sede parlamentare nella ricerca della quadratura del cerchio tra entrate e uscite. Ciò che è certo è che esso non può essere rimosso troppo a lungo e deve trovare una soluzione comune all'interno dell'Unione se il centrosinistra deve ritornare ad essere l'opzione strategica su cui costruire una prospettiva riformatrice e di governo.




Morti sul lavoro già dimenticate


• ALESSANDRO CARDULLI •

Ti viene voglia di gridare, di urlare, quando arriva la notizia che anche Rocco Marzo, capoturno della ThyssenKrupp di Torino, è morto dopo dieci giorni di agonia. All’ospedale Molinette lo hanno operato due volte. Non ce l’ha fatta. Al Cto di Torino e al Centro grandi ustioni di Genova, altri due operai sono in condizioni gravissime. Ad oggi l’acciaieria ha bruciato la vita di cinque operai. Bruciato, nel vero senso della parola. Le immagini che abbiamo intravisto in televisione, i racconti dei compagni di lavoro che hanno cercato di salvarli, sono fuori dalla nostra immaginazione tanto sono raccapriccianti. La strage della Thissen non si ferma ma è già passata in seconda fila, anzi proprio nelle retrovie del mondo dell’informazione.
Davvero ti viene voglia di urlare sfogliando il Corriere della Sera. L’agonia, poi la morte di Rocco Marzo, finisce tre le “brevi”. Una notizia a una colonna, tredici righe a pagina 21. La notizia a una colonna è preceduta da due pagine in cui si offre un ampio spaccato di cronaca nera. Si va da Garlasco, la morte di Chiara, alla donna e al figlio con arresto del convivente proco prima del battesimo, all’immancabile commento di psicologi, sociologi, medici legali. Non manca naturalmente Amanda che cambia di nuovo linea. Ben due pagine per questi “fattacci”, tredici righe per un operaio morto bruciato. Anche Repubblica confina la notizia a pagina 21 ma con un titolo a sei colonne. Naturalmente nessun richiamo in prima pagina. Sarkozy che ama Carla Bruni vuoi mettere? Eppure tanti giornalisti raccontando la strage della Thyssen avevano detto che mai più avrebbero sottovalutato la drammatica sequenza di morti sul lavoro. Addirittura avevano riscoperto che esistevano gli operai e qualche giornalone dopo anni di silenzio ha pure mandato i suoi inviati a “scoprire” un mondo che fino ad allora avevano fatto raccontare ai professorini –editorialisti che non hanno mai visto una fabbrica, non conoscono come si lavora in una acciaieria, non sanno quanta fatica, quanto stress, costano all’operaio turni massacranti. Però pontificano. Si scandalizzano, addirittura, se si vuole concedere qualche “ privilegio” agli addetti ai lavori usuranti.
I professori-editorialisti forse non hanno mai visto neppure un cantiere edile, dove la morte sembra passeggiare sulle impalcature e non hanno cognizione neppure della fatica di chi lavora sui campi, di chi, per esempio, raccoglie i pomodori. Dalle colonne del giornalone di Via Solferino, lanciano le loro accuse alla sinistra radicale, poco “ flessibile”, poco “precaria” che è di ostacolo all’aumento della produttività, alla competitività delle nostre aziende. Non ci meraviglia alla luce della “ modernità” invocata dai professorini editorialisti, che il quinto operaio morto alla Thyssen finisca a pagina ventuno, tredici righe ad una colonna. Però ci fa venire la voglia di urlare, di gridare il nostro sdegno. Diceva il ministro Paolo Ferrero che occorre “ reimmergere la sinistra nelle dinamiche sociali”. Non è solo un problema, pur importantissimo, di rappresentanza politica di cu si discute nei seminari, nei convegni, si opera a livello istituzionale, dentro il governo, per leggi che tutelino i lavoratori e per far funzionar i necessari controlli . Oggi gli operai si sentono soli, il valore del lavoro e dei lavoratori si è sperso in una società di generici consumatori. E’ nella realtà di questo mondo, dei luoghi di lavoro, della fabbrica e dei campi, ma anche degli uffici, che la sinistra, la sinistra e l’arcobaleno, trovano piena legittimazione. Recuperano il loro ruolo “ storico”. Magari anche gridando, urlando. A costo di apparire villani.



