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PRESIDENTE: ERSILIA SALVATO
PORTAVOCE: ROCCO GIACOMINO

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Via di Sant’Ambrogio, 4
00186 ROMA

EMail: salvatoersilia@libero.it
Telefono: 3356329986 – 06/68193174
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Telefono:
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APPELLO

acqua pubblica, tre referendum e tutti a Roma

Forum italiano movimenti per l'acqua

Se il governo di Silvio Berlusconi pensava, con l'approvazione dell'articolo 15 del decreto Ronchi, di chiudere i giochi sulla privatizzazione dell'acqua, consegnando questo bene comune agli appetiti dei mercati e delle grandi multinazionali, si è sbagliato di grosso...

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www.acquabenecomune.org

 

 

L'appuntamento di Firenze 21-22 NOVEMBRE

Casa del Popolo di San Bartolo a Cintoia, Via di San Bartolo a Cintoia, 95

 

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LA VERITÀ SU GENOVA

di Giuliano Pisapia

il manifesto 18.06.2010

Lentamente, ma inesorabilmente, sta emergendo, anche a livello giudiziario, la verità su quelle giornate di «macelleria cilena» nelle quali sono stati massacrati, nel luglio 2001, non solo corpi, ma anche anime, speranze e utopie. Giornate che non si possono, e non si debbono dimenticare, finché, su quanto accaduto in quelle giornate buie per la nostra democrazia, non sarà fatta verità e giustizia...

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La civiltà di Pomigliano

di Gianni Ferrara
Il manifesto 19.06.2010


Era del tutto evidente che il capitalismo globalizzato, il liberismo assoluto, il revisionismo storico, etico-politico ed istituzionale mirassero allo stesso obiettivo. Non era però scontato un impatto così sconvolgente, recessivo, distruttivo. Sconvolgente il tessuto sociale, recessivo della civiltà politica, distruttivo di un intero ordine giuridico: quello immediatamente connesso alla struttura della società, il diritto del lavoro. Ma il grado di recessione varia da nazione a nazione, a determinarlo in Italia è la barbarie del berlusconismo. Si è aggiunto, per rivelarne l'essenza più intima. Ha assunto un nome che resterà...
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Vendola, i cantieri e le carriole

