Né sabaudi, né leghisti, l'Italia siamo noi. Tutti a Teano di Paolo Cacciari il manifesto 18-05-2010 Tonino Perna (il manifesto 13 maggio) ha lanciato un appello che suona praticamente così: quest'Italia è riuscita davvero male, proviamo a ricominciare da capo, a riscrivere un'altra storia. Ripartiamo dal basso, dai mille comuni impegnati nelle buone pratiche di solidarietà e accoglienza, dai mille presidi di resistenza al saccheggio del territorio e dei beni comuni, dalle mille lotte per la difesa dei diritti e la dignità del lavoro, dalle mille esperienze di economie socio-solidali, dalle mille voci dell'informazione autonoma, dai mille comitati e gruppi di cittadinanza che sono attivi nella realtà di base del paese... e diamoci appuntamento a Teano in ottobre. Frammenti di una nuova forma di politica caleidoscopica. Ne potrebbe nascere finalmente un'altra Italia; autoconvocata, autorappresentata, autodeterminata. Fondata su un'idea di nazione non nazionalista, su un'idea di popolo non populista, su un'idea di stato non statalista. Cioè su un'idea di democrazia sociale, che poi, a ben vedere, è quella che è scritta nella nostra Costituzione. Non solo divisione dei poteri, non solo la sovranità che si fa in tre (municipi, regioni, nazione), ma anche diritti sostanziali. Tutti uguali perché siamo tutti diversi. Non ce n'è uno «più uguale» di qualcun altro. Non c'è un: «prima i veneti» (è lo slogan con cui il ministro italiano Zaia ha stravinto le elezioni in Veneto), un «prima i romani», un «prima i siciliani»... e nemmeno un «prima gli italiani» che possa legittimamente e moralmente essere pronunciato, se non in una visione predatoria, competitiva e/o razzista del mondo. Nessuna identità collettiva e appartenenza etnica, culturale, originaria, mitica o simbolica che sia può giustificare differenziazioni e gerarchie sociali. Gli unici che possono e debbono rivendicare equità e giustizia sono gli ultimi, gli esclusi, gli impoveriti.
|