Dichiarazione dell’incontro autoconvocato dell’otto dicembre


L’incontro autoconvocato delle associazioni, dei laboratori territoriali, dei movimenti, dei comitati e dei network, riunitosi in occasione dell’Assemblea della sinistra e degli ecologisti, decide di dare vita ad una rete aperta attorno all’idea che, oggi, la sinistra o è democrazia, o non è.

Vogliamo essere parte di un vero processo costituente di un nuovo soggetto politico, unitario e plurale, che, muovendo dalle prime importanti decisioni prese in questi giorni dai partiti promotori dell’Assemblea, veda il popolo della sinistra davvero sovrano. Non ci accontentiamo di una federazione di partiti e di stati maggiori né tantomeno di un fragile cartello elettorale. Pensiamo di poter dare un  contributo positivo perché si realizzino questi obiettivi.

In questi anni e negli ultimi mesi, in questa direzione unitaria, si sono moltiplicate esperienze e pratiche innovative, mosse dalla constatazione che la crisi della rappresentanza politica, dei partiti e dei soggetti organizzati, appare irreversibile. Le pratiche femministe, che mettono in discussione il modello patriarcale e gerarchico che innerva il sistema politico e il potere; le pratiche della disobbedienza e dell’autogestione, cresciute nei centri sociali e nei movimenti, che rimettono in questione la relazione tra il dire e il fare; le pratiche nonviolente e pacifiste, animate dal convincimento che l’opposizione alla guerra e alle armi mette in discussione anche chi sei e come ti comporti con l’altro; le pratiche radicalmente democratiche nelle relazioni sindacali e sociali che consegnano sempre ai lavoratori e alle lavoratrici il potere di decidere sugli accordi; le pratiche di condivisione della conoscenza e di produzione di cultura libera e indipendente, come bene comune creativo, che rompono la forma autoritaria della produzione di senso; le pratiche di critica al consumismo e al dominio delle merci, che propongono nuovi stili e nuova qualità della vita; le pratiche di liberazione dai territori dalle mafie e dal dominio criminale, volte a proporre nuovi comportamenti civili; le pratiche  di contrasto sui territori della precarizzazione del lavoro e della vita,  e quelle di relazione tra i migranti e i nativi, volte a praticare nuove forme universali di cittadinanza; le forme più partecipate di volontariato e di associazionismo, tutte queste pratiche e tante altre raccontano una parte di questa ricerca.

ueste pratiche e queste culture devono invadere pacificamente e positivamente la nuova soggettività della sinistra.

Vogliamo, come rete, in un prossimo incontro seminariale sabato 19 gennaio prossimo, raccogliere queste buone pratiche ed esperienze e definire le nostre proposte che, dalle radici e dalle fondamenta, creino le premesse perché la Sinistra sia la prima, grande costruzione politica integralmente partecipativa e democratica

La consultazione popolare della sinistra proposta dall’Assemblea di questi giorni deve diventare l’occasione di una larga legittimazione democratica del processo costituente (simbolo, carta degli intenti, prime regole democratiche, coordinamenti territoriali e nazionale).