Rete@sinistra


Non c'è bisogno di argomentare più di tanto il disastro della situazione politica italiana: il centrodestra attraversa una crisi che si sarebbe tentati di definire morale se i personaggi non fossero aldilà della categoria stessa dell'etica. È in crisi casomai la loro serena immoralità, così "moderna". La privatizzazione della politica e dello stato. Il ritorno diffuso al vincolo di fedeltà personale al signore. E nelle fabbriche l'imprenditore "illuminato" ripropone il lavoro servile, privo di diritti e di cittadinanza. Possibilmente privo anche di salario. La democrazia non c'entra con il lavoro, il sindacato moderno è l'ufficio personale esternalizzato dell'azienda, il conflitto è con gli altri produttori sul mercato, non nella fabbrica - grande famiglia nella quale qualcuno comanda e qualcun altro obbedisce. Sempre la figura servo-padrone. Armoniosa.
Se questo scenario comincia a mostrare qualche segno di crisi, se il capo fatica a tenere insieme le sue alleanze politiche e il suo blocco sociale, il rischio è che si produca non solo la crisi della destra ma dell'intera democrazia italiana. Anche perché l'opposizione balbetta e non riesce a rappresentare seriamente un altro orizzonte. Forse non percepisce nemmeno l'emergenza culturale, sociale e politica. Pensa a piccole grandi manovre politiciste, interne a uno schema ormai separato dalla realtà; vede lo scandalo delle intercettazioni ma non la precarizzazione, i lavoratori imbavagliati, robotizzati e ridotti a (sotto) merce; pensa che l'unica razionalità sia quella economica capitalistica e riduce la natura a mera risorsa produttiva a disposizione del pil. E si tratta di una tendenza globale (finanziarizzazione, delocalizzazione, militarizzzazione...).
Ma c'è una società che resta fuori, non rappresentata da queste rappresentazioni, tentata da un'estraneità sempre più radicale. Da noi è l'Italia che si è incontrata nei movimenti di questi ultimi dieci anni, che ha costruito spesso un tessuto locale di relazioni a difesa del territorio e della democrazia. La società che si è mobilitata nella campagna per l'acqua bene comune. Ci sono ragazze e ragazzi che hanno in mente altro e non celebrano la loro identità nella caccia all'immigrato, nell'essere pubblico televisivo o nella competizione produttiva con la Serbia. Casomai se ne vanno. E se ne vanno in tante e tanti.
Per questo c'è bisogno di una scossa radicale, di un mutamento di scenario e di grammatica. Allora la recente candidatura di Nichi Vendola alla guida del centrosinistra può rappresentare l'apertura di un processo interessante, in grado di aprire spazi di partecipazione, mobilitare energie nuove, soggettività altrimenti rassegnate, passioni ed emozioni delle quali la sinistra non può fare a meno. Quest'ultima, ingessata com'è, identificata con gruppi dirigenti tristi e burocratici protagonisti del disastro di questi anni, muore. Nichi Vendola appare in grado di ridare cittadinanza a parole della sinistra che sembravano consumate, non più pronunciabili, perdute.
Certo occorre che il processo che si apre rappresenti una uscita dal degrado della democrazia italiana, non un'altra sua manifestazione - per quanto alternativa del berlusconismo, interna alla stessa grammatica. Il rischio è che tra fascinazione del leader e mobilitazione delle masse non si strutturi nulla; nessun corpo intermedio, nessuna rete politica capace di dare vita dal basso a un nuovo soggetto in grado di mediare fra istituzioni e società. Il rischio insomma è di restare dentro un modello di democrazia plebiscitaria che lascia priva di auto-organizzazione politica la società stessa. Semplicemente rappresentata dal carisma del capo.
È importante allora che questa candidatura, con le energie che accende (simbolicamente rappresentate delle "fabbriche" nate in Puglia) rappresenti l'inizio di un terremoto che non si fermi alla mobilitazione delle emozioni, ma aiuti a spazzare via le macerie di questa sinistra che non ha saputo uscire dal novecento, né difenderne le conquiste più significative.
Un terremoto che ridefinisca il quadro politico, e aiuti a costruire una rete di cooperative politiche, tessuto costituente di una sinistra all'altezza .
Il rischio è che semplicemente sopravvivano (magari in nome dell'autonomia del movimento informale che sostiene Vendola) le strutture formalizzate e le pratiche dei piccoli partiti della sinistra attuale, con i soliti congressi alle porte, con la solita competizione fra ceti dirigenti comunque incapaci di ripensare la sinistra oggi.
Per noi accendere le passioni e l'entusiasmo deve voler dire creare gli spazi per un'altra modalità del fare politica, articolata in altri soggetti - non solo comitati elettorali o staff che curano l'immagine del leader. Nel vuoto fra istituzioni, leader e base non potrebbero che crescere le antiche forme di selezione alla rovescia di gruppi dirigenti, di elaborazione riservata di programmi e obiettivi, di formulazione spartitoria delle liste. Una rappresentanza tutta ridotta alla figura del capo carismatico.
Rappresentanza, peraltro, che non dovrebbe solo essere misurata in termini di quantità di conquiste realizzate, come si trattasse di regalare al popolo una percentuale accettabile di obiettivi conseguiti.
Si tratta soprattutto, invece, di aprire spazi per l'autorappresentazione della società, per la costruzione di reti e di democrazia intensa, ravvicinata, partecipata. Capace di trasformare il mondo intorno. Le riforme che abbiamo in mente non scendono dall'alto verso il basso: verso una cittadinanza atomizzata, grata ma passiva. Spingono all'auto-organizzazione, alla gestione attiva, alla condivisione. Come per l'acqua, né privata né statale. Come per l'incontro di Teano, né sabaudo né leghista.
Allora ben venga il terremoto Nichi, se apre un cantiere per lavorare come con le carriole de L'Aquila. Se fa spazio a relazioni nuove e costruisce protagonismo politico - non solo nuovi affidamenti.
Se è così anche noi di rete@sinistra possiamo dare una mano con una carriola. Per valorizzare l'elaborazione che abbiamo sviluppato sulla crisi della democrazia e sulle pratiche della politica, sui beni comuni come asse centrale di un diverso modello economico-sociale. Per stimolare il processo costituente di un soggetto politico nuovo della sinistra. Che può nascere solo se dà voce al desiderio di partecipazione diffusa e non si limita a chiedere supporter; se il candidato leader produce paradossalmente un ribaltamento della figura del leader, per essere strumento di una politica in cui singoli, associazioni, gruppi, 'fabbriche' ecc. contano davvero nella individuazione di programmi e persone.
Non si tratta di aderire a priori alla proposta di Vendola, ma di aprire una discussione autentica. Noi siamo pronti a confrontarci. Chiediamo a Vendola di fare altrettanto.