Vogliamo una sinistra che, muovendo dal lavoro e dalla vita degli uomini e delle donne, sia:
antipatriarcale, fondata sui generi;
antirazzistae inclusiva dei migranti;
nonviolenta e pacifista;
Libera e libertaria, portatrice di laicità, di diritti e di libertà, a partire da quelli proposti dal movimento GLBTQ;
strumento di una generazione colpita dalla precarietà nella vita e nel lavoro;
orizzontale, dei territori, dei posti di lavoro, organizzatrice dei precari, della lotta per la casa, dei quartieri, dei comuni;
connessa intrinsecamente coi conflitti sociali, sindacali, ambientali e dei territori; luogo di incontro per produrre e diffondere cultura, conoscenza, comunicazione, beni comuni in quanto incidono direttamente nella sfera sociale, nel lavoro e nell’esistenza;
a rete, aperta sempre ai movimenti e alle associazioni;
di trasformazione, attraverso un radicale superamento dell’attuale modello di sviluppo, contrastando le politiche centrate sulla competitività che dominano questa globalizzazione a favore di un nuovo paradigma ambientale volto alla tutela e valorizzazione dei beni comuni e alla giustizia tra le specie viventi e incentrato su pratiche democratiche e partecipative;
europea e mediterranea, contro il fondamentalismo atlantico e capace di proporre un’alternativa fondata su un modello cooperativo;
dalla parte dei diversamente abili, dei diritti di chi è recluso, di chi è malato, e di tutti coloro che soffrono per qualsiasi ragione una discriminazione;
Intendiamo promuovere nei territori luoghi comuni dei partiti e delle realtà associate e di lotta come le case della sinistra, i laboratori sociali e altre modalità analoghe.

Vogliamo una sinistra a cui si possa aderire direttamente, e non solo attraverso i partiti.

Ci proponiamo, con la rete, di costruire una mappa comune delle associazioni, dei laboratori, dei movimenti, dei comitati interessati alla sinistra, e di raccogliere, anche attraverso un comune sito web accessibile a tutti, le idee e le proposte che vengono dal basso.
8 dicembre 2007.
8dicembre@libero.it

Hanno promosso l’incontro dell’8 e hanno finora aderito : Uniti a Sinistra, Forum socialismo XXI° secolo, Associazione per il Rinnovamento della Sinistra, Rete Femminista SE, Network Comunità in Movimento, Liberassociazione aderenti individuali SE, Rossoverde SE, Il Cantiere, Per la Sinistra, Ass.per una sinistra unita e plurale Firenze, Unaltralombardia, Sinistra Rossoverde, Nodo ambientalista SE, Sinistra Euromediterranea, Net Left, Rete Giovani Comunisti, Nodo GLBTQ, Punto Rosso, Sinistra Romana, Forum Sinistra Europea Alpe Adria, Unione a Sinistra Liguria, Movimento sardista, Sinistra in Movimento, Sinistra Ecoanimalista Piemontese, Liberatorio Politico, Socialismo XXI Genova, Associazione Luigi Longo, Associazione Bella Ciao, Movimenti Rete per una cultura indipendente e sostenibile, Nodo precarietà per la salute e la sicurezza sul lavoro, ArticoloUno, Associazione culturale Monteverde, Associazione petroselli, Associazione Mobilità, Rete della decrescita, Associazione Avda, Altera, NuestraAmerica, Associa! Per il socialismo XXI secolo, Libera Università popo0lare, Sinistra Europea Mantova.




Comunicato congiunto della Sinistra e l’arcobaleno su manifestazione Vicenza

Con l’assemblea di Sabato e Domenica 8 e 9 Dicembre, abbiamo iniziato un importante cammino per unire la sinistra e gli ecologisti e dare forza alle ragioni del cambiamento nel nostro paese.

Un cambiamento che parte, come dicono i colori dell’arcobaleno che abbiamo scelto come comune segno grafico, dalla condivisione della necessità di porre la Pace come elemento caratterizzante e  guida della nostra sfida, per un mondo e un futuro senza guerra. La lotta per la Pace è prima di tutto anche lotta per il disarmo, proprio in un momento in cui a livello planetario riprende un’assurda e pericolosa corsa al riarmo, di cui è protagonista purtroppo anche l’Europa, attraverso il progetto di scudo missilistico. Per questa ragione abbiamo scelto di impegnarci tutti nella raccolta di firme a sostegno della campagna per un Italia libera da armi nucleari, lanciata dalle associazioni pacifiste.