 

 
 

AMBIENTE
Perché il mondo si sente così male

di Guido Viale

il manifesto 11-08-2010


Lo scorso dicembre, al Cop15 di Copenhagen, tutti i governi del mondo si erano trovati d'accordo nel riconoscere la gravità della minaccia climatica che incombe sul pianeta e la necessità di adottare misure drastiche e urgenti per farvi fronte. Ma quanto a trovare un accordo che ripartisse tra i diversi paesi l'onere delle misure da adottare, o anche solo decidere misure unilaterali che indicassero agli altri la strada da seguire, il fallimento è stato totale. Perché?...

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Oggi vince MADRE TERRA! 

[di Roberto Zanini]
Da Il Manifesto del 5 agosto:
IN ITALIA

"Quel passaggio a Montecitorio che la sinistra non volle vedere"
"Se questa è green economy allora ci piace, ma noi preferiamo chiamarla buen vivir. E speriamo che non finisca come l'altra volta". Giuseppe De Marzo è il portavoce di A Sud, l'associazione che nel 2007 provò a far passare in Italia il progetto Yasunì. Usa il motto reso famoso dalla costituzione della Bolivia di Evo Morales per dire che quella dell'Ecuador è una bella sfida, ma deve essere raccolta. E' passata infatti anche dall'Italia la campagna internazionale per convincere i governi dell'ovest ricco a finanziare l'operazione Yasunì. Complice A Sud, nel luglio del 2007 vennero raccolte le firme di molti deputati che impegnava l'Italia ad aiutare lo sforzo di far restare nel sottosuolo il petrolio dell'Amazzonia. Al governo c'era Prodi e i numeri erano risicati. Le firme raccolte furono 54, ma al momento di trasformarle in un atto legislativo tutti si tirarono indietro e il documento rimase lettera morta. "Un'occasione persa - ricorda oggi con amarezza De Marzo - da parte dell'Italia e della sinistra in particolare. Ancora una volta la politica decise quali erano le priorità: ciò che riguarda la nostra vita come l'aria che respiriamo e l'acqua che beviamo, contro i tatticismi per sostenere un governo traballante". Ma A Sud non demorde: "Quanto è accaduto in Ecuador - dice De Marzo - è la dimostrazione di come i movimenti, in un quadro costituzionale nuovo, possano trovare punti di incontro con i governi, momenti di relazione". Relazioni che contano ancora di più oggi, in un momento in cui in Italia il governo è sull'orlo del baratro e la sinistra si divide su problemi tecnici e candidature alla leadership: "Proprio di queste cose vorremmo parlare con Bersani, con Vendola, con Di Pietro. Senza fare polemiche, ma di questo cosa ne pensano?". [ r. za. ]

 

 

 
Pomigliano: un accordo indegno. Siamo con la Fiom, per i diritti del lavoratori
 

Di fronte all’accordo di Pomigliano prima di tutto è necessario difendere senza incertezze il valore del contratto nazionale di lavoro, dei diritti indisponibili che credevamo garantiti dalla Costituzione, prima ancora che dallo Statuto dei lavoratori. E quindi sostenere la FIOM, senza se e senza ma. Quei diritti sono la base della convivenza civile e del tessuto di civiltà che caratterizza le democrazie costituzionali. Sono un elemento di ecologia della società, la possibilità di una partecipazione consapevole ed equilibrata di tutte e tutti alla cosa comune.