Per questa ragione sentiamo la lotta della popolazione di Vicenza contro la nuova base Usa come una nostra lotta. Crediamo che si debba dare modo ai cittadini di Vicenza di poter decidere attraverso una consultazione democratica del loro futuro. Crediamo che sia necessario che questo Governo si impegni per una moratoria, come già chiesto in una lettera dai quattro ministri della sinistra e l’arcobaleno, e che venga al più presto convocata la conferenza sulle servitù militari. Come sempre accaduto nelle precedenti occasioni, riteniamo necessario che sia garantita la possibilità per tutti i cittadini che vorranno di poter raggiungere la città di Vicenza. Abbiamo partecipato alle manifestazioni dei mesi scorsi, parteciperemo a quella del 15 Dicembre prossimo, dove insieme ai vicentini ci saranno anche i movimenti europei che si battono contro le istallazioni di nuove basi e dello scudo missilistico, per un’Europa e un’Italia di pace.


LA Sinistra e L’arcobaleno   PRC-PDCI-SD- Verdi




Verifica di Programma al Comune di Torino

Cari compagni ed amici,

Leggo, oggi (sabato 15 dicembre 2007) sulla pagina del Piemonte e della Valle d'Aosta del quotidiano "Liberazione" il testo della lettera da voi sottoscritta ed inviata al Sindaco di Torino Sergio Chiamparino in cui, a nome delle forze politiche da voi rappresentate, rivendicate la necessità di una verifica urgente dell'azione di governo della città in merito ad alcuni temi fondamentali quali lo sviluppo, il welfare municipale, le aziende dei servizi pubblici locali, la sicurezza sul lavoro, l'utilizzo degli impianti post olimpici, il lavoro e l'istruzione.

Condividendo in piano lo spirito della vostra iniziativa, sono, tuttavia, costretto a constatare che fra i temi indicati come terreno di confronto non è indicato quello ambientale che non può certo essere considerato un semplice tema aggiuntivo o supplementare in una prospettiva di confronto globale sul programma.

La dichiarazione di intenti approvata nell'Assemblea nazionale svoltasi a Roma lo scorso 8 e 9 dicembre della Sinistra Arcobaleno afferma chiaramente che ".....la Sinistra Arcobaleno che vogliamo è del lavoro e dell'ambiente......" e ancora che ".....mettere in valore l'ambiente ed il lavoro è il cuore del pensiero nuovo".

In tale senso voglio ricordarvi che la città di Torino, nel corso del precedente mandato amministrativo, è stata dotata dei suoi primi regolamenti di tutela ambientale, ed in particolare del Regolamento dei rifiuti, del verde pubblico e privato, di tutela dall'inquinamento acustico e di tutela degli animali in città.

Mi sembra opportuno che tali temi, assieme a quello altrettanto importante della mobilità sostenibile, siano parte integrante della verifica perogrammatica da voi richiesta.
Certo della vostra sensibilità in tal senso, vi saluto cordialmente.

DARIO ORTOLANO
Presidente del Circolo Provinciale Rossoverde
già Assessore all'Ambiente della Città di Torino


Torino, 15/12/2007


L’arcobaleno della nuova sinistra

di Nadia Gambilongo*


E’ emozione pura quella respirata a Roma all’assemblea generale della sinistra e degli ecologisti.

Certo, sabato pomeriggio non è stato facile far partire il workshop "Libertà, diritti civili, laicità". Il workshop, trasformato in assemblea su proposta delle femministe autoconvocate, faticava a partire ed a trovare tempi e modi per mettere in circolo le idee.

Sembrava che le femministe autoconvocate si fossero assunte la responsabilità di trasformare il workshop in assemblea, proponendo nuove forme non rituali di comunicazione, ma poi non avessero voluto assumersi appieno la responsabilità dello svolgimento dell’incontro. E’ accaduto, quindi, che l’assenza di una corretta informazione ed un pò di equivoci abbiano agitato la prima parte dell’affollata ed intrigante assemblea, dove sono intervenute per una strana alchimia anche persone che non si erano iscritte a parlare.

Il rischio che questa occasione così importante d’incontro tra donne e uomini, diversi per scelte sessuali e di vita, diventasse un non luogo è stato fortissimo; ma lo sforzo da parte di molte-i è stato quello di agire il conflitto tentando di dare, comunque, il loro contributo in un contesto in cui il rischio di andare fuori tema, fuori luogo e fuori tempo era tangibile.