Senza diritti, il lavoro torna ad essere privo di dignità, condanna "naturale" a un destino di asservimento, a una cittadinanza subalterna. E' una buona notizia che a Melfi la FIOM abbia stravinto le elezioni per le rsu: segno che le lavoratrici e i lavoratori capiscono chiaramente qual è la posta in gioco, se non sono ricattati nella loro stessa esistenza. E sanno da che parte stare. 
Questo però non basta. 

Noi non crediamo che non ci sia alternativa. Se pensassimo questo, in questo crocevia drammatico per l’umanità e non solo per il nostro Paese, non saremmo ancora qui a tentare di rimettere in rete le forze che non ci stanno, che credono necessario, prima ancora che possibile, costruire un altro mondo.
L’alternativa è la conversione ecologica del sistema produttivo.
Conversione ecologica necessaria: ce l’impone il surriscaldamento del pianeta, solo uno dei tanti effetti di questo modello di crescita e di sviluppo economico. Ce lo conferma l’impotenza dei distruttori a riparare gli effetti della loro opera di distruzione (la BP di fronte alla marea nera nel Golfo del Messico). 
Ma soprattutto la chiedono e la cercano gli uomini e le donne che affrontano le crisi con una ricchezza di intelligenza e di competenza che eccede, e non da oggi, la capacità di sfruttamento da parte del capitale globale.
Questi uomini e queste donne sono i migliori alleati dei lavoratori e delle lavoratrici di Pomigliano d’Arco.

rete@sinistra

 
 
 

LA LEGGE DEL PIÙ FORTE

di Marco Revelli
il manifesto 16-06-2010


Se fossimo in una condizione di normalità, il dilemma che si trova di fronte oggi la Fiom a Pomigliano sarebbe risolto in partenza. Essa non può sottoscrivere l'accordo proposto da Marchionne per il semplice fatto che vi si chiede la liquidazione di diritti indisponibili. Diritti che nessun sindacato potrebbe «negoziare», per il semplice fatto che non gli appartengono. Diritti che nessuno, neppure i titolari diretti, può alienare, perché costitutivi di una civiltà giuridica che trascende le parti sociali e gli individui. Alcuni di quei diritti - come il fondamentale «diritto di sciopero» - sono sanciti costituzionalmente. Altri - come il pagamento dei primi tre giorni di malattia - sono garantiti dalla legislazione ordinaria. Altri infine - come la difesa del proprio tempo di vita da una gestione del tempo di lavoro drammaticamente soffocante e totalitaria -, fanno parte di un livello contrattuale nazionale impegnativo per tutti i contraenti. L'accettazione di un accordo aziendale che ne sacrificasse anche solo parzialmente l'operatività, significherebbe una dichiarazione di messa in mora e di inefficacia di quei tre livelli basilari del nostro assetto gius-lavoristico. Una grave lesione al modello giuridico, politico e sociale della modernità industriale.
Ma non ci troviamo in una condizione di normalità. La «dura legge» che Marchionne ha evocato non è né la Norma Costituzionale né la Legge ordinaria. È la legge di mercato, nella sua dimensione ferina del «primum vivere». Dell'«arrendersi o perire». Della darwiniana «lotta per la sopravvivenza», applicata alle imprese, agli uomini e ai territori. A Pomigliano è la verità della «globalizzazione» a materializzarsi nella forma più estrema del «prendere o lasciare», che travolge ogni principio giuridico, ogni regolazione nazionale e ogni accordo sancito.
Per questo diciamo che a Pomigliano quello che muore non è solo un modo di fare sindacato, ma è la nostra stessa modernità industriale, fatta di conflitto, negoziazione, regole e normative, a rischiare di dissolversi. E quello che si profila è un nuovo «stato di natura», in cui a contare è ormai solo la legge del più forte, momento per momento, occasione per occasione. Un mondo che non è solo post-socialista e post-novecentesco, ma che vede travolgere le stesse basi del più antico «stato liberale»: quello del costituzionalismo, dell'impero della Legge, dello Stato di diritto. Potrà apparire un caso, ma che nel medesimo tempo si allineino nel cielo del nostro paese - come in un'infausta congiunzione astrale - l'attacco di Berlusconi alla Costituzione, la legge-bavaglio dell'editoria e il «lodo Marchionne» (sbandierato da fior di ministri come «nuovo modello» di relazioni industriali), suona come un pessimo auspicio. E che a trainarci oltre quel confine sia uno come l'A.D. della Fiat, che non è un «fascista», che non veste l'orbace ma un maglioncino casual ed è stato a lungo un esempio di liberal progressista, non ci rassicura affatto. Anzi, ci spaventa di più. Forse a Pomigliano, oggi, non c'è davvero altra alternativa che piegarsi al ricatto. Forse al voto gli operai presi dalla disperazione direbbero davvero sì a un accordo che li consegna a condizioni di lavoro servile, pur di mantenere un esile residuo di sopravvivenza produttiva. Forse, quello che incombe sulla Fiom è davvero un «dilemma mortale». Ma se almeno uno - uno! - tra i sindacati mantenesse pulite le proprie mani, e rifiutasse di sottoscrivere il pactum subiectionis che cancella tutti gli altri patti e ogni altra ragione, forse una testimonianza rimarrebbe, per tempi migliori, di un brandello di dignità e dunque di speranza.
 

 
  INTERVENTI

PER L'ACQUA E LA DEMOCRAZIA
di Marco Bersani *, Corrado Oddi **
il manifesto 20-06-2010

In soli 50 giorni un milione di donne e uomini hanno firmato i tre referendum per la ripubblicizzazione dell'acqua.
Un risultato straordinario, ottenuto da una grande coalizione sociale promossa dal Forum italiano dei movimenti per l'acqua e dal capillare e reticolare impegno di migliaia di comitati sorti in tutto il Paese.
Senza padrini politici, senza grandi finanziatori, nel più completo silenzio dei più «importanti» mass media.
Qualcosa sta succedendo in questo paese...

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Né sabaudi, né leghisti, l'Italia siamo noi. Tutti a Teano
di Paolo Cacciari
il manifesto 18-5-2010


Tonino Perna (il manifesto 13 maggio) ha lanciato un appello che suona praticamente così: quest'Italia è riuscita davvero male, proviamo a ricominciare da capo, a riscrivere un'altra storia. Ripartiamo dal basso, dai mille comuni impegnati nelle buone pratiche di solidarietà e accoglienza, dai mille presidi di resistenza al saccheggio del territorio e dei beni comuni, dalle mille lotte per la difesa dei diritti e la dignità del lavoro, dalle mille esperienze di economie socio-solidali, dalle mille voci dell'informazione autonoma, dai mille comitati e gruppi di cittadinanza che sono attivi nella realtà di base del paese...
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«Uccidi un turco e riposati»

Da Exodus 1947 a Exodus 2010
La strategia suicida del governo israeliano ricorda quella di Ernest Bevin

di URI AVNERI

il manifesto 10-11-2009

In alto mare, in acque extra-territoriali, la nave fu fermata dalla marina. Il commando la prese d'assalto. Centinaia di persone in coperta resistettero mentre i soldati usavano la forza. Alcuni dei passeggeri furono uccisi, altri feriti. La nave fu riportata in porto e i passeggeri fatti scendere con violenza. Il mondo li vide camminare lungo la banchina, uomini e donne, giovani e anziani, tutti sfiniti, uno dietro l'altro, ciascuno
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Per una nuova narrazione di società
di Nino Lisi economista

il manifesto 28-05-2010

«Malgrado il fatto che un'elevata percentuale della popolazione non abbia accesso alle condizioni di base della vita, l'umanità ha già oltrepassato i limiti della capacità rigenerativa della Terra». Con questa frase, che suona come una sentenza senza appello, il sociologo venezuelano Edgar Lander ci avverte che il nostro sistema (inteso nella sua accezione più ampia e comprensiva) è giunto al capolinea. E un economista italiano, Cesare Frassineti, incalza: «La domanda (sfruttamento...