Sperimentare nuove modalità di comunicazione è importante, creare un laboratorio politico di idee e di esperienze permanente è necessario; ma le metodologie, seppure aperte, vanno esplicitate e proposte con chiarezza; altrimenti, il rischio di costruire alfabeti sconosciuti ai più è enorme, così come è forte la preoccupazione che nell’indeterminatezza alcuni messaggi non passino chiaramente o, semplicemente, non passino.

I tempi necessitano di chiarezza e di tempestività, non è più il momento delle occasioni perdute. Il senso di responsabilità che ci attraversa ci fa scorrere le immagini di un mondo che va a rotoli, così pure l’Italia; mentre, da troppo tempo non si riescono a mettere in campo le energie e le risorse di cui siamo portatrici

Ma, nonostante questa partenza incerta, domenica mattina nella sala 10 della nuova fiera di Roma eravamo in tante-i, 6000, 7000 (forse), tanti erano i volti emozionati, un po’ congestionati dalla tensione del momento che abbiamo tutte-i avvertito come storico.

"Piange ciò che ha fine e ricomincia (…) piange ciò che muta, … per farsi migliore. La luce del futuro non cessa un solo istante di ferirci (…) il rosso straccio di speranza".

Ventola nel suo intervento cita a memoria alcuni versi di Pasolini e lo straccio rosso prende il volo, sorretto da applausi scroscianti che lo tingono dei colori dell’arcobaleno. La consapevolezza di quel ‘qui ed ora’ in cui si sta delineando un nuovo percorso di una nuova sinistra variopinta, arcobaleno, fatta di donne e di uomini con percorsi diversi ma con la voglia di costruire un mondo migliore per sé e per i propri figli, un mondo accogliente dove contino le relazioni tra le persone, gli scambi di esperienze tra diversi, il dialogo tra civiltà differenti per costruire una nuova conoscenza, un altro mondo possibile. La dichiarazione d’intenti letta magistralmente da una donna, a conclusione delle due giornate, contiene linee guida preziose, progetti radicali di trasformazione. La sinistra arcobaleno è per il lavoro, per l’ambiente e per la pace.
E la pace è entrata in corteo nell’assemblea, con i cartelli, gli striscioni delle donne e degli uomini di NO Dal Molin. In 500 determinati e pacifici hanno conquistato il palco interrompendo i lavori ed hanno letto una lettera aperta per dire no alla base USA di Vicenza che devasta l’ambiente e distrugge il bene comune. "La globalizzazione liberista si è retta su una doppia svalorizzazione: del lavoro umano e delle risorse naturali. La riduzione a merce ha provocato la doppia rottura degli equilibri sociali e degli equilibri ambientali". Lo stato laico è un bene non negoziabile e deve riconoscere le forme di vita e le scelte sessuali di tutte e di tutti. La dichiarazione d’intenti "(…) assume dal femminismo la critica delle strutture patriarcali e il principio della democrazia di genere. Crea le condizioni sociali ed istituzionali per rendere effettivi i diritti e le scelte libere di tutte e di tutti".
Questa prima assunzione, che mi auguro porterà a breve all’assunzione dell’esistenza di diversi femminismi, che arricchiscono il panorama culturale e le prospettive dello sguardo sul mondo, mi appare un importante passo in avanti, simbolicamente rilevante.
Il declino in Italia è determinato dal corporativismo, dal dilagare del privilegio e dell’ineguaglianza, dalla scarsa innovazione, dall’illegalità diffusa.
Allora, è necessario garantire giustizia e non giustizialismo, costruire una società non consumista, un’economia che non sprechi le risorse che sia ecologica con tecnologie più evolute.

Una società dove la pratica delle relazioni e l’amore verso gli altri costruisca convivenza civile, nuovi saperi. Un nuovo inventario di beni comuni dell’umanità è stato delineato: acqua, cibo, salute, conoscenza.

Auguri a tutti e a tutte noi.

 

*Associazione Internazionale delle Donne per la Comunicazione

MEDiterranean MEDIA

 

Copyright © essebisoft

home