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DOCUMENTO POLITICO
Redatto in occasione della
VII ASSEMBLEA CONGRESSUALE
Dell’ASSOCIAZIONE PER IL RINNOVAMENTO DELLA SINISTRA
 

La crisi economica globale è stata tamponata, ma non risolta. L’Europa si trova sull’orlo di una situazione ingovernabile. L’effetto che la crisi provoca tra i gruppi dominanti e i ceti privilegiati, ma anche tra vasti strati popolari, è quello di una diffusa paura. In assenza di una forte e credibile proposta alternativa da parte delle sinistre europee, la paura può spingere e in effetti...
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Rete@sinistra  Assemblea di Firenze 24 aprile 2010

Noi, le donne e gli uomini presenti in questa assemblea di Firenze, ci impegniamo ad essere parte attiva del processo costituente di un soggetto politico assolutamente nuovo della sinistra, come confederazione politica a rete, una costellazione di nodi territoriali autonomi che già operano o intendono mettersi ora al lavoro nel paese per “politicizzare la società civile e civilizzare la dimensione politica”.

Degrado della cultura politica italiana

Noi, insieme a tante e tanti, abbiamo vissuto e viviamo tutto il degrado della cultura politica italiana. Devastazione sociale ed economica che ha distrutto relazioni, paesaggio, natura; risultato di uno sfruttamento pervasivo e onnipresente dell'ambiente, del lavoro, del corpo dell'uomo e della donna, delle loro stesse menti. Crescita di solitudini impaurite e competitive...

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Riprendiamoci la primavera, a sinistra

Una campagna elettorale così non si era mai vista. E non avremmo voluto vederla 


Corruzione diffusa e incompetenza, regole che cambiano “interpretazione” a seconda delle necessità del potere. Preminenza degli esecutivi, poteri eccezionali, disprezzo delle forme minime di garanzia democratica – considerate lungaggini burocratiche di disturbo al manovratore, non strumento di partecipazione e controllo – trasformano la politica del fare nel fare affari con la politica, aggravando la crisi della democrazia costituzionale. Mentre il mondo del lavoro è sempre più precarizzato ed impoverito e prosegue la devastazione ambientale del territorio, la società intera viene drammaticamente impaurita e frammentata, spinta alla ricerca del nemico interno, all'odio per ogni diversità. Il centrodestra si mostra per quello che è: stato d'eccezione permanente, cura delle “relazioni” come scambio di favori, disprezzo delle norme - specchio inguardabile di una certa Italia. Non di tutta.

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UNA RETE @ SINISTRA PER UN NUOVO INIZIO

Intervento di Rocco Giacomino sul Forum di Firenze del 21-22 novembre 2009

A Firenze, dove ci siamo dati appuntamento lo scorso 21-22 Novembre, una trentina di realtà territoriali da Nord a Sud hanno prodotto un evento. Pur nella consapevolezza della sproporzione tra le sfide che ci siamo posti e le nostre ancora gracili gambe un nuovo cammino è iniziato. Dopo due giornate di discussione intensa ed appassionata, merce rara di questi tempi a sinistra, si è avviato un percorso costituente aperto ed inclusivo per una Rete nazionale a sinistra che richiederà ora l'impegno di tante e tanti che non erano nella sala della Casa del Popolo di San Bartolo a Cintoia. Il metodo del libero confronto in piccoli gruppi ai tavoli ha realizzato una vera messa in comune di esperienze e conoscenze, valorizzando i saperi di ciascuno e la partecipazione. Una sorta di Carta delle regole e dei principi, adottata al termine dei lavori, insieme al Documento comune che ha convocato l'incontro, costituiscono...

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Tre fandonie globali

di Riccardo Petrella

il manifesto 13-11-2009


Le beffa di chi, dopo aver prodotto la crisi economica, propone le ricette per risolverla
La prima grande indecenza perpetrata dai gruppi sociali dominanti, in particolare dei paesi occidentali, é rappresentata dal fatto che l'impoverimento crescente durante gli ultimi trent'anni di circa tre miliardi di esseri umani non è mai stato considerato un indicatore evidente di «crisi economica mondiale». E' bastata...

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Come la liberazione divenne riconquista
 

di Luciana Castellina
il manifesto 10-11-2009

Per sgomberare il campo da possibili equivoci voglio ricordare che io, assieme ad altri, dal Pci fui, nel '69, radiata anche perché ritenevo che il sistema sovietico fosse ormai irriformabile e non più difendibile. Molti di coloro che nei paesi dell'est si battevano per libertà e democrazia sono stati del resto interlocutori diretti (e a lungo esclusivi) della rivista cui demmo vita, il manifesto. Vent'anni dopo, nell''89, era ancora più chiaro che, se il comunismo poteva avere ancora un futuro (come noi pensavamo), non era certo in continuità con l'esperienza sovietica...

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UN DECRETO DA RITIRARE

di Emilio Molinari e Rosario Lembo

*Sezione italiana del contratto mondiale dell'acqua

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Una sinistra,

un non partito

di Paolo Cacciari


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DOPO LE PRIMARIE

 di Alberto Asor Rosa

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Polo Industriale di Portovesme:

storia di un disastro annunciato.


di Vittorio Mac


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Morti in Afghanistan

LA DICHIARAZIONE DI ERSILIA SALVATO

Presidente dell'Associazione Rossoverde

Le parole non siano alibi. Diciamo con semplicità il dolore e l'angoscia, la nostra vicinanza ai familiari delle vittime, la nostra solidarietà al popolo afgano ancora una volta così duramente colpito. Diciamo con determinazione il nostro no a questa guerra che ci vede tra i protagonisti. Ripetiamo con chiarezza parole e contenuti di pace; leggiamo ad alta voce l'articolo 11 della nostra Costituzione. Chiediamo con fermezza all'opposizione di compiere tutti i passi affinché il Parlamento discuta del ritiro dei nostri soldati.

Ersilia Salvato


LE SBERLE DEL VOTO

di Rossana Rossanda

 

il manifesto 9-06-2009

 

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Facciamo fallire il referendum
di Ersilia Salvato

11-06-2009
 

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  opinioni

"No alla legge bavaglio"


La lotta contro la legge che pone il bavaglio alla stampa e limita gravemente la possibilità di indagare sulla corruzione e sul crimine organizzato deve essere ulteriormente rafforzata in vista del voto al Senato...

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MADRE TERRA
Uomo e natura, due nomi della dignità


di Eduardo Galeano

il manifesto 18-04-2010


Purtroppo, non potrò essere con voi. Un imprevisto bastone fra le ruote mi impedisce di viaggiare. Ma in qualche modo voglio seguire il vostro incontro, l'incontro dei miei fratelli, dato che non ho altra scelta che fare il poco che posso e non il molto che voglio. E per stare senza starci, almeno vi mando queste parole...

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EMERGENZA DEMOCRATICA

di Alberto Asor Rosa


il manifesto 13-03-2010

Avevo intenzione di scrivere un articolo tutto diverso: compassato e compito, serio, riflessivo, ragionevole e persino giudizioso (cercherò di tornare a queste tonalità nelle conclusioni, a questo punto inevitabilmente troppo rapide). Ma sono ancora sotto l'impressione davvero straordinaria della visione completa della conferenza stampa di Silvio Berlusconi sugli «errori» di cui il popolo delle libertà sarebbe stato vittima (vittima non casuale, beninteso) a Roma e in Lombardia...

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PROPOSTE PER IL CLIMA

di Riccardo Petrella

il manifesto 03-01-2010

È inutile che i dirigenti politici, economici e scientifici cerchino di arrampicarsi sui vetri: Copenhagen si è risolto in un vergognoso iper-mediatizzato megavertice mondiale. La Cop 15 è stata preceduta da anni di annunci clamorosi sulla gravità e sull'accelerazione dei processi di ris-caldamento dell'atmosfera, di grandi programmi di sensibilizzazione...

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RIPRODUZIONE

di Carla Ravaioli

aprileonline 28-10-2009

Ricordo di Claudio Napoleoni

Engels ne "L'origine della famiglia" distingueva tra "la produzione delle merci e la produzione degli uomini", che pure vedeva stret-tamente contigue. In più di un secolo e mezzo di vistosissima trasformazione del mondo, anche i parametri di lettura e di analisi della realtà sociale sono andati diversi-ficandosi, specializ-zandosi, separandosi...

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La democrazia inceppata

di Riccardo Terzi

aprileonline 28-10-2009

Da tempo è aperto in tutta Europa il tema della crisi della sinistra, e l'ultima tornata elettorale conferma che non si tratta di una oscillazione contingente, ma di un processo più profondo di erosione del consenso e di declino. La mia ipotesi è che il destino della sinistra sia un aspetto solo parziale di un più ampio sommovimento politico, il quale chiama in causa le forme dell'intera vita democratica...
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DI CHI SONO I VELENI SEPOLTI IN CALABRIA

di Guglielmo Ragozzino

il manifesto 25-10-2009

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La libertà è indivisibile

di Paolo Ciofi

Liberazione 15-09-2009


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LA FINE DI UN CICLO

di Rossana Rossanda

il manifesto 04-09-2009

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LA LEZIONE TEDESCA

di Luciana Castellina


il manifesto del 1/9/2009

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Questo razzismo figlio della sinistra

di Filippo Miraglia
Responsabile Immigrazione ARCI

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L’umanità calpestata
di Gad Lerner


la Repubblica 22 agosto 2009

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La banda delle quattro ruote

di Carla Ravaioli

il manifesto 25-08-09


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Chi ha più filo….
di Fulvia Bandoli

dall'ultimo numero di Critica Marxista


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Un’altra sinistra
è necessaria
di Salvatore Bonadonna

Liberazione 16-07-09

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Sinistra e libertà esisti ancora?

di Massimiliano Smeriglio

l'altro 07-09

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Il Capo in archivio
di Ida Dominijanni

il manifesto 3-07-09

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Scarica e divulga - Perchè siamo per la Pace

 

 

Un appello contro il razzismo

L’introduzione del reato di immigrazione clandestina, il prolungamento della detenzione amministrativa e l’ulteriore limitazione della possibilità per i migranti di accedere a servizi fondamentali accentuano in maniera drammatica la curvatura proibizionista e repressiva delle politiche migratorie del nostro Paese. Ad essere travolti sono i principi fondamentali di eguaglianza e di solidarietà che costituiscono il cuore della nostra carta costituzionale. Punendo la condizione di irregolarità in quanto tale – e senza prevedere vie praticabili di uscita da tale situazione – si crea nel sentire collettivo l’immagine del migrante come nemico nei cui confronti tutto è lecito e possibile, anche la delega della sicurezza pubblica ai privati, organizzati in ronde e organizzazioni consimili. Così si apre la strada – come molti fatti di questi giorni dimostrano – a una società razzista, dominata dall’intolleranza e dall’odio. Il nostro Paese ha già vissuto la vergogna delle leggi razziali: non possiamo e non dobbiamo dimenticarlo. È lo stesso sistema democratico nato dalla Resistenza contro il fascismo e scritto nella Costituzione ad essere in pericolo
A fronte di ciò è necessaria una reazione forte e consapevole che coinvolga le coscienze individuali e collettive, i cittadini e le organizzazioni democratiche nella loro pluralità e differenza. Occorre dare visibilità a chi crede nella giustizia, nella uguaglianza, nella pari dignità di tutti. Occorre impedire che il razzismo dilaghi alimentando, per di più, il senso di insicurezza e di paura. Occorre che i migranti, venuti in Italia per costruire il loro futuro e quello dei loro figli trovino nel nostro Paese valori di giustizia, di accoglienza e di solidarietà.
Per questo ci auguriamo che la manifestazione nazionale antirazzista, promossa per il 17 ottobre a Roma da un larghissimo schieramento di forze sociali e politiche, sia animata da una grande, plurale e unitaria partecipazione.
Fermare il razzismo, modificare la disciplina dell’immigrazione, assicurare la possibilità di soggiorno e il godimento dei diritti sociali, civili e politici alle lavoratrici e ai lavoratori stranieri rappresentano una priorità per salvare la nostra democrazia.


Simonetta Agnello Hornby, Stefano Benni, Giorgio Bocca, Andrea Camilleri, Luigi Ciotti, Cristina Comencini, Erri De Luca, Carlo Feltrinelli, Inge Feltrinelli, Luigi Ferrajoli, Dario Fo, Marco Tullio Giordana, Margherita Hack, Gad Lerner, Fiorella Mannoia, Guido Neppi Modona, Moni Ovadia, Livio Pepino, Franca Rame, Stefano Rodotà, Igiaba Scego, Antonio Tabucchi
 

 
 
 
 
 